Garante per la protezione
    dei dati personali


Ai sensi dell'art. 42 della legge n. 675/1996,che ha sostituito l'art. 10 della legge n. 121/1981, il cittadinoha il diritto di accedere al Centro elaborazione dati del dipartimentodella pubblica sicurezza per avere conferma dell'esistenza didati personali che lo riguardano. Nella lettera che viene di seguitoriportata, il Garante ha rappresentato l'erroneità di un'interpretazione della legge seguita dal Dipartimento, indicandoil comportamento e la procedura da adottare qualora pervenganoall'ufficio richieste simili a quella sopra menzionata.

Roma, 17 dicembre1997                

Ministero dell'interno               
Dipartimento della pubblica sicurezza                
ufficio coordinamento e pianificazione forze polizia                
Servizio III- Sistema Informativo e                
Applicazione Informatica Interforze                

e, p.c.               
al Sig(...)               

OGGETTO: Sig. (...) - accesso ai dati personali registratipresso il Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblicasicurezza.

Il Sig. (...) ha esercitato il diritto di accessoai dati registrati presso il Centro elaborazione dati di codestoDipartimento avvalendosi della disposizione di cui all'art.10della legge n.121/1981 e delle indicazioni che questa Autoritàgli ha fornito con nota n.3080 del 2 ottobre u.s.

Con nota n. 558/C/6.E. 0/1712 del 15 ottobre u.s.codesto Dipartimento ha dichiarato inammissibile la richiestain ragione della sua formulazione ritenuta generica, nonchédell'asserita assenza di un interesse qualificato, che dovrebbeconsistere nella conoscenza dell'esistenza di dati erronei, incompletio trattati illecitamente, acquisita dall'interessato nel corsodi un procedimento giurisdizionale o amministrativo.

Al riguardo, si osserva che entrambi i rilievi sonoprivi di fondamento.

La riforma della disciplina del C.E.D. di codestoDipartimento operata con la legge n. 675/1996 è stata motivataproprio dall'esigenza di riconoscere agli interessati il dirittodi accedere direttamente ai dati che lo riguardano, a prescinderedalla circostanza che l'erroneità, l'incompletezza o l'illecitotrattamento dei dati emerga nel corso di un eventuale procedimentoamministrativo o giurisdizionale.

Ciò in quanto l'art. 10 della legge n. 121/1981,prima della sua integrale sostituzione ad opera dell'art. 42 dellalegge n. 675/1996, accordava all'interessato la possibilitàdi chiedere il compimento degli accertamenti necessari ovverola cancellazione o la distruzione dei dati, solo nel caso in cuiil vizio fosse stato accertato dagli atti o nel corso di un procedimentogiurisdizionale o amministrativo.

L'art. 10, nel testo attuale, ha invece reciso ogninesso tra l'eventuale pendenza di tale procedimento e il dirittodi accesso, collegamento che non può essere certo desuntoipotizzando, una sequenza logica tra il comma 2 e i commi 3 e4 di tale articolo, i quali disciplinano situazioni del tuttodistinte tra loro.

È parimenti priva, di base giuridica l'indicazioneespressa da codesto Ufficio, con la quale si è richiestal'esistenza di un interesse qualificato in capo a chi esercitail diritto di accesso.

In conclusione, anche ai fini del rispetto dellaRaccomandazione n. R(87)15 del Consiglio d'Europa, che èstata attuata dalla legge n. 675/1996, si prega di interpellarel'interessato con ogni possibile sollecitudine e di accordareallo stesso il diritto di accesso già esercitato, informandonequesta Autorità anche al fine di evitare un eventuale successivoaccertamento di competenza del Garante.

IL PRESIDENTE