Garante per la protezione
    dei dati personali


PROVVEDIMENTO DEL 20 MARZO 2014

Registro dei provvedimentin. 148del 20 marzo 2014

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATIPERSONALI

NELLAriunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano,componente e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTOil ricorso, presentato in data 16 dicembre 2013 nei confronti del Ministerodell'Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con cui XY, inservizio presso la Polizia di Stato – VI Reparto mobile di Genova inqualità di ispettore capo, richiamando le istanze già avanzate ai sensidell'art. 7 del d.lgs. n. 196 del 2003 "Codice in materia di protezionedei dati personali" (di seguito "Codice") e ampliandone, inparte, l'oggetto, ha chiesto di ottenere la cancellazione dei dati personaliche lo riguardano contenuti in documentazione medica relativa all'interessato,nello specifico una certificazione del 26 ottobre 2007, conservata dal datoredi lavoro all'interno del "fascicolo disciplina" relativoall'interessato, chiedendo, in alternativa, la restituzione e/o distruzionedella predetta documentazione; il ricorrente ha infatti lamentato l'illegittimotrattamento dei dati in essa contenuti, dovuto all'affermato indebitoinserimento di atti relativi al suo stato di salute all'interno di un fascicoloinerente i profili disciplinari del rapporto di lavoro, circostanza rilevatadal ricorrente in occasione dell'esercizio del diritto di accesso di cui allalegge n. 241/1990 e s.m.i., chiedendo altresì la liquidazione in proprio favoredelle spese sostenute per il procedimento;

VISTIgli ulteriori atti d'ufficio e, in particolare, la nota del 10 gennaio 2014 conla quale questa Autorità, ai sensi dell'art. 149 del Codice, ha invitato ilresistente a fornire riscontro alle richieste dell'interessato, nonché la notadel 13 febbraio 2014 con cui è stata disposta la proroga del termine per ladecisione sul ricorso;

VISTAla nota, datata 28 gennaio 2014, con cui la Polizia di Stato – VI RepartoMobile di Genova, ribadendo quanto già comunicato in riscontro al previointerpello, ha rappresentato di non poter aderire alle richieste avanzate dalricorrente rilevando, tra l'altro, che "la certificazione medica inquestione () essendo per la sua natura () documentazione da archiviare inmodo permanente, necessita essere conservata nel fascicolo personale almenosino alla conclusione della carriera ()", in quanto atto a comprovare"una situazione di inidoneità al servizio che ha determinato a suo tempol'emissione di un provvedimento prefettizio di congedo straordinario" concui l'interessato "ha beneficiato di un periodo di riposo in luogo dellosvolgimento dell'attività lavorativa"; il titolare del trattamento hainoltre precisato che il predetto certificato fu acquisito dall'Ufficio"su consegna diretta dell'interessato" e che, in quanto attestantelesioni che il medesimo dichiarava cagionate da una aggressione da parte disoggetto contro il quale ha proposto querela, il Dirigente del Repartodell'epoca decise "di conservare copia del certificato medico non solo nelfascicolo contenente documenti afferenti lo stato di salute del ricorrente,bensì anche in quello relativo alla disciplina e agli atti giudiziari () dipertinenza dello stesso () con lo scopo di vigilare sul seguito dell'iter giudiziario della vicenda", non potendosi in ogni caso escludereriflessi disciplinari della stessa e tenuto conto che tale certificato eracomunque allegato "in condizioni di blocco assicurato in busta sigillatacon graffetta da pinzatrice all'atto di querela"; il resistente ha inoltredichiarato che, a seguito delle richieste avanzate dal ricorrente, già in epocaanteriore alla proposizione del ricorso ha provveduto a trasferire ilcertificato medico indicato dall'interessato, dall'Ufficio Disciplina, pressoil quale era stato comunque conservato "nel pieno rispetto delle norme inmateria di tutela protezione e sicurezza del dato personale", al fascicolodell'Ufficio Pratiche Sanitarie "avvenuta il 09 ottobre 2013";

