Garante per la protezione
    dei dati personali


PROVVEDIMENTO DEL 9 GENNAIO 2014

Registro dei provvedimenti
 n. 10 del 9 gennaio 2014

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATIPERSONALI

NELLAriunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della prof.ssa Licia Califano e delladott.ssa Giovanna Bianchi Clerici, componenti e del dott. Giuseppe Busia,segretario generale;

VISTAl'istanza avanzata il 6 aprile 2013 ai sensi degli artt. 7 e 8 del Codice inmateria di protezione dei dati personali (d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196) neiconfronti di Nolostand S.p.A., con la quale XY, direttore YY della predettasocietà dal HH, al quale, contestualmente al rientro in servizio dopo un lungoperiodo di malattia, era stata mossa una contestazione disciplinare per essersiin più occasioni allontanato dalla propria abitazione durante l'orario direperibilità ed aver instaurato asserite, costanti relazioni con societàconcorrenti, aveva chiesto la comunicazione in forma intelligibile di tutti idati personali acquisiti attraverso l'attività di indagine di cui lo stesso erastato oggetto e di conoscerne l'origine, il nome dell'agenzia che avevaeffettuato l'investigazione ed il responsabile del trattamento; rilevato chel'interessato ha anche contestato di non aver ricevuto l'informativa sultrattamento dei dati personali in questione, né di aver rilasciato alcunconsenso al trattamento stesso; rilevato che successivamente, con letteraraccomandata del 23 maggio 2013, Nolostand S.p.A., non ritenendo sufficienti legiustificazioni rese dall'interessato, gli ha intimato il licenziamento pergiusta causa che lo stesso, per il tramite dei propri legali, ha impugnato connota del 23 giugno 2013;

VISTOil ricorso presentato al Garante il 2 ottobre 2013 nei confronti di NolostandS.p.A. con il quale XY, rappresentato e difeso dagli avv.ti Franco Scarpelli eFrancesca Fiore, ha ribadito le richieste già avanzate con l'interpellopreventivo ritenendo non giustificato il diniego all'accesso oppostogli dallasocietà e ha anche chiesto di conoscere le finalità, le modalità e la logicadel trattamento, nonché i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i datisiano stati comunicati; rilevato che il ricorrente ha chiesto di porre a caricodella controparte le spese sostenute per il procedimento;

VISTIgli ulteriori atti d'ufficio e, in particolare, la nota del 17 ottobre 2013,con la quale questa Autorità, ai sensi dell'art. 149, comma 1 del Codice, hainvitato il titolare del trattamento a fornire riscontro alle richiestedell'interessato, nonché la nota del 28 novembre 2013 con la quale, ai sensidell'art. 149, comma 7, è stata disposta la proroga dei termini delprocedimento;

VISTAla memoria pervenuta il 12 novembre 2013 ed il verbale dell'audizione tenutasiin data 15 novembre 2013 nei quali la società resistente (rappresentata edifesa dagli avv.ti Michele Bignami, Francesca Bonino, Roberta Russo e FabioLettera), dopo aver preliminarmente fornito la propria ricostruzione dei fattioggetto di ricorso, ha sostenuto che nessuna informativa sul trattamento deidati personali era dovuta all'interessato ai sensi dell'art. 13, comma 5,lettera b) del Codice "posto che le investigazioni difensive venivanodisposte dalla Società al precipuo intento di tutelare i propri diritti,patrimoniali e non, da sospette e rivelatesi poi fondate –condottecontrarie ai doveri di legge e di contratto"; quanto, invece, al consenso,la società ha ammesso che tra i dati acquisiti nel corso dell'indagine vi sono"dati comprovanti l'accesso, da parte del ricorrente, a strutturesanitarie", ma ha anche sostenuto che tali dati, per la loro"aspecificità" (l'interessato non sarebbe infatti stato seguitoall'interno di specifici ambulatori, come dichiarato nel verbale di audizione),"non sono idonei a condurre, nemmeno attraverso un procedimento logico,alla acquisizione di informazioni indicative dello stato di salute delricorrente"; tale mancanza di interesse per lo stato di salute delricorrente (che, all'epoca dell'indagine, aveva comunque annunciato l'imminenterientro al lavoro) risulterebbe anche dall'oggetto dell'incarico all'agenzia diinvestigazione privata (la cui copia è allegata alla memoria) da parte dellasocietà resistente la quale aveva invece commissionato l'indagine ipotizzandocomportamenti (poi rivelatisi concreti) in violazione dei doveri di fedeltà,lealtà e correttezza del lavoratore e preparatori al compimento di atti diconcorrenza sleale; il trattamento dei dati che riguardano il ricorrentesarebbe pertanto lecito ai sensi dell'art. 24, comma 1, lett. f) e 26, comma 4,lett. c), del Codice; rilevato, infine, che la società, pur riconoscendo che"i dati di cui è in possesso relativamente al ricorrente e alle sueattività sono più ampi -ancorché a livello di dettaglio - di quanto riflessonella lettera di contestazione disciplinare del 2 aprile 2013", ha in ognicaso sostenuto la propria volontà di avvalersi del differimento del diritto diaccesso di cui all'art. 8, comma 2, lett. e) del Codice "trovandosi nelperiodo "durante il quale potrebbe derivarne un pregiudizio effettivo econcreto per lo svolgimento delle investigazioni difensive o per l'eserciziodel diritto in sede giudiziaria"; ciò in quanto : 1) "sussiste unasituazione di precontenzioso tra le parti, avendo il ricorrente manifestatoanche nel ricorso la propria volontà di impugnare giudizialmente illicenziamento (dopo averlo fatto in via stragiudiziale con comunicazione del 24giugno 2013)," senza considerare che anche la società ha intenzione ditutelare i propri diritti in relazione a presunti comportamenti di concorrenzasleale; 2) la comunicazione al ricorrente di tutti i dati che lo riguardano edell'origine degli stessi "costituirebbe un rischio di concreto edeffettivo pregiudizio all'esercizio dei diritti del datore di lavoro in sedegiudiziale, () non tanto in riferimento ai fatti oggetto dicontestazione", già ampiamente resi noti al ricorrente nella contestazionedel 2 aprile 2013, "quanto in relazione all'approccio al mezzo probatoriodegli stessi, che - alla luce delle peculiarità del rito del lavoro -risulterebbe ingiustificatamente aggravato per il datore di lavoro (cui incombel'onere della prova) con attribuzione di altrettanto ingiustificato vantaggioprocessuale al lavoratore"; 3) "è lo stesso ricorrente a palesare lastrumentalità del ricorso () che è essenzialmente finalizzato a conoscere -prima dell'introduzione del ricorso giudiziale - tutti gli elementi probatoridi cui Nolostand si avvarrà a propria difesa";

