Garante per la protezione
    dei dati personali


PROVVEDIMENTO DEL 10 APRILE 2014

Registro dei provvedimenti
 n. 195 del 10 aprile 2014

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATIPERSONALI

NELLAriunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano e delladott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe  Busia, segretario generale;

VISTOil ricorso presentato al Garante l'8 gennaio 2014 da XY, rappresentata e difesadall'avv. Giovanni Battista Gallus, nei confronti di Giuseppe Luigi Carbone,titolare del sito internet "www.carbonigiuseppeluigi.it", con ilquale la ricorrente, in relazione alla pubblicazione di dati personali che lariguardano (in particolare, il testo integrale di una sentenza  del 2009del Tribunale ordinario di Cagliari, con l'aggiunta di annotazioni a commento edi parti evidenziate) nella schermata iniziale del predetto sito (che,peraltro, riproduce un portale realizzato oltre quindici anni fa per l'alloraMinistero del Tesoro e recante, appunto, l'intestazione "Ministero delTesoro – Direzione provinciale del Tesoro - Provincia di Sassari",oggi non più esistente), ha ribadito alcune delle richieste già avanzate aisensi dell'art. 7 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia diprotezione dei dati personali (di seguito "Codice"); in particolarela ricorrente, nel ritenere illecita la predetta pubblicazione (che hacomportato la diffusione, sul web, oltre che dei propri dati identificativi edella vicenda giudiziaria che l'ha interessata, anche di informazioni dicarattere sensibile – dati sulla salute e sulla vita sessuale -  conconseguente grave danno alla propria immagine), ha chiesto la cancellazione e/oil blocco dei dati medesimi in quanto trattati in violazione di legge; rilevato che la ricorrente ha chiesto altresì la liquidazione in proprio favoredelle spese del procedimento;

VISTIgli ulteriori atti d'ufficio e, in particolare, la nota del 15 gennaio 2014 conla quale questa Autorità, ai sensi dell'art. 149 del Codice, ha invitato iltitolare del trattamento a fornire riscontro alle richieste dell'interessata,nonché l'ulteriore nota del 6 marzo 2014 con cui, ai sensi dell'art. 149, comma7, del Codice, è stato prorogato il termine per la decisione sul ricorso;

VISTAla nota pervenuta via e-mail il 5 febbraio 2014 con la quale il titolare deltrattamento, nel precisare che il sito www.carbonigiuseppeluigi.it, di cui lostesso è responsabile,  "è un sito di informazioni varie e ospita alproprio interno un sito storico elaborato nel 1995 () che partecipò ai Centoprogetti d'innovazione nella pubblica amministrazione del Ministero dellafunzione pubblica e fu premiato con la citazione della Presidenza del Consigliodei ministri", ha sostenuto la piena liceità del trattamento effettuatodichiarando che "è sempre lecita la pubblicazione integrale di unasentenza su internet, anche con l'indicazione delle generalità dei soggettiinteressati, a meno che questi non abbiano richiesto a suo tempo per motivilegittimi un'annotazione volta a precludere l'indicazione stessa"; lostesso ha inoltre aggiunto che trattasi di "una sentenza di primo grado,confermata in appello nel 2013" e che "le sei annotazioni a piè dipagina sono vergate dal sig. giudice e fanno parte integrante della stessasentenza" la quale, peraltro, "riveste un'importanza notevole nelvariegato mondo del pubblico impiego"; nella medesima nota il titolare deltrattamento ha inoltre affermato che per quanto riguarda le "pocheannotazioni che mi si vogliono imputare, le quali mi pare sintetizzino lepagine della sentenza, non sono altro che l'espressione del diritto di criticagarantito dalla Costituzione italiana";

