Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

PRIVACY E MEDIA
Ugo De Siervo
Membro del Garante per la protezione dei dati personali

L'interdipendenza dei sistemi informativi, i nuovi media che prescindono dai confini dei singoli Stati, il pericolo che il dato personale entrato in un circuito informativo sia esposto ad una diffusione illimitata, rende sempre più necessaria la ricerca di un'intesa sull'ampiezza del concetto di riservatezza personale e sui criteri della sua tutela nell'attività informativa. E' quanto affermato dal Prof. Ugo De Siervo, componente del Garante, nel suo intervento introduttivo alla sessione "Privacy e media". Occorre, dunque, a suo avviso, trovare comuni punti di riferimento per bilanciare la libertà di informare e la riservatezza personale, diritti egualmente sanciti a partire dalla Convezione europea per la salvaguardia di diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950.

Partendo da un esame delle diverse discipline, De Siervo ha notato come negli anni recenti in molti Paesi si sono opportunamente ridotte le precedenti normative che prevedevano larghe aree di segreto su attività degli organismi pubblici, mentre rispetto ai dati di pubblica conoscenza, come quelli riguardanti il processo penale, si sono sviluppati interventi normativi a tutela dei soggetti particolarmente deboli come i minori coinvolti in vicende penali e le persone vittime di violenza. Inoltre, si cerca di dilazionare la conoscenza di alcune informazioni e di impedire la diffusione indistinta dei dati relativi anche a lontane responsabilità. In tutti i settori relativi alle informazioni in possesso degli organismi pubblici, malgrado la notevole diversità degli ordinamenti giuridici, un ruolo decisivo è stato dunque assunto dal legislatore. Al tempo stesso, i crescenti archivi privati di dati personali sono, o dovrebbero essere, tutelati dal pieno rispetto della volontà dei diretti interessati.

Nel campo dei dati che restano invece nella diretta disponibilità degli interessati, al di là di più severe norme contro 1'invasività di nuove tecnologie, si riscontrano differenti tecniche di tutela. Ciò che, però, colpisce è la notevole somiglianza dei principi sul rispetto della dignità e alla libertà della persona affermati dalla giurisprudenza dei diversi Paesi o dai codici deontologici elaborati, come il "Code of Practice" inglese o il "Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica".

Questa convergenza riguarda, secondo De Siervo, in particolare, la doverosa correttezza e lealtà nella raccolta dei dati da parte del giornalista; individuazione di uno spazio di riservatezza, seppur ridotta, da dover comunque garantire alla figure pubbliche; l'esistenza di soggetti da tutelare in maniera assoluta (minori, malati, vittime di determinati reati, persone estranee alla vicenda). Potrebbe essere allora opportuno che autorità pubbliche ed operatori informativi di diversi Paesi facessero uno sforzo comune per omogeneizzare ulteriormente le forme di tutela della riservatezza.

"Quello che conta - ha concluso De Siervo - non è la creazione di un unico sistema giuridico, ma che, malgrado sistemi differenziati, l'effettiva disciplina sia sostanzialmente omogenea nella tutela della dignità delle persone in una società caratterizzata da forti e liberi flussi di informazioni".