VISTEle note, pervenute in data 26 novembre 2013, con le quali la ricorrente hasostenuto l'infondatezza dell'eccezione invocata dalla controparte,evidenziando come "il diritto di differimento è configurabile ()unicamente allorché il pregiudizio in ipotesi derivante dalla rivelazione deidati stessi sia effettivo e concreto", non essendo a tal fine sufficiente"la semplice allegazione dei pretesi vantaggi che il richiedente l'accessopotrebbe ottenere dalla anticipata conoscenza dei dati";

RILEVATOche, ai sensi dell'art. 8, comma 2, lett. e), del Codice, i diritti di cuiall'articolo 7 non possono essere esercitati con richiesta al titolare o alresponsabile o con ricorso ai sensi dell'articolo 145, se i trattamenti di datipersonali sono effettuati per far valere o difendere un diritto in sedegiudiziaria, limitatamente al periodo durante il quale potrebbe derivarne unpregiudizio effettivo e concreto per l'esercizio del diritto in sedegiudiziaria; rilevato che la valutazione dell'esistenza del pregiudizioeffettivo deve essere effettuata caso per caso, anche in relazione ai dirittispecificamente esercitati e sulla base di concreti elementi forniti daltitolare del trattamento o comunque risultanti dagli atti;

RITENUTOche la società resistente – che risulta aver raccolto i dati personalidell'interessato attraverso un'indagine diretta a verificare l'eventualericorrenza di comportamenti illeciti dello stesso in violazione delleobbligazioni contrattuali, nonché di atti di concorrenza sleale– hafornito, nel caso di specie, elementi sufficienti a supporto della propriarichiesta di differimento, rappresentando l'esistenza di una situazioneprecontenziosa fra le parti e precisando che, in particolare, il disvelamentoal ricorrente dell'origine dei dati (oltre che la loro integrale messa adisposizione) oggetto dell'istanza comprometterebbe le proprie possibilitàdifensive nell'eventuale, ma dichiarata, impugnazione giudiziale dellicenziamento; ritenuto quindi che, in relazione alle specifiche circostanzerappresentate e sulla base della documentazione in atti, risulta allo statolegittimo il differimento dell'esercizio dei diritti di cui all'art. 7 delCodice ai sensi del citato art. 8, comma 2, lett. e), del medesimo Codice e chepertanto il ricorso deve essere dichiarato infondato;

RITENUTOche sussistono giusti motivi per compensare le spese tra le parti;

VISTAla documentazione in atti;

VISTIgli artt. 145 e s. del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg.30 giugno 2003, n. 196);

VISTEle osservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensidell'art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000;

RELATOREla dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici;

TUTTO CIO' PREMESSO IL GARANTE:

a)dichiara infondato il ricorso;

b) dichiaracompensate le spese tra le parti.

Ai sensidegli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presenteprovvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziariaordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trentagiorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessantagiorni se il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 9 gennaio 2014

Il presidente
Soro

Il relatore
Bianchi Clerici

Il segretario generale
Busia