VISTAla nota pervenuta via e-mail il 10 febbraio 2014 con la quale la ricorrente,nel lamentare come la controparte non abbia fornito riscontro a tutte leistanze formulate nell'interpello preventivo (tra cui l'origine dei dati trattati),ha evidenziato che la stessa "utilizza per il proprio dominiowww.carbonigiuseppeluigi.it un sito realizzato per conto e nell'interesse dellapubblica amministrazione e di cui è rimasto in possesso (). E una anche solafugace visione del sito dimostra, pacificamente, che non si tratta di un"sito di informazioni varie", ma della riproduzione di un sito di unente pubblico che non esiste più ()", al cui interno "l'unicainformazione aggiornata è la sentenza riguardante l'interessata ()all'esclusivo illecito fine di diffondere dati personali sensibili egiudiziari";  in particolare, la ricorrente ha sottolineato come lasentenza in questione (che peraltro risulta "riportata nel sito duevolte"), "è stata annotata, per di più in colore diverso, nelle partiove sono indicati dati sensibili (tra cui, legge 104/1992) per arrecarle piùdanno possibile"; peraltro, tra queste annotazioni e commenti "ve ne èuna che contiene pesanti allusioni inerenti alla vita sessuale della ricorrentemedesima"; nella medesima nota la ricorrente ha quindi sostenutol'illiceità del trattamento effettuato evidenziando come lo stesso, anchequalora "voglia ammettersi che possa rientrare nelle ipotesi di cui agliartt. 136 e ss. del Codice, risultano pacificamente violati sia il principiodell'essenzialità dell'informazione (), sia il principio di pertinenza e noneccedenza (). Non può infatti ritenersi che la pubblicazione in un sitofalsamente intestato "Ministero del Tesoro" di una sentenza per di piùannotata con commenti, relativa a fatti del 2006 ed emessa nel 2009, ad unapena pecuniaria, in ordine alla quale era stata disposta la non menzione dellasentenza di condanna ex art. 175 c.p., risponda ai canoni di essenzialitàdell'informazione, pertinenza e non eccedenza";

VISTAla nota pervenuta via e-mail l'11 febbraio 2014 con la quale la parteresistente ha in primo luogo precisato che "il sito costruito nel 1995 perpartecipare al concorso Cento progetti per la pubblica amministrazione è operad'ingegno, quindi mi appartiene; doveva essere ospitato da un provider (),oggi è ospitato nel sito www.carbonigiuseppeluigi.it, fatto che il sito riportatestualmente"; la parte ha altresì affermato - con riferimento alleannotazioni -  che "l'aver riportato le pagg. 4 e 10 della sentenzain una sintesi di poche righe non può essere diffamatorio", aggiungendoche "il riassunto può non piacere ma è perfettamente attagliato allasentenza e alle pagine citate";

VISTOil verbale dell'audizione tenutasi il 12 febbraio 2014 nel corso della quale laricorrente ha ribadito le richieste formulate con il ricorso (oltre ad alcuneche risultano avanzate unicamente nell'interpello), evidenziando come digitandoil proprio nominativo sul "motore di ricerca "google" i primidue risultati sono afferenti al sito del Sig. Carboni pur indicando ilMinistero del Tesoro. Ne consegue che continua a generarsi la lamentata falsaapparenza della pubblicazione su un sito ufficiale (che peraltro non esiste piùcon tale denominazione) con evidente maggior danno alla propria immagine ()"

VISTAla nota pervenuta via e-mail il 13 marzo 2014 con la quale il titolare deltrattamento ha ribadito integralmente quanto già sostenuto nelle noteprecedenti;

RILEVATOche la ricorrente, a fronte delle varie istanze avanzate con il previointerpello, con l'atto introduttivo del procedimento ha limitato il petitumalla sola richiesta di cancellazione e/o blocco dei dati trattati in violazionedi legge, delimitando, in tal modo, l'ambito oggettivo dell'odiernoprocedimento; rilevato altresì che non possono essere prese in considerazionele richieste formulate nell'atto di ricorso che non siano già stateprecedentemente avanzate in sede di interpello preventivo;

RILEVATOche il trattamento di dati personali in questione rientra nella sfera diapplicazione del Codice, ai sensi dell'art. 5, comma 3, dello stesso, tenutoconto che la pagina web sulla quale sono pubblicati i dati personali dellaricorrente è attualmente oggetto di diffusione on-line e che tale trattamento,manifestandosi nella forma dell'esercizio del diritto di cronaca e di criticacon riferimento ad una vicenda giudiziaria che può risultare di interesse perla collettività ricade, in particolare, nella fattispecie disciplinata dagliartt. 136 e ss. del medesimo Codice che estende l'ambito applicativo delledisposizioni concernenti il trattamento dei dati personali in ambitogiornalistico anche ad ogni altra attività di manifestazione del pensieroimplicante trattamenti di dati personali, effettuata da soggetti anche nonesercitanti professionalmente l'attività giornalistica (art. 136, comma 1,lett. c) del Codice);

