Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

TRATTAMENTI DI DATI PERSONALI DA PARTE DELL'ARMA DEI CARABINIERI:
OCCORRONO NUOVE NORME PER COMPLETARE LE GARANZIE PER I CITTADINI

L'Autorità Garante ha concluso l'esame di alcune segnalazioni di militari e di cittadini riguardanti alcuni trattamenti di dati personali effettuati dall'Arma dei carabinieri.

Dai diversi accertamenti effettuati non sono emersi trattamenti sostanzialmente difformi dalla normativa vigente. Si sono però evidenziati alcuni problemi che derivano da un quadro normativo che non è stato ancora adeguato del tutto ai principi introdotti dalla legge sulla riservatezza dei dati.

Per questo motivo, il Garante ha segnalato al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa la necessità di un sollecito intervento, a livello legislativo e regolamentare, per integrare la normativa che regola attualmente le varie attività di raccolta e utilizzo dei dati da parte dell'Arma.

Le modifiche da apportare riguardano non solo i trattamenti per fini meramente amministrativi (relativi ad esempio al personale dipendente), soggetti integralmente alla legge n.675, ma anche le altre delicate attività svolte dall'Arma (funzioni di sicurezza pubblica, di protezione civile, di polizia militare e di polizia giudiziaria) sottoposte solo in parte alla legge sulla riservatezza dei dati e per le quali sono previsti opportuni adattamenti, legati alla specificità di tali funzioni.

A questo proposito, il legislatore, a tutela dei diritti fondamentali della persona coinvolti, ha stabilito che i diversi trattamenti possibili debbano essere individuati analiticamente, anche per quanto riguarda i soggetti legittimati a svolgerli. Di qui la necessità di un urgente intervento normativo.

Le segnalazioni pervenute al Garante riguardavano, in particolare, le cosiddette "pratiche permanenti" custodite dall'Arma. In proposito, l'Autorità ha preso atto della collaborazione fornita dall'Arma e dell'impegno del suo Comando generale a definire in tempi brevi una nuova disciplina interna sulle modalità di verifica, aggiornamento, conservazione ed eventuale distruzione dell'ingente materiale informativo raccolto in passato.

Dalle informazioni fornite dall'Arma è emerso che le prassi adottate da lungo tempo, oltre ad aver portato ad una proliferazione eccessiva e ad una conservazione stabile di un numero enorme di pratiche, ha comportato anche l'accorpamento di preesistenti pratiche, recanti un numero elevato di informazioni ormai in contrasto con i sopravvenuti principi in materia di protezione dei dati.

L'Autorità ha indicato, pertanto, la necessità di nuovi e più proporzionati termini di conservazione dei dati, di ulteriori livelli diversificati di consultazione, di mantenimento di idonee cautele rispetto ai dati risalenti nel tempo (specie per quanto riguarda dati sensibili e giudizi), di verifica periodica della pertinenza e non eccedenza delle informazioni rispetto ai fini perseguiti, nonché l'opportunità dell'utilizzo di tecniche telematiche per migliorare l'uniformità delle informazioni consultabili da parte di più comandi.

Il Garante ha richiamato poi l'attenzione sui dati comunicati al C.e.d. del Dipartimento di pubblica sicurezza, prospettando l'esigenza di un aggiornamento selettivo dei dati da comunicare perché effettivamente rilevanti per le finalità di tutela dell'ordine, della sicurezza pubblica e della prevenzione e repressione della criminalità (tema che sarà riesaminato anche in collaborazione con il Dipartimento e con le altre forze di polizia).

Ha poi ricordato il principio secondo cui le notizie comunicate al C.e.d. devono risultare da documenti motivatamente conservati dalla pubblica amministrazione o da indagini di polizia ed essere aggiornate.

Tra le altre indicazioni fornite a garanzia degli interessati, il Garante ha segnalato infine all'Arma la questione del tempestivo soddisfacimento del diritto di accesso ai dati trattati per fini amministrativi e la necessità di prevedere nuove modalità di notificazione e comunicazione interna di atti diretti al personale.

23.1.2001