Garante per la protezione
    dei dati personali

Comunicato Stampa

Sull' "Espresso" oggi in edicola compaionouna lettera aperta al Presidente dell'Autorità Garante,Stefano Rodotà, ed altri articoli sull'applicazione all'attivitàgiornalistica della legge sulla protezione dei dati personali. Solo per evitare equivoci, l'Ufficio del Garante fa notare quantosegue:

    -non è una forzatura della legge italianail considerare soggette alle regole sulla privacy anche le informazionipersonali raccolte dai giornalisti. Lo prevede la direttiva 95/46dell'Unione europea, che peraltro consente ai diversi Stati difar "beneficiare di deroghe e limitazioni" l'attivitàgiornalistica "solo qualora si rivelino necessarie per conciliareil diritto alla vita privata con le norme sulla libertàdi espressione" (Art. 9). Raccogliendo questa indicazione,la legge italiana. contiene norme che, appunto, differenzianonettamente il trattamento dei dati personali nell'esercizio dellaprofessione di giornalista da ogni altra forma di trattamento;

    - nel testo degli articoli citati si lascia intendereche il Garante avrebbe esercitato pressioni sull'Ordine dei giornalistiper condizionare la stesura del codice di deontologia previstodall'art. 25. Il Garante si è limitato ad alcune segnalazioni,volte soprattutto ad evitare contrasti tra il codice e le leggivigenti in attuazione di un preciso dovere previsto dall'articolo25 citato: segnalazioni che non sembrano aver condizionato lalibertà dell'Ordine, visto che sono state accolte soloin parte. Gli interventi del Garante, peraltro, rispondevano agliinviti alla collaborazione venuti dallo stesso Ordine dei giornalisti,il cui Presidente ha pubblicamente riconosciuto lo spirito conil quale il Garante ha collaborato. Con lo stesso spirito il Garantesta valutando lo schema inviato dall'Ordine sul quale, peraltro,si è già avviata una discussione, auspicata dalGarante, nella quale sono stati espressi anche giudizi diversida quelli contenuti negli articoli dell' "Espresso";

    -non si comprende perché il civile dirittodi accesso dei cittadini alle banche dati dei mezzi di comunicazioneper l'eventuale correzione dei dati inesatti, l'integrazione diquelli incompleti, la cancellazione di quelli illegali, dovrebbefavorire concussori o corruttori e non, invece, una maggiore precisionee correttezza nell'attività giornalistica;

    -non si comprende perché il giornalismo diinchiesta dovrebbe essere cancellato dalle norme che, solo neicasi in cui si raccolgono dati personali, prevedono che il giornalistarenda nota questa sua qualità. Purtroppo, la crisi delgiornalismo di inchiesta in Italia ha radici che nulla hanno ache vedere con la legge sulla privacy.

Questa legge e gli interventi del Garante, al contrario,hanno prodotto effetti dì trasparenza sociale che hannofavorito proprio il lavoro di inchiesta (basta ricordare la vicendadegli stipendi di chi lavora in istituzioni pubbliche);

    - è ben nota la preoccupazione del Garanteper il rispetto della libertà di espressione.

Ad una sua sollecitazione, ed alla sensibilitàdel ministro di Grazia e Giustizia, si deve la correzione dellalegge, il giorno stesso della sua entrata in vigore, in un puntoche, imponendo l'obbligo di informative scritte agli interlocutori,davvero avrebbe bloccato il lavoro dei cronisti.

Ad una sua interpretazione, rigorosamente aderenteall'art. 21 della Costituzione, si deve l'esclusione di ogni "autorizzazione"in materia di dati sensibili, pur richiamata dall'art. 25 dellalegge. Inoltre, già da tempo con pubbliche dichiarazioni,il Presidente del Garante aveva reso nota l'intenzione dell'Autoritàdi sollecitare una revisione dell'art. 25 nella parte in cui subordinaal consenso dell'interessato la possibilità di pubblicarenotizie sulla salute e sulla vita sessuale ( e, comunque, valela pena di ricordare che si sono dimostrati infondati tutti gliallarmismi manifestati a proposito di questa norma, visto chehanno continuato pacificamente ad essere pubblicate notizie diquesto genere su "figure pubbliche"). Ora che la leggeha avuto otto mesi di sperimentazione e lo schema del codice dideontologia è stato consegnato al Garante, si stanno determinandole condizioni per una correzione di questo punto della legge,peraltro già ipotizzata dalla Camera in sede di approvazionefinale della legge e ribadita dal Governo in occasione del Consigliodei ministri del 9 maggio 1997;


    - il codice di deontologia non nasce da una volontàdi potenza del Garante, ma da una scelta parlamentare, alla qualesono stati attenti alcuni pochi studiosi, nel silenzio quasi totale del mondo dell'informazione. Tuttavia, come molti giornalistie qualche ordine regionale hanno già messo in evidenza, può anche essere l'occasione per introdurre alcuni principiche, insieme, rassicurino i cittadini e diano certezza al lavorodegli stessi giornalisti. Il codice, infatti, nasce da un obbligolegislativo che prevede che siano in tal modo specificati i principilegislativi già vigenti, che tutelano la dignitàpersonale nei riguardi dell'attività informativa;

    - la professione giornalistica non è consegnataad un organo "politico", come in maniera un po' sprezzantesi esprimono gli articoli citati all'inizio. La designazione parlamentaree le regole di funzionamento, al contrario, attribuiscono a questoorgano una indipendenza sostanzialmente maggiore di quella propriadi altre "autorità" e che ha fondamento anchein una precisa volontà comunitaria. Il giudizio andrebbeespresso sul modo in cui finora sono stati esercitati i poteridel Garante, nel quadro d'una legge di grande innovazione sulterreno dei diritti fondamentali della persona, visto che disciplinala privacy nel più ampio quadro del rispetto dei dirittie delle libertà fondamentali dei cittadini, della lorodignità e identità: valori che, come ognibuon garantista sa, non possono essere lasciati ad oscillantidecisioni giurisprudenziali. Peraltro, una disciplina legislativadei dati personali e l'istituzione di un Garante erano condizioniindispensabili per dare attuazione a precisi impegni internazionali dell'Italia.

9.l.1998