Garante per la protezione
    dei dati personali


PROVVEDIMENTO DEL 20 FEBBRAIO 2014

Registro dei provvedimenti 
n. 95 del 20 febbraio 2014

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATIPERSONALI

NELLAriunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, dellaprof.ssa Licia Califano e della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti edel dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTOil ricorso, presentato in data 12 novembre 2013 nei confronti del Ministerodella Difesa, con cui XY, ex dipendente del Ministero medesimo assunto in data15 novembre 2004, assegnato, nel ruolo di assistente amministrativo, alTribunale militare di Verona in data 5 marzo 2012 e successivamente cessato dalservizio a seguito di dimissioni volontarie in data 3 febbraio 2013, hamanifestato la propria opposizione al trattamento dei dati giudiziari che loriguardano da parte dell'amministrazione resistente lamentando chequest'ultima, in data posteriore alla cessazione del rapporto di lavoro,avrebbe indebitamente inviato ad alcuni uffici giudiziari richieste diinformazioni sullo stato di procedimenti penali a suo carico, tuttora pendenti,"ivi attivati in seguito a segnalazioni di supposte notizie di reato dell'ufficiodi appartenenza, già oggetto" di altrettanti procedimenti disciplinariavviati in relazione ai medesimi fatti "attinenti al servizio",alcuni dei quali peraltro ormai definiti, con l'irrogazione della relativasanzione, anteriormente al venir meno del rapporto; il ricorrente ha infattieccepito la carenza dei presupposti normativi necessari a legittimare taletrattamento da parte del datore di lavoro, essendo, tra l'altro, venuto meno, aseguito delle dimissioni rassegnate dal dipendente, il potere disciplinare delmedesimo, né potendosi configurare, nel caso di specie, alcuna delle ipotesi diultrattività di tale potere di cui all'art. 55 bis, comma 9, del d.lgs.165/2001 (contenente "Norme generali sull'ordinamento del lavoro alledipendenze delle amministrazioni pubbliche") tenuto conto dellacircostanza che "i fatti per cui sta procedendo l'autorità giudiziaria ()non configurano in alcun modo addebiti disciplinari per i quali sia possibileelevare la sanzione del licenziamento"; l'interessato ha inoltre lamentatoche l'Amministrazione di appartenenza, al fine di trarre in inganno gli ufficigiudiziari coinvolti, avrebbe continuato ad utilizzare, nelle richieste diinformazioni con riferimento al medesimo, la locuzione "dipendente",omettendo pertanto di specificare che trattavasi di persona ormai cessata dalservizio; il ricorrente ha chiesto altresì la liquidazione in proprio favoredelle spese sostenute per il procedimento;

VISTIgli ulteriori atti d'ufficio e, in particolare, la nota del 12 dicembre 2013con la quale questa Autorità, ai sensi dell'art. 149 del Codice in materia diprotezione dei dati personali, d.lg. 30 giugno 2003, n. 196 (di seguito"Codice"), ha invitato la resistente a fornire riscontro allerichieste dell'interessata, nonché la nota del 10 gennaio 2014 con cui è statadisposta la proroga del termine per la decisione sul ricorso;

VISTAla nota, datata 17 dicembre 2013, con cui il Tribunale Militare di Verona,quale ulteriore destinatario delle richieste avanzate dal ricorrente ai sensidella normativa in materia di protezione dei dati personali, nel ribadire dinon aver posto in essere alcuna attività di trattamento di dati giudiziari delricorrente successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro, hadichiarato di aver comunque preso atto della diffida avanzata dal ricorrente ediretta ad impedire "ulteriori trattamenti di dati personali delricorrente di carattere giudiziario";