VISTAla nota, datata 2 febbraio 2014, con cui il ricorrente, nel ribadire le proprierichieste, ha confutato le dichiarazioni rese da controparte rilevando, tral'altro, che non sussisterebbero ragioni ostative alla distruzione della copiadel certificato medico, sinora conservata nel fascicolo disciplina, tenutoconto del fatto che "l'originale è custodito agli atti del fascicolopersonale giacente presso lo stesso Ufficio Malattia del Reparto" e chepertanto non si tratterebbe "dell'unico documento cartaceo di riscontroattestante una situazione di inidoneità al servizio, ma semplicemente una copiafotostatica"; l'interessato ha inoltre eccepito l'illegittimità deltrattamento posto in essere da controparte contestandone le modalità diconservazione e rilevando altresì che l'Ufficio Disciplina, pur "essendoautorizzato a trattare dati personali, non poteva in ogni caso custodire taledocumentazione sanitaria, neanche in copia" in quanto contenente dati sensibiliche il personale addetto non era abilitato a conoscere;

VISTAla nota, datata 22 febbraio 2014, con cui il titolare del trattamento haconfermato quanto già dichiarato in ordine alla richiesta di restituzione e/odistruzione del certificato medico richiesto, ribadendo che "ladocumentazione sanitaria oggetto di ricorso, non è mai stata trattatadall'Ufficio Disciplina, che si è limitato alla sola conservazione ecustodia" di copia dell'atto medesimo "posto intrattazione-conservazione-blocco in busta sigillata con graffetta dapinzatrice" nel fascicolo detenuto dal medesimo Ufficio sino alla suatraslazione nel diverso fascicolo conservato presso l'Ufficio PraticheSanitarie;

VISTAla nota, datata 26 febbraio 2014, con cui il ricorrente ha confermato leproprie istanze, ribadendo altresì la richiesta di liquidazione in propriofavore delle spese sostenute per il procedimento;

RILEVATOche occorre preliminarmente ribadire la distinzione, delineata in più occasionidall'Autorità, tra la richiesta relativa a documenti contenenti dati personali(azionabili ad esempio ai sensi della normativa in materia di accesso agli attie documenti amministrativi di cui alla legge n. 241/1990 e s.m.i.) e le diverserichieste, avanzate ai sensi degli artt. 7 e 8 del Codice, volte ad esercitarei diritti previsti in tali articoli con riguardo ai dati personali riferitiall'interessato e contenuti nei medesimi documenti;

RILEVATOche la richiesta di restituzione e/o distruzione della copia fotostatica deldocumento relativo alla certificazione medica del ricorrente, inizialmenteinserito nel fascicolo disciplina relativo a quest'ultimo, ma attualmenteconservato nel fascicolo pratiche sanitarie, non rientra, per i motivi sopraesposti,  tra le richieste legittimamente esercitabili ai sensi degliartt. 7 e 8 del Codice; rilevato altresì che l'istanza di cancellazione deidati personali del ricorrente, contenuta nell'atto di ricorso, non risultaessere stata azionata con il previo interpello al titolare del trattamento eche pertanto, in virtù del principio di corrispondenza tra chiesto epronunciato, non può essere presa in considerazione in questa sede, ciò tenutocomunque conto della sussistenza, in capo al datore di lavoro, di specificiobblighi di conservazione della documentazione, sia medica che di altra natura,attinente i vari aspetti dello svolgimento del rapporto di lavoro che neimpediscono la distruzione;

RITENUTO,alla luce di quanto sopra esposto, di dover dichiarare il ricorsoinammissibile;

RITENUTO che sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese delprocedimento;

VISTAla documentazione in atti;

VISTIgli artt. 145 e ss. del Codice;

VISTEle osservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensidell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATOREla dott.ssa Augusta Iannini;

TUTTO CIO' PREMESSO IL GARANTE:

1)dichiara il ricorso inammissibile;

2)dichiara compensate le spese del procedimento fra le parti.

Ai sensidegli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presenteprovvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziariaordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trentagiorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessantagiorni se il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 20 marzo 2014

Il presidente
Soro

Il relatore
Iannini

Il segretario generale
Busia