Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

In relazione alla notizia apparsa oggi sul quotidiano "La Repubblica", il Garante precisa di non aver formulato alcun "parere negativo" sull'uso delle banche dati per fini fiscali, ma di aver sottolineato la necessità di disciplinare in maniera precisa e chiara le modalità di raccolta e di utilizzazione di alcune categorie di dati, in modo da garantire pienamente fondamentali diritti dei cittadini.

Il parere formulato dal Garante, su formale richiesta della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera, riguarda una disposizione inserita nel collegato alla legge finanziaria che consentirebbe all'amministrazione finanziaria, nell'ambito dell'attività di accertamento fiscale, di raccogliere dati comuni e sensibili dei contribuenti, conservati in varie banche dati gestite da soggetti pubblici o da altri soggetti che operino per conto di questi ultimi; e ciò anche mediante collegamenti ed interconnessioni telematiche.

Tale norma, che ha la espressa finalità di semplificare e ridurre gli adempimenti a carico dei contribuenti, non fa alcun riferimento al cosiddetto redditometro, ma richiama diverse leggi già vigenti nel settore fiscale.

Fermi restando i legittimi obiettivi che l'Amministrazione finanziaria si propone nell'accertare il corretto adempimento degli obblighi tributari, il Garante ha innanzitutto chiarito che non esiste alcun problema per i "dati comuni", che sono poi quelli più immediatamente rilevanti, comprendendo tutte le informazioni economiche. Ha poi esaminato i profili attinenti la protezione dei dati sensibili segnalando, in particolare, la necessità - in linea con il livello di tutela richiesto dalla normativa comunitaria - di individuare in modo più analitico le operazioni riguardanti l'utilizzazione di dati, quali quelli riguardanti ad esempio la salute, i provvedimenti giudiziari penali, le appartenenze associative.

L'Autorità ha pertanto suggerito di definire le garanzie poste a tutela di questi ultimi dati nell'ambito di uno dei decreti delegati già previsti dalla legge n. 676/1996 e ora dalla legge n. 344/1998, rendendo più facile l'impegno del Governo di armonizzazione e razionalizzazione della normativa fiscale rispetto al diritto alla riservatezza.

Non corrisponde assolutamente alla realtà, quindi, la notizia riportata dal quotidiano secondo cui, in tale parere, il Garante avrebbe insistito perché le banche dati non vengano usate "per dare la caccia agli evasori".

5.11.1998