VISTAla nota, datata 31 dicembre 2013, con cui il Ministero della Difesa, nelcontestare quanto affermato dal ricorrente, ha ritenuto opportuno, in primoluogo e al fine di delimitare esattamente l'ambito oggettivo del ricorso,richiamare i procedimenti disciplinari avviati nei confronti dell'interessatodi cui: 1) uno avviato nel 2010, e ad oggi sospeso in attesa dell'esito dellavicenda giudiziaria, a seguito della notizia dell'esistenza di un procedimentopenale pendente presso il Tribunale di Perugia originato da una denunciaformulata dall'Università di Perugia per supposte false dichiarazioni rese dalricorrente al momento dell'iscrizione ad un corso di dottorato, nel qualeperaltro il Ministero si è costituito parte civile "al fine delrisarcimento del danno, ottenendo dal Giudice il sequestro conservativo dellesomme dovute a titolo di indennità di buonuscita ovvero del trattamento di finerapporto"; 2) un procedimento avviato per dichiarazioni resedall'interessato all'Università Cà Foscari di Venezia in relazione allosvolgimento di un'attività extraistituzionale non autorizzata dall'Amministrazionedi appartenenza e che, ad oggi, risulta archiviato, essendo venuta meno, pereffetto delle dimissioni del medesimo, la causa dell'incompatibilità, salvo irisvolti pecuniari a carico del dipendente per i compensi nel frattempoeventualmente percepiti; l'amministrazione ha dichiarato di non aver avanzatoalcuna richiesta di informazioni all'Autorità Giudiziaria in merito adeventuali iniziative giudiziarie intraprese dall'Università; 3) un procedimentoavviato a seguito della notizia dell'esistenza di un procedimento penaleavviato dalla Procura di Enna su denuncia dell'Università degli Studi dellaSicilia centrale Enna Kore per supposte dichiarazioni mendaci finalizzateall'ottenimento di un contratto di collaborazione per attività di docenza edefinito, in pendenza del procedimento penale, in data 16 agosto 2012 conl'irrogazione della sanzione della sospensione disciplinare dal servizio edalla retribuzione per un mese; 4) un procedimento avviato il 20.06.2012 perdichiarazioni rese all'Ente di appartenenza al fine di ottenere l'indebitaassegnazione di un alloggio militare destinato ad altre tipologie di dipendentie definito, in pendenza di procedimento penale incardinato presso il Tribunaledi Verona su denuncia del Ministero stesso, con irrogazione della sanzionedisciplinare della sospensione dal servizio per quindici giorni; visto che iltitolare del trattamento, nell'affermare la legittimità del proprio operato, hain particolare richiamato il disposto dell'art. 55 ter del d.lgs. 165/2001, cosìcome modificato dal d.lgs. 150/2009 (cd. Decreto Brunetta), che, nelregolamentare i rapporti tra procedimento penale e procedimento disciplinare,prevede la possibilità di sospendere quest'ultimo in attesa dell'esito delprimo qualora l'accertamento dei fatti addebitati al dipendente risultiparticolarmente complesso, pur non precludendo, nelle altre ipotesi, lapossibilità di avviare e concludere autonomamente il procedimento disciplinaree garantendo comunque, in caso di difformità tra i due giudizi, meccanismi diriapertura del procedimento medesimo; alla luce di ciò il Ministero resistente,rilevando che "non è possibile stabilire quale possa essere il contenutodella sentenza prima che il procedimento giunga a conclusione", haprecisato che "da ciò nasce l'esigenza di aggiornare lo stato delprocedimento penale instaurato a carico del dipendente, anche quando ilprocedimento disciplinare sia stato definito con l'irrogazione dellasanzione", prospettando, con particolare riferimento al procedimentodisciplinare ancora  sospeso, il permanere, in capo a sé, di una potestàpunitiva che, pur se condizionata dall'esito del giudizio penale, non puòritenersi preclusa dalle intervenute dimissioni volontarie del dipendente,tenuto altresì conto del fatto che, con riferimento a quello specificogiudizio, il Ministero, essendosi costituito parte civile nel procedimentopenale pendente presso il Tribunale di Perugia, è parte processuale e, cometale, ha infatti ricevuto "l'informazione concernente l'eserciziodell'azione penale () dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale diPerugia ai sensi dell'art. 129 d. lgs. 271/89"; la resistente ha inoltreaggiunto che, in ogni caso, "ai fini della valutazione disciplinare,occorre considerare i precedenti a carico del soggetto coinvolto e ilcomportamento complessivo dello stesso, talché, in alcun modo, si può dare perscontato l'esito del procedimento sospeso in attesa di definizione, come purel'eventuale riapertura di procedimenti chiusi ai sensi dell'art. 55 ter,laddove non siano ancora noti gli esatti termini delle vicende penali in corsoa carico dell'ex dipendente, per adeguare le determinazioni conclusive deiprocedimenti disciplinari stessi all'esito dei giudizi penali";l'Amministrazione della Difesa ha altresì richiamato, quale fondamentonormativo dell'attività di raccolta di dati giudiziari del ricorrente, ilregolamento dalla medesima adottato in attuazione degli artt. 20 e 21 delCodice, ora confluito nel DPR n. 90 del 2010 (cd. Testo Unico delledisposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare) che "nelLibro VI, Titolo II, artt. 1053 e segg. identifica () i tipi di dati sensibilie giudiziari e le operazioni eseguibili da parte dell'amministrazione dellaDifesa nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali" tra cui,appunto, sono menzionati, nel secondo comma dell'art. 1064 del decreto, iprocedimenti in materia di disciplina del personale civile, nonché iprocedimenti di cui all'art. 1065 in materia di controlli finalizzatiall'accertamento di eventuali profili di responsabilità civile, amministrativae contabile; con riferimento, infine, alla contestazione avanzata dalricorrente in merito all'uso improprio del termine "dipendente" almedesimo riferito nelle richieste di informazioni inviate all'AutoritàGiudiziaria, l'amministrazione resistente, nel prendere atto del fatto che taledefinizione "poteva rivelarsi imprecisa", ha dichiarato di non averrivolto, successivamente alla diffida, ulteriori "richieste () con lamedesima dicitura, anzi non è stata () avanzata alcuna ulteriore richiesta,mentre () sono pervenute da parte dell'A.G. risposte a quesiti giàinoltrati";

