Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

26a Conferenza internazionale dei Garanti per la privacy
(Wroclaw (PL) 14-16 settembre 2004)

SINTESI DELL'INTERVENTO DI STEFANO RODOTÀ

Il Presidente dell’Autorità Garante, Stefano Rodotà, ha concluso oggi la Conferenza mondiale sulla privacy, che si è tenuta a Wroclaw, in Polonia.

Rodotà ha messo in evidenza il legame sempre più stretto tra privacy, libertà e dignità. Senza una forte tutela dei loro dati, le persone rischiano sempre di più di essere discriminate per le loro convinzioni, credenze religiose, condizioni di salute: la privacy, dunque, non è più riducibile al diritto d’essere lasciato solo, ma è ormai diventata un elemento essenziale della società dell'eguaglianza. Senza una forte tutela delle opinioni politiche, dell’appartenenza partitica, sindacale, associativa, i cittadini rischiano di essere esclusi dal processo democratico: la privacy si presenta così come componente della società della partecipazione. Senza una forte tutela del "corpo elettronico", dell’insieme delle informazioni raccolte su ciascuno di noi, la stessa libertà personale viene messa in pericolo: la privacy si precisa così come una condizione ineliminabile della società della libertà , come uno strumento indispensabile per contrastare le spinte verso una società della classificazione, della sorveglianza, della selezione sociale.

Anche quando è necessario combattere il terrorismo, questa legittima finalità non può essere perseguita con pesanti limitazioni della democrazia e dei diritti, adottando logiche autoritarie. Proprio la memoria dei paesi come la Polonia, che ha conosciuto le prassi dittatoriali delle schedature e del controllo capillare dei cittadini, dovrebbe renderci consapevoli della necessità della privacy per rimanere all’interno di una società della dignità .

Questi valori - eguaglianza, partecipazione, libertà, dignità - rappresentano gli ineludibili criteri di riferimento per stabilire l’accettabilità democratica e la compatibilità con il rispetto della persona del ricorso a strumenti tecnologici sempre più sofisticati e invasivi.

Rodotà ha segnalato in particolare 4 problemi:

1. il passaggio da forme di sorveglianza mirata verso soggetti pericolosi ad una sorveglianza generalizzata, trasformando tutti i cittadini in "sospetti";

2. le trasformazioni del corpo, utilizzato come una "pasword" attraverso i dati biometrici, accompagnato da strumenti elettronici (braccialetti, microchip) che rendono possibile seguirlo e localizzarlo in maniera permanente;

3. la videosorveglianza generalizzata che fa scomparire la libertà di circolazione e le lunghe conservazioni dei dati che rendono ciascuno di noi "prigioniero" del proprio passato e dei controllori delle grandi banche dati;

4. la necessità di un "habeas data", di una protezione integrale della persona nella dimensione elettronica, che adempia alla stessa funzione di garanzia delle libertà che ha storicamente svolto l’ "habeas corpus", l’impegno a rispettare il corpo e la libertà della persona.

In questa prospettiva, proprio una forte tutela della privacy può liberare le nuove tecnologie dal rischio di utilizzazioni lesive dei diritti fondamentali. Esse possono così divenire pienamente disponibili per una più diffusa ed effettiva partecipazione politica e sociale, per un più largo accesso alla conoscenza ed alla comunicazione, per accrescere il benessere personale e rendere possibili interventi proporzionati ed adeguati per la sicurezza individuale e collettiva.

La tutela della privacy si proietta così al di là della semplice protezione della sfera privata e diviene elemento essenziale della cittadinanza del nuovo millennio.

Wroclaw, 16 settembre 2004