Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

IL GARANTE SCRIVE ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PER I RITARDI DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, nello spirito di collaborazione che ha sempre contraddistinto la sua attività, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri per esprimere preoccupazione riguardo alle inadempienze di amministrazioni pubbliche nei confronti di alcuni importanti obblighi previsti dalla normativa sulla protezione dei dati e perché venga valutata l'opportunità di un intervento di sensibilizzazione da parte del Governo.

Ricordando come, già nel settembre 1997, la stessa Presidenza del Consiglio avesse richiamato l'attenzione dei Ministeri sulla necessità di dare piena attuazione alla legge n.675 del 1996, l'Autorità torna a segnalare innanzitutto la perdurante violazione, da parte di amministrazioni pubbliche, del dovere di consultazione del Garante, in relazione a decreti che disciplinano specificamente il trattamento dei dati personali o ad altri provvedimenti che comunque incidono sulle materie disciplinate dalla legge n.675.

A tale proposito, l'Autorità ribadisce la circostanza che i regolamenti e gli atti amministrativi adottati senza la consultazione del Garante sono viziati e annullabili. Ciò può anche determinare violazioni del diritto comunitario in materia che il Garante si troverebbe, pertanto, a dover necessariamente segnalare alle competenti autorità dell'Unione.

La seconda questione sollevata dal Garante, e verificata in numerose amministrazioni, riguarda la mancata attivazione, entro lo scorso 31 dicembre 1999, della procedura prevista per disciplinare il trattamento dei dati sensibili e di carattere giudiziario. In base alla normativa sulla protezione dei dati, le amministrazioni sono infatti obbligate ad individuare, con specifiche norme regolamentari e non con meri atti amministrativi, i dati da utilizzare e le operazioni che con essi si possono eseguire.

Tale inadempienza, sottolinea il Garante, si riflette sulla stessa liceità del trattamento dei dati ed espone molte amministrazioni a possibili blocchi dell'uso dei dati e ad eventuali sanzioni, oltre che ad un ampio contenzioso con cittadini.

Un terzo elemento di preoccupazione riguarda il notevole ritardo registrato nell'emanazione, da parte del Ministero della Sanità, di alcune norme regolamentari in materia.
In particolare, del previsto decreto che interessa l'intero servizio sanitario nazionale e la cui mancanza comporta seri problemi a tutti gli operatori sanitari per quanto riguarda la liceità del proprio operato, la semplificazione degli adempimenti posti a garanzia dei cittadini (ad es., la richiesta "una tantum" del consenso all'uso dei dati), l'individuazione delle procedure da seguire per il trattamento dei dati sensibili.

Sottolineando tale situazione non conforme ai criteri delle norme, che si registra presso tutte le strutture sanitarie italiane, il Garante auspica una rapida adozione del decreto e delle altre misure ancora mancanti, incluse quelle riguardanti le condizioni e le modalità per l'identificazione dei pazienti nelle ricette mediche e le caratteristiche delle carte sanitarie.