VISTAla nota, datata 3 gennaio 2014, con cui il ricorrente, nel ribadirel'illegittimità del trattamento posto in essere dall'Amministrazioneresistente, ha contestato quanto dalla medesima affermato eccependo il venirmeno, per effetto delle dimissioni rassegnate dall'interessato, del poteredisciplinare in capo all'ex datore di lavoro trattandosi, in tutti i casirichiamati dal Ministero nella propria memoria, "di contestazionidisciplinari in alcun modo sanzionabili con il licenziamento, né già oggetto disospensione cautelare dal servizio", presupposti cui l'art. 55 bis, comma9, del d.lgs. 165/2001 collega l'ultrattività del predetto potere;l'interessato ha, in particolare, rilevato, sia riguardo al procedimentodisciplinare tuttora sospeso, del quale infatti ha invocato l'archiviazione,che ai due procedimenti già definiti con l'irrogazione della relativa sanzione,che "risulta () impossibile che all'esito penale sia configurato un fattodiverso tale per cui possa essere invocata la massima sanzione disciplinareespulsiva e dunque ancora possa persistere l'ultrattività del poteredisciplinare"; l'interessato ha infine evidenziato la contraddittorietàdella posizione assunta dalla resistente che, se da un lato, afferma lalegittimità del proprio operato, dall'altro dichiara di non aver più avanzato,successivamente alla diffida presentata dall'ex dipendente, alcun ulteriorerichiesta di informazioni agli uffici giudiziari;

RILEVATOche, ai sensi della normativa in materia di protezione dei dati personali, iltrattamento di dati sensibili e giudiziari da parte di soggetti pubblici,nell'ambito dello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, èconsentito solo ove previsto da espressa disposizione di legge o, nel caso didati giudiziari, anche da provvedimento del Garante che specifichi le finalitàdi rilevante interesse pubblico perseguite, i tipi di dati trattati, nonché leoperazioni eseguibili; rilevato altresì che l'art. 21, comma 2, del Codice,richiamando il secondo comma dell'art. 20, prevede altresì che qualora la leggesi limiti ad individuare le sole finalità di rilevante interesse pubblico legittimanti il trattamento, senza fornire indicazioni in ordine ai tipi didati trattati e alle operazioni eseguibili, quest'ultimo è consentito solo inordine ai tipi di dati e alle operazioni specificamente individuati dalsoggetto pubblico con proprio atto di natura regolamentare; rilevato infine chetale individuazione, in relazione ai trattamenti posti in esseredall'Amministrazione della Difesa, è stata effettuata con d.m. n. 203 del 13aprile 2006, successivamente confluito nel d.P.R. n. 90 del 15 marzo 2010 (cd.Testo Unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamentomilitare) che autorizza, tra l'altro, il trattamento di dati giudiziarinell'ambito di procedimenti disciplinari avviati nei confronti del personalemilitare e civile (art. 1064 del d.P.R. 90/2010), oltreché in tema di controllifinalizzati all'accertamento di eventuali profili di responsabilità civile,amministrativa e contabile (art. 1065 del d.P.R. citato);

