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TLC: CRITICHE ALLA PROPOSTA DI CONSERVARE TUTTI I DATI DI TRAFFICO IN EUROPA

La misura antiterrorismo presentata al Consiglio dell’Ue da Francia, Irlanda, Svezia, Regno Unito riguarda anche Internet e la posta elettronica

Una proposta avanzata da alcuni Stati dell’UE prevede la conservazione "a priori", fino ad un massimo di 36 mesi, di tutti i dati di traffico, compresi quelli relativi a Internet, SMS, MMS, posta elettronica. Forti critiche sono state espresse da più parti, compresi i gestori e fornitori di servizi di comunicazione che contestano l’inutilità ed i costi eccessivi di un’iniziativa del genere. Sul punto si sono già dette più volte contrarie le Autorità europee di protezione dei dati.

La proposta presentata da quattro Stati dell’UE (Francia, Irlanda, Svezia, Regno Unito) lo scorso aprile prevede che il Consiglio dell’UE decida di chiedere agli Stati membri l’introduzione di misure nazionali per la conservazione a priori di tutti i dati trattati e conservati per la fornitura di servizi pubblici di comunicazione ovvero di tutti i dati disponibili nelle reti di comunicazione pubblica, allo scopo di favorire le indagini, la prevenzione e la repressione dei reati con particolare riguardo al terrorismo (www.consilium.eu.int, Doc. n. 8958/04 del 28 aprile 2004). Su questa proposta, che non ha ancora ottenuto il beneplacito della Commissione europea, è stata aperta anche una consultazione pubblica che è terminata lo scorso 15 settembre 2004 (http://europa.eu.int/information_society/topics/ecomm/doc/useful_information/library/public_consult/data_retention/consultation_data_retention_30_7_04.pdf ).
I risultati della consultazione sono stati presentati in occasione di un recente seminario pubblico organizzato a Bruxelles il 21 settembre
(http://europa.eu.int/information_society/topics/ecomm/doc/useful_information/library/public_consult/data_retention/documents/agendaopenworkshop_data_retentionv1_3.pdf).

In sostanza, la proposta di decisione prevede l’obbligo di conservare tutti i dati di traffico e localizzazione per un minimo di 12 ed un massimo di 36 mesi; i dati sono quelli necessari per identificare la fonte di una comunicazione, i servizi usufruiti, l’instradamento e la destinazione di una comunicazione, l’ora e la durata della comunicazione, il tipo di comunicazione, l’apparecchiatura utilizzata, e la localizzazione della comunicazione per l’intera sua durata. I dati in questione sono generati da servizi di telefonia (compresi SMS ed MMS), Internet, posta elettronica, Voice-over-IP, FTP, servizi su banda larga, ed ogni eventuale tecnologia sviluppata negli anni a venire.

Per quanto nel testo si affermi che l’obbligo di conservazione non si applica ai contenuti delle comunicazioni, la mole di dati è tale che risulta possibile rintracciare con precisione i percorsi seguiti da ogni singolo abbonato o utente nell’utilizzare servizi di comunicazione; del resto, questo è lo scopo dichiarato della proposta, che intenderebbe facilitare le indagini e la repressione di reati penali con particolare riguardo a quelli di matrice terroristica.

Molte critiche sono giunte, durante il seminario pubblico sopra ricordato, proprio dai gestori e dagli operatori di TLC, che hanno fatto notare come le disposizioni previste siano sproporzionate rispetto agli scopi (statistiche diffuse indicherebbero che in rarissimi casi è richiesto l’accesso a dati di traffico risalenti ai 12 mesi precedenti per lo svolgimento di indagini penali) e, soprattutto, comportino costi eccessivi per la conservazione dell’enorme mole di dati generati dai servizi di comunicazione in oggetto. Inoltre, numerosi gruppi per la difesa dei diritti civili hanno pubblicato dichiarazioni o documenti nei quali evidenziano critiche e punti deboli rispetto alla proposta, giudicata "inutile" e "sproporzionata" (vedi, per tutti, il documento pubblicato dai Computer Professionals for Peace and Social Responsibility e dalla German Organisation for Data Protection, http://www.datenschutzverein.de/Pressemitteilungen/2004_tkdaten_eu.pdf ).

Va sottolineato che anche il Gruppo che riunisce le autorità europee di protezione dei dati si sta occupando della questione, e si è peraltro espresso più volte con chiarezza rispetto all’inopportunità ed illegittimità di una conservazione indiscriminata dei dati di traffico. Fra i molti documenti in materia, si segnala, in particolare, la dichiarazione pubblicata dalle autorità di protezione dati dopo la conferenza di Cardiff del 2002 (http://www.europa.eu.int/comm/internal_market/privacy/docs/wpdocs/2002/wp64_it.pdf ) ed il Parere 1/2003 sulla conservazione di dati di traffico per scopi di fatturazione http://www.europa.eu.int/comm/internal_market/privacy/docs/wpdocs/2003/wp69_it.pdf ). Il gruppo ha fatto notare come questo tipo di approccio sia incompatibile, fra l’altro, con i principi fissati nell’Articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, secondo la quale qualunque interferenza nella vita privata delle persone (che il testo stesso della proposta di decisione riconosce essere una conseguenza delle disposizioni di cui si chiede l’attuazione) è ammissibile solo sulla base di un adeguato fondamento giuridico, per finalità specifiche e determinate, e nella misura di quanto necessario e proporzionato in una società democratica.