Garante per la protezione
    dei dati personali


PROVVEDIMENTO DEL 29 MAGGIO 2014

Registro dei provvedimenti
 n. 273 del 29 maggio 2014

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATIPERSONALI

NELLAriunione odierna, alla presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano e delladott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe Busia,segretario generale;

VISTOil ricorso al Garante regolarizzato il 19 febbraio 2014 nei confronti di BancaPopolare Pugliese s.c.p.a. con il quale XY, in qualità di erede della"Eredità Beneficiata di YY, nato il 28/3/53 a Fasano e deceduto il7/2/1994, con vincolo all'ordine dell'autorità giudiziaria", rappresentatae difesa dall'avv. Francesco Melpignano, ribadendo le istanze già avanzate aisensi degli artt. 7 e 8 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, recante il Codice inmateria di protezione dei dati personali (di seguito "Codice"), ha chiestola comunicazione in forma intelligibile dei dati personali che la riguardanodetenuti dalla citata banca in relazione alle operazioni bancarie riferite allacitata Eredità beneficiata; la ricorrente ha anche chiesto di conoscerel'origine dei dati, le modalità, e la logica del trattamento, oltre agliestremi identificativi del titolare del trattamento e del responsabile,eventualmente designato; rilevato che la ricorrente ha chiesto infine di porrea carico della controparte le spese sostenute per il procedimento;

VISTIgli ulteriori atti d'ufficio e, in particolare, la nota del 3 marzo 2014 con laquale questa Autorità, ai sensi dell'art. 149 comma 1 del Codice, ha invitatoil titolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell'interessata,nonché la nota del 17 aprile 2014 con la quale questa Autorità ha disposto, aisensi dell'art. 149 comma 7 del Codice, la proroga del termine per la decisionesul ricorso;

VISTAla nota del 25 marzo 2014 con la quale la parte resistente ha sostenuto che laricorrente, in data 24 gennaio 2011, aveva acceso presso la Filiale di Fasano,il libretto di deposito a risparmio nominativo n. XX finalizzato al versamentodella quota di spettanza della ricorrente e del figlio minore (del quale eraprocuratrice), derivante dalla vendita di un immobile compreso nell'ereditàbeneficiata in questione; tale libretto di risparmio, acceso con un versamentoiniziale di euro 22,00, pur venendo radicato su un preesistente Cdg (codiceidentificativo del cliente, ad uso interno della banca), essendo la ricorrentegià censita dall'istituto di credito, era stato aperto con intestazionecorrispondente a quanto stabilito nel provvedimento del Tribunale di Brindisi,vale a dire "XY eredità beneficiata di YY, nato il 28/3/53 a Fasano edeceduto il 7/2/1994, con vincolo all'ordine dell'autorità giudiziaria" esullo stesso rapporto, in data 3 marzo 2011, veniva dalla ricorrente versato unassegno circolare dell'importo di euro 8.333,33, anch'esso intestato allacitata eredità beneficiata e derivante dalla suddetta vendita dell'immobile; laresistente, nel respingere gli addebiti sollevati dalla ricorrente circa unanon corretta intestazione di tale libretto, ha sostenuto di essersi formalmenteattenuta alle prescrizioni del Tribunale in quanto tale intestazione"individua chiaramente la natura dell'operazione, l'esistenza del vincoloall'ordine dell'autorità giudiziaria ed il soggetto, XY, autorizzato adeffettuare l'operazione" tanto che proprio per aver il Tribunaleindividuato nella persona della ricorrente l'unico soggetto legittimato adeffettuare il versamento, tale libretto è stato radicato sul preesistente"Cdg" della ricorrente; ciò nonostante, a parere della resistente econtrariamente a quanto dichiarato dalla ricorrente, non si sarebbe determinataalcuna confusione tra il patrimonio della ricorrente e quello dell'ereditàbeneficiata, né alcuna accettazione tacita di eredità da parte dellaricorrente, "in quanto è inequivocabilmente documentata la ragionegiustificativa del rapporto e dell'operazione ivi transitata"; infine, daciò deriva anche che, in assenza di un provvedimento del Tribunale, la bancaresistente non è autorizzata ad accogliere la richiesta di estinzione delrapporto che invece, come dichiarato nel ricorso, la ricorrente ha avanzato concontestuale versamento del saldo su un proprio conto corrente dicorrispondenza; rilevato che la banca, in riscontro alla richiesta didocumentazione avanzata dalla ricorrente, ha già fornito la copia del contrattodi apertura di tale libretto ed è disponibile a fornire i restanti documenti,previo pagamento, ai sensi dell'art. 119 T.U.B., dei relativi costi diproduzione mentre, per quanto riguarda le richieste di cui all'art. 7 delCodice avanzate dalla ricorrente, la banca è disponibile a consentire l'accessoai dati personali che riguardano la ricorrente "nei limiti ed allecondizioni consentite dalla normativa di riferimento";

