Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

VARATO IL CODICE DI DEONTOLOGIA PER STORICI ED ARCHIVISTI

Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi viene pubblicato il Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici.

Il codice, elaborato da un gruppo di lavoro costituito da associazioni ed istituzioni e promosso dal Garante per la protezione dei dati personali, è volto a garantire che l'utilizzazione di dati di carattere personale, acquisiti nell'ambito della ricerca storica, del diritto allo studio e all'informazione, si svolga nel rispetto dei diritti delle libertà fondamentali e della dignità delle persone interessate, in particolare del diritto alla riservatezza e all'identità personale.

Il codice reca principi di comportamento dei soggetti che trattano per scopi storici, siano essi storici, giornalisti, studiosi o archivisti, dati personali conservati presso archivi pubblici e privati.

Nei riguardi degli archivisti, il codice individua regole di correttezza e di non discriminazione nei confronti degli utenti riguarda due categorie gli storici e gli archivisti, mentre nei confronti degli "utenti" , cioè di chiunque faccia ricerca storica, individua cautele per la raccolta, l'utilizzazione e la diffusione dei dati contenuti nei documenti.

Tra gli obblighi che gli archivisti sono tenuti a rispettare vi sono quelli di tutelare l'integrità degli archivi e l'autenticità dei documenti, anche elettronici

e multimediali, l'adozione delle misure di sicurezza per prevenire l'eventuale distruzione, perdita o l'accesso abusivo ai documenti.

Gli archivisti sono inoltre tenuti a non fare alcun uso delle informazioni non disponibili agli utenti o che non sono state rese pubbliche, ma ottenute in ragione della propria attività anche in via confidenziale, e a favorire l'esercizio del diritto degli interessati all'aggiornamento, alla rettifica o all'integrazione dei dati, garantendone la conservazione secondo modalità che assicurino la distinzione delle fonti originarie dalla documentazione successivamente acquisita.

Un caso particolare riguarda le fonti orali: per il loro trattamento è necessario che gli intervistati abbiano espresso il proprio consenso in modo esplicito, anche in forma verbale. Gli archivi che acquisiscono fonti orali devono richiedere all'autore dell'intervista una dichiarazione scritta dell'avvenuta comunicazione degli scopi perseguiti nell'intervista stessa e del consenso manifestato dagli interessati.

Per quanto riguarda la categoria degli "utenti" degli archivi, il codice stabilisce che essi debbano utilizzare i documenti sotto la propria responsabilità e conformarsi agli scopi perseguiti e delineati nel progetto di ricerca. L'accesso agli archivi pubblici è libero e tutti gli utenti hanno diritto ad accedere agli archivi con eguali diritti e doveri. Le eccezioni riguardano i documenti di carattere riservato relativi alla politica interna ed estera dello Stato (che sono consultabili dopo cinquant'anni) e quelli che contengono dati sensibili e giudiziari che divengono consultabili dopo quarant'anni. Il termine è di settant'anni se i dati sono relativi allo stato di salute o la vita sessuale oppure rapporti riservati di tipo familiare.

Per questo tipo di documenti, è prevista la possibilità di un'autorizzazione alla consultazione prima della scadenza dei termini rilasciata dal Ministero dell'interno. L'autorizzazione è rilasciata a parità di condizioni ad ogni altro richiedente.

Il codice stabilisce che nel far riferimento allo stato di salute delle persone, chi fa ricerca si deve astenere dal pubblicare dati analitici di interesse strettamente clinico e dal descrivere abitudini sessuali riferite ad una determinata persona identificata o identificabile.

Infine, la sfera delle persone note o che abbiano esercitato funzioni pubbliche deve essere rispettata nel caso in cui le notizie o i dati non abbiano alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.

5.4.2001