Garante per la protezione
    dei dati personali


Comunicato Stampa

Il prof. Ugo De Siervo, componente del Garante per la protezione dei dati personali, ha dichiarato:

"Anche negli ultimi giorni, telegiornali e quotidiani hanno più volte pubblicato o trasmesso foto segnaletiche di persone che erano state fermate o arrestate.

Foto che sono state evidentemente fornite ai giornalisti da componenti di diversi corpi di polizia, in palese contrasto con una esplicita presa di posizione del Garante per la protezione dei dati personali, che il 2 luglio scorso ha invitato le autorità preposte ai corpi di polizia a prendere atto che "la raccolta di tali particolari informazioni personali, è finalizzata unicamente ad esigenze di sicurezza pubblica e di giustizia. La loro comunicazione ai mezzi di informazione fuori di tali finalità, non è più permessa dopo l'entrata in vigore della legge n. 675 del 1996, che esplicitamente qualifica come 'dato personale' qualsiasi informazione che consenta di identificare un soggetto, quindi anche le fotografie".

A questo proposito, occorre allora ribadire che la trasmissione di foto segnaletiche ai mezzi di informazione, senza il consenso degli interessati, è ammissibile solo per comprovabili necessità di indagini di polizia o di giustizia. Ciò era già scritto nell'art. 97 della vecchia legge del 1941 sul diritto di autore (norma spesso non rispettata), ma adesso è subentrata anche la legge n. 675 del 1996; questa legge tutela che anche le riproduzioni fotografiche delle persone debbano avvenire "nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all'identità personale".

Sembra evidente che non costituisce legittimo esercizio del diritto di cronaca la riproduzione, contro la volontà dell'interessato, di fotografie fatte forzosamente da organi di polizia per fini di documentazione e di indagine e diffuse senza che sussistano specifiche esigenze di interesse pubblico.

Nel ricorrente dibattito sui limiti, etici e giuridici, del diritto di cronaca, occorrerebbe farsi carico anche della necessità di non arrecare danni, spesso irreparabili, a persone semplicemente indagate od imputate, riproducendo, senza il loro consenso, loro fotografie destinate a fini del tutto particolari".

9 settembre 1997