RILEVATOche il d.lgs. 165 del 2001, contenente "Norme generali sull'ordinamentodel lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche", così comemodificato dal d.lgs. 150/2009, nel dettare, agli artt. 55 e ss,  le normein materia di procedimento disciplinare, regolamenta, in particolare, ilrapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale, prevedendoespressamente che "per le infrazioni di maggiore gravità di cui all'art.55 bis, comma 1, secondo periodo, l'ufficio competente, nei casi di particolarecomplessità dell'accertamento del fatto addebitato al dipendente e quandoall'esito dell'istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivarel'irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento disciplinare finoal termine di quello penale" (art. 55 ter, comma 1, del d.lgs. n.165/2001), da cui consegue che la conclusione del primo viene automaticamenteprocastinata ad un momento successivo alla definizione del secondo; ritenutoaltresì, con riguardo ai procedimenti disciplinari già conclusi in pendenza diprocedimenti penali avviati in ordine ai medesimi fatti, che l'art. 55 ter,secondo e terzo comma, prevede dei meccanismi di raccordo tra i dueprocedimenti prevedendo la possibilità di riaprire, in esito al giudiziopenale, il procedimento disciplinare anche nel caso in cui "dalla sentenzairrevocabile di condanna risulta che il fatto addebitabile al dipendente insede disciplinare comporta la sanzione del licenziamento, mentre ne è stataapplicata una diversa"; tenuto altresì che il CCNL comparto Ministeri del16 maggio 1995 e s.m.i., nell'individuare i criteri cui deve ispirarsi lacondotta del pubblico dipendente, dispone che, nella determinazione dellasanzione concretamente applicabile a colui che sia venuto meno ai predettidoveri si debba tenere conto, pur nel rispetto del principio di gradualità eproporzionalità, anche del "comportamento complessivo del lavoratore, conparticolare riguardo ai precedenti disciplinari, nell'ambito del biennioprevisto dalla legge" (art. 25, comma 1, lett. a) e b), del citatocontratto collettivo);

RILEVATOinfine che, nel caso di specie e alla luce della normativa sopra richiamata, iltrattamento complessivamente posto in essere dal Ministero della Difesa risultaeffettuato in modo lecito tenuto conto del fatto che, con riferimento alprocedimento disciplinare tuttora sospeso, l'Amministrazione resistente, nonessendo noto il contenuto della futura sentenza penale, non può aprioristicamente escludere la successiva applicabilità di una sanzionedisciplinare di tipo espulsivo e dunque l'ultrattività del potere disciplinaredi cui all'art. 55 bis, comma 9, del d.lgs. 165/2001, in capo all'ex datore dilavoro; rilevato inoltre, con specifico riguardo anche ai procedimentidisciplinari già conclusi in pendenza degli analoghi procedimenti penali, che,posto il richiamo del disposto dell'art. 55 ter, comma 2, del citato decreto, nonché delle norme contenute nel CCNL comparto Ministeri, l'Amministrazione ètenuta a valutare, ai fini delle determinazioni da assumere circa l'entitàdella sanzione concretamente applicabile e dunque dell'opportunità dellaeventuale riapertura di un procedimento disciplinare ormai concluso, anchedella condotta complessivamente tenuta dal dipendente nell'arco temporaleantecedente alla sanzione già irrogata, anche in ordine ai conseguentieventuali profili di responsabilità civile, amministrativa e contabile deldipendente;

RITENUTO,alla luce di quanto sopra esposto, di dover dichiarare il ricorso infondato;

RITENUTOaltresì che sussistono giusti motivi per compensare le spese del procedimentofra  le parti;

VISTAla documentazione in atti;

VISTIgli artt. 145 e ss. del Codice;

VISTEle osservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensidell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATOREil dott. Antonello Soro;

TUTTO CIO' PREMESSO IL GARANTE:

a)dichiara il ricorso infondato;

b)dichiara compensate le spese del procedimento fra le parti.

Ai sensidegli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presenteprovvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziariaordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trentagiorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessantagiorni se il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 20 febbraio 2014

Il presidente
Soro

Il relatore
Soro

Il segretario generale
Busia