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Corte europea dei diritti umani: no a conservazione illimitata Dna

 

Conservare senza limiti di tempo profili del Dna, campioni biologici e impronte digitali viola il diritto alla privacy, soprattutto nel caso di minori.

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza n. 880 del 4.12.2008, definendo il ricorso di due cittadini inglesi, uno dei quali minore, accusati rispettivamente di molestie e di tentato furto, che avevano chiesto invano alla polizia inglese la distruzione delle impronte digitali e dei campioni di Dna raccolti al momento dell'arresto e conservati anche dopo la chiusura, con assoluzione, del procedimento penale a loro carico.

I due cittadini si erano visti rigettare la richiesta dalla polizia in base ad una legge nazionale che consente il prelievo e la conservazione di questi campioni senza limiti di tempo nella banca dati inglese del Dna.

La Corte, all'unanimitł, ha riconosciuto la violazione del diritto alla vita privata ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti umani del 1950.

I giudici di Strasburgo hanno sottolineato, in particolare, che i profili di Dna permettono di risalire all'origine etnica e ricostruire i legami familiari, il che rende la conservazione piŁ delicata e suscettibile di ledere il diritto alla riservatezza anche di terzi.

Nella sentenza, inoltre, i giudici europei hanno rilevato che Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord sono i soli paesi in Europa a consentire la conservazione illimitata delle impronte digitali e dei prelievi di Dna di qualsiasi persona sospettata di aver commesso un reato, indipendentemente dall'etł, natura e gravitł del reato specifico.

I giudici hanno considerato, poi, particolarmente preoccupante il rischio di stigmatizzazione, derivante dal fatto che persone innocenti siano state trattate alla stregua di criminali.

Per tutti questi motivi la Corte ha considerato che la conservazione indiscriminata e senza limiti temporali dei profili del Dna e di altri elementi biometrici costituisce una violazione del diritto al rispetto della vita privata e non puś ritenersi accettabile in una societł democratica, nÄ proporzionata alle finalitł di tutela della sicurezza pubblica.

La Corte ha chiesto alla Gran Bretagna di adottare tutte le misure necessarie per dare seguito alla sentenza.