VISTAla memoria datata 1 aprile 2014 con la quale la ricorrente ha rilevatol'irregolarità della condotta tenuta dalla banca resistente nella circostanzain questione eccependo la inesattezza della intestazione del citato libretto dirisparmio che, nella misura in cui riporta anche il nominativo "XY",non corrisponde all'intestazione riportata nell'ordinanza del Tribunale diBrindisi del 1 dicembre 2010 nella quale non era previsto che "taleintestazione dovesse essere preceduta dal nome" della ricorrente; sulpunto, la stessa,  ha sostenuto che tale libretto di risparmio nominativoera stato da lei aperto in data 24 gennaio 2011 come persona fisica, con unversamento iniziale di euro 22,00 (facente parte del suo patrimonio personale)e "senza alcuna statuizione del Tribunale anche perché la vendita venivaeffettuata dopo circa due mesi"; successivamente, la ricorrente, recatasipresso la Filiale di Fasano per versare l'assegno circolare di euro 8.333,33intestato all'eredità beneficiata e derivante dalla vendita dell'immobile,nonostante la sua richiesta di versarlo su un libretto di deposito da aprirsinel rispetto dell'ordinanza, dovette invece consegnare all'operatore disportello (il quale si era previamente consultato con il responsabiledell'ufficio) il libretto di risparmio già aperto in data 24 gennaio 2011, sulquale fu quindi contabilizzato il versamento dell'intero importo dell'assegno;inoltre, la ricorrente ha sostenuto che lo stesso operatore, autonomamente,avrebbe anche aggiunto "sulla intestazione del menzionato librettocartaceo e sotto la dicitura "XY" (manualmente con macchina dascrivere") la giusta intestazione riportata nell'ordinanza"; rilevatoche, a parere della ricorrente, la banca avrebbe in tal modo determinato unaconfusione di patrimoni (quello personale della ricorrente e quello dell'ereditàbeneficiata) facendo confluire sul libretto di risparmio personale intestatoalla ricorrente (personale perché, come ammesso dalla stessa banca, radicatosul preesistente "cdg" della stessa) la somma derivante dalla venditadell'immobile, anziché su un distinto rapporto intestato solo ed esclusivamentealla eredità beneficiata (avente un proprio "Cdg"); la ricorrenteritiene pertanto che la condotta della banca l'avrebbe fatta decadere dalbeneficio d'inventario, con il rischio di azioni esecutive sul propriopersonale patrimonio da parte di eventuali creditori del de cuius; rilevato chela ricorrente ha ribadito la richiesta di conoscere gli ulteriori dati che lariguardano esclusivamente in qualità di erede della citata eredità beneficiata,non ancora prodotti dalla resistente;

VISTAla nota datata 24 aprile 2014 con la quale la banca ha sostenuto chel'accensione del libretto di risparmio in questione è stata richiesta dallaricorrente "sulla base di un provvedimento già emesso dal Giudice in vistadell'operazione di vendita"; inoltre, la banca ha contestato la veridicitàdell'asserzione della ricorrente in merito alla "aggiuntadell'intestazione" all'atto del versamento del ricavato della vendita indata 3 marzo 2011 in quanto il documento di sintesi del libretto di risparmio,allegato in copia, che è "immodificabile", dimostra "che ilrapporto è sorto in data 24.01.2011 con quel tipo di intestazione";rilevato che la resistente ha fornito l'elenco dei dati personali cheriguardano la ricorrente, anche in qualità di erede, censiti nei sistemiinformatici, e precisamente nell'anagrafe generale della banca; rilevato che labanca ha infine fornito indicazioni in ordine alle restanti richieste oggettodi ricorso;

RILEVATOche i profili attinenti alla corretta esecuzione da parte della bancaresistente delle proprie obbligazioni contrattuali potranno, se del caso,essere fatti valere dinanzi l'autorità giudiziaria ordinaria, non rientrandol'esame degli stessi nella competenza del Garante;

RITENUTO,alla luce di quanto sopra esposto, di dover dichiarare, ai sensi dell'art. 149comma 2 del Codice, non luogo a provvedere sul ricorso, avendo la resistente,seppur solo dopo la presentazione del ricorso, provveduto a fornire unsufficiente riscontro alle richieste della ricorrente;

VISTAla determinazione generale del 19 ottobre 2005 sulla misura forfettariadell'ammontare delle spese da liquidare per i ricorsi; ritenuto congruo, suquesta base, determinare l'ammontare delle spese inerenti l'odierno ricorsonella misura di euro 500, considerati gli adempimenti connessi allapresentazione del medesimo e ritenuto di porli a carico di Banca PopolarePugliese s.c.p.a. nella misura di euro 200, previa compensazione della residuaparte per giusti motivi;

VISTIgli artt. 145 e ss. del Codice;

VISTEle osservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensidell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATOREla dott.ssa Augusta Iannini;

TUTTO CIO' PREMESSO IL GARANTE:

a)dichiara non luogo a provvedere sul ricorso;

b)determina nella misura forfettaria di euro 500 l'ammontare delle spese e deidiritti del procedimento che vengono posti, nella misura di 200 euro, a caricodi Banca Popolare Pugliese s.c.p.a., la quale dovrà liquidarli direttamente afavore della ricorrente; compensa tra le parti la residua porzione delle spese.

Aisensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lgs. n. 150 del 2011, avverso ilpresente provvedimento può essere proposta opposizione all'autoritàgiudiziaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trentagiorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessantagiorni se il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 29 maggio 2014

Il presidente
Soro

Il relatore
Iannini

Il segretario generale
Busia