CONSIDERATOche il trattamento dei dati per le finalità di manifestazione del pensiero puòessere effettuato in assenza delle garanzie previste dall'art. 27 per i datigiudiziari e senza il consenso dell'interessato previsto dagli articoli 23 e 26del Codice, ma nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e delladignità delle persone alle quali si riferiscono i dati trattati (cfr. art. 136e ss. del Codice, nonché Codice di deontologia relativo al trattamento dei datinell'esercizio dell'attività giornalistica, pubblicato in G. U. 3 agosto 1998,n. 179), nonché dei principi di essenzialità dell'informazione, di pertinenza edi non eccedenza (art. 137, commi 1, lett. b), 2 e 3 del Codice);

RILEVATOche,  nel caso di specie, alla luce della documentazione in atti, fermorestando il diritto alla manifestazione del pensiero della parte resistente –che può esercitarsi anche mediante la pubblicazione della sentenza oggetto delpresente ricorso nonché di argomentazioni a commento della vicenda giudiziariariportata – la diffusione tramite web di alcuni dati personali dellaricorrente, in particolare informazioni sullo stato di salute e la vitasessuale, risulta aver travalicato i predetti limiti dell'essenzialitàdell'informazione, nonché di pertinenza e di non eccedenza nel trattamento deidati, non essendo infatti gli stessi in alcun modo di rilievo in ordineall'eventuale finalità informativa perseguita dal sito in questione; ritenuto,quindi, alla luce di quanto esposto, di dover accogliere il ricorso e di dover,per l'effetto, ordinare al titolare del trattamento, ai sensi dell'art. 150,comma 2, del Codice, la cancellazione dal sito internet www.carbonigiuseppeluigi.it,dei dati personali della ricorrente attinenti allo stato di salute e alla vitasessuale contenuti nella sentenza oggetto del presente ricorso e nelle diverseannotazioni a commento e parti evidenziate della sentenza medesima, entrotrenta giorni dalla ricezione del presente provvedimento;

VISTAla determinazione generale del 19 ottobre 2005 sulla misura forfettaria dellespese e dei diritti da liquidare per i ricorsi; ritenuto congruo, su questabase, determinare l'ammontare delle spese e dei diritti inerenti all'odiernoricorso nella misura forfetaria di euro 500, di cui euro 150 per i diritti disegreteria, considerati gli adempimenti connessi, in particolare, allapresentazione del ricorso e ritenuto di porli interamente a carico di GiuseppeLuigi Carboni, in qualità di titolare del sito www.carbonigiuseppeluigi.it;

VISTAla documentazione in atti;

VISTIgli artt. 145 e ss. del Codice;

VISTEle osservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensidell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATOREla prof.ssa Licia Califano;

PER QUESTI MOTIVI IL GARANTE

1)accoglie il ricorso e, per l'effetto, ordina a Giuseppe Luigi Carboni lacancellazione dal sito internet www.carbonigiuseppeluigi.it dei dati personalidella ricorrente attinenti allo stato di salute e alla vita sessuale contenutinella sentenza oggetto del presente ricorso e nelle diverse annotazioni acommento e parti evidenziate della sentenza medesima, entro trenta giorni dallaricezione del presente provvedimento;

2)determina nella misura forfettaria di euro 500, l'ammontare delle spese e deidiritti del procedimento, posti a carico di Giuseppe Luigi Carboni, in qualitàdi titolare del sito www.carbonigiuseppeluigi.it, il quale dovrà liquidarlidirettamente a favore della ricorrente.

IlGarante, nel prescrivere a Giuseppe Luigi Carboni, in qualità di titolare delsito internet www.carbonigiuseppeluigi.it, ai sensi dell'art. 157 del Codice,di comunicare quali iniziative siano state intraprese al fine di dareattuazione al presente provvedimento entro quarantacinque giorni dallaricezione dello stesso, ricorda che l'inosservanza di provvedimenti del Garanteadottata in sede di decisione dei ricorsi è punita ai sensi dell'art. 170 delCodice per la protezione dei dati personali. Si ricorda che il mancatoriscontro alla richiesta ex art. 157 è punito con la sanzione amministrativa dicui all'art. 164 del Codice.

Ai sensidegli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presenteprovvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziariaordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giornidalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giornise il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 10 aprile 2014

Il presidente
Soro

Il relatore
Califano

Il segretario generale
Busia