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CONTENZIOSO PENALE SUL LAVORO E PRIVACY


L'azienda non puė accedere ai file del dipendente, ma puė conservarli per far valere i suoi diritti

 

Il diritto alla riservatezza dei lavoratori deve essere bilanciato con la possibilitą per le imprese di tutelarsi nell'ambito di eventuali procedimenti penali.

Lo ha chiarito il Garante decidendo sul ricorso di un dipendente che chiedeva al suo ex datore di lavoro di cancellare alcune cartelle personali presenti nel computer portatile restituito dopo il licenziamento, opponendosi ad ogni ulteriore uso dei suoi dati contenuti nel pc. Nelle cartelle personali erano infatti conservate e-mail, fotografie e altra documentazione di esclusiva valenza personale.

Nel corso dell'istruttoria, la societą ha perė affermato che proprio in quel materiale potevano essere presenti prove della concorrenza sleale posta in essere dal dipendente insieme ad altri colleghi. L'azienda intendeva quindi mettere l'hard disk del computer, senza alterazione alcuna, a disposizione dell'autoritą giudiziaria al fine di far valere i propri diritti.

Il Garante (con un provvedimento di cui Ź stato relatore Giuseppe Chiaravalloti) non ha accolto la richiesta avanzata dall'interessato di far cancellare i dati, ma ha deciso di inibire alla societą l'accesso alle cartelle private poiché il trattamento dei dati personali estranei all'attivitą lavorativa avrebbe violato i principi di pertinenza e non eccedenza previsti dal Codice della privacy. L'Autoritą ha perė riconosciuto il diritto dell'impresa di conservare i file del dipendente al fine di poterli eventualmente presentare come prova nell'ambito del contenzioso penale. L'acquisizione dei dati nel procedimento dovrą comunque avvenire su precisa disposizione del giudice.