Garante per la protezione
    dei dati personali


Legittimo pubblicare iI nome del debitore colpito da un provvedimento di esecuzione, ma sarebbe meglio non farlo. Il Garante per la protezione dei dati personali si è visto costretto a respingere il ricorso presentato da un cittadino le cui generalità erano state scritte sui manifesti affissi per comunicare la vendita all'asta del suo immobile

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

PREMESSO

Il ricorrente, debitore esecutato in un procedimento pendente innanzi al Tribunale di …., lamenta che nell'ordinanza di fissazione della vendita all'incanto di un immobile sia stato imposto a carico del creditore precedente l'obbllgo di affiggere dieci manifesti murali contenenti l'indicazione delle generalità del ricorrente medesimo. In proposito quest'ultimo ha proposto un'istanza al giudice dell'esecuzione "senza esito positivo".

CIÒ PREMESSO IL GARANTE OSSERVA

Il d.P.R. 31/3/1998 n. 501 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 1/2/1999), contenente iI regolamento di organizzazione e funzionamento dell'Ufficio del Garante per Ia protezione dei dati personali, ha introdotto negli artt. 18, 19 e 20 la disciplina relativa alla forma, alle modalità di presentazione e al procedimento per I'esame dei ricorsi al Garante previsti dall'art. 29 della legge n. 675/1996.

Tale normativa disciplina, altresì, le ipotesi di inammissibilità dei ricorsi (art. 19, d.P.R. n. 501/1998) e prevede che gli stessi siano dichiarati inammissibili o manifestamente infondati anche prima che il ricorso sia comunicato al titolare e al responsabile del trattamento con il connesso invito ad aderire (art. 20, comma 1, d.P.R. n. 501/1998).

Il ricorso è inammissibile.

Dalla documentazione in atti risulta che l'interessato ha proposto una previa istanza in relazione ai diritti tutelati dall'art. 13 della legge n. 675/1996 nei confronti del "giudice dell'esecuzione" del Tribunale di ….

In proposito va però rilevato che ai sensi dell'art. 4, comma 1, lettera d), della legge 675/1996, la disciplina in essa contenuta "non si applica al trattamento di dati personali effettuato (..) per ragioni di giustizia, nell'ambito di uffici giudiziari (..)".

A questa categoria di trattamenti si applicano al momento solo alcune disposizioni delIa legge n. 675/l996, disposizioni specificamente elencate nel comma 2 del medesimo art. 4 e fra le quali non sono compresi nè 1'art. 13 (esercizio del diritto di accesso ai dati, di opposizione al loro trattamento per motivi legittimi, etc.), né l'art. 29 (in materia di ricorsi al Garante). Nei confronti dei medesimi trattamenti è allo stato possibile sollecitare, attraverso una richiesta o l'invio di una segnalazione o reclamo al Garante, la verifica della rispondenza dei trattamenti di dati ai requisiti stabiliti dalla legge o dai regolamenti (artt. 31, comma 1, lett. d) e p) e 32, in relazione al citato art.4, comma 2).

Dalla documentazione allegata non emergono peraltro profili di illegittimità tali da rendere necessaria l'instaurazione di un autonomo procedimento di segnalazione ai sensi dell'art. 31, comma 1, della legge n. 675/1996, tenuto anche conto della circostanza che la problematica oggetto del ricorso è stata già esaminata dal Garante con provvedimenti di carattere generale comunicati anche alle competenti amministrazioni.

PER QUESTI MOTIVI

Il Garante dichiara inammissibile il ricorso

Roma, 30 settembre 2002

(Ndr: ripreso da "Guida al Diritto" de Il Sole 24 Ore del 12 aprile 2003)