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PRIVACY E DIGNITÀ (II)

Gli interventi dell'Autorità italiana alla Conferenza di Wroclaw

Alla Conferenza l'Autorità italiana ha partecipato a diverse sessioni.

"Il diritto di sapere, la libertà di comunicare, la trasparenza - caratteristiche fondamentali di una società democratica - non possono cancellare il bisogno di intimità, il diritto di sviluppare liberamente la personalità, di costruire liberamente la propria sfera privata". É quanto ha affermato Mauro Paissan, componente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, nell'intervento tenuto nell'ambito della sessione dedicata ai rapporti tra diritto alla riservatezza e diritto all'informazione.

Paissan ha ricordato innanzitutto come all'interno del complesso rapporto tra libertà di informazione e diritti della persona, il Garante svolga un ruolo forte rispetto agli altri Paesi europei. In Italia, infatti, i principi della direttiva madre del 1995 sulla protezione dei dati personali trovano applicazione anche nel settore giornalistico. Due sono gli strumenti ai quali il Garante fa riferimento per bilanciare gli interessi in conflitto: la normativa generale sulla protezione dei dati personali, raccolta nel Codice della privacy, e uno strumento più flessibile, il Codice di deontologia relativo all'attività giornalistica.

Entrambi pongono in rilievo il principio dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico e l'esigenza che il diritto di cronaca venga equilibrato con i diritti fondamentali e con tutta una serie di garanzie poste a tutela della persona, che vanno dalla salvaguardia delle persone malate, della sfera sessuale, dell'origine etnica, dei minori, del domicilio, delle persone coinvolte in fatti di cronaca, ai personaggi noti.

L'entrata in vigore della normativa sulla protezione dei dati personali e l'annuncio della stesura di un codice deontologico hanno suscitato a suo tempo polemiche nel settore giornalistico, ma i fatti hanno dimostrato - ha continuato Paissan - che non solo il Garante non funziona da censore o svolge una mera funzione "antigossip", ma aiuta a costruire un corretto rapporto tra diritto di cronaca e privacy dei cittadini.

Concludendo il suo intervento, Paissan ha sottolineato come lo sviluppo tecnologico apra problematiche inedite nel settore giornalistico che richiedono l'elaborazione di un'apposita normativa: il web, per esempio, dà la possibilità di divulgare dati che possono essere difficilmente eliminati. Nel caso di false notizie esse raramente vengono cancellate ed è sufficiente un motore di ricerca per riportarle alla luce, tanto che si è giunti a parlare di fine del "diritto all'oblio".

Gaetano Rasi, componente dell'Autorità garante italiana, è intervenuto alla sessione sugli aspetti economici della privacy affermando che "Il diritto alla tutela dei dati personali è destinato a svolgere una funzione fondamentale per disegnare i futuri assetti del rapporto tra imprese e consumatori. La tutela dei dati personali può diventare una leva di sviluppo economico e non un fattore frenante della crescita."

Rasi ha ricordato i profondi cambiamenti causati dalla tecnologia sulle attività umane, in particolare per quanto riguarda la produzione e la distribuzione dei beni e ha fatto riferimento alla necessità che la privacy venga considerata come una esigenza connessa alla qualità dei beni e dei servizi in vendita, dunque come una risorsa per emergere sui concorrenti nel moderno mercato.

Se da una parte vi è il rischio di un consumatore assediato dalle nuove tecnologie, che invadono la sua vita privata con proposte di acquisto, dall'altra vi è il rischio di un mercato che non riesce più ad entrare in contatto con il cliente e a stabilire un rapporto diretto. Ed è qui che la protezione dei dati personali può dimostrarsi un utile strumento per la definizione di un corretto rapporto tra imprese e consumatori: "L'esistenza di norme di tutela dei dati personali - secondo il componente dell'Autorità italiana - può permettere di migliorare la qualità del rapporto con il cliente e con il cittadino perché le aziende possono disporre di informazioni corrette e genuine, raccolte con il consenso dell'interessato che desideri essere effettivamente contattato."

Rasi ha concluso sottolineando come una generale normativa sulla protezione dei dati personali sia il "crocevia" verso il quale convergono i possibili percorsi di sviluppi della società contemporanea.

"La propaganda politica è uno strumento fondamentale di partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Dobbiamo però evitare un suo uso distorto e tutelare i diritti e le libertà dei cittadini". Partecipando alla sessione sul marketing politico,Giovanni Buttarelli, segretario generale dell'Autorità italiana, ha osservato che il marketing politico diretto a singole persone presenta problemi analoghi al marketing commerciale: è invasivo, comporta l'utilizzo di dati di diversa provenienza (registri pubblici, elenchi telefonici, liste elettorali, indirizzi e-mail etc.), pubblicizza qualcosa in molti casi non richiesto. Ma può determinare maggiori rischi per l'interessato perché si serve di dati di natura "sensibile" che riguardano aspetti legati alla sua identità personale e alle sue convinzioni. A maggior ragione, dunque, chi effettua marketing politico deve ottenere il preventivo consenso all'uso dei dati da parte dei cittadini. E non deve confondere "la pubblicità di diritto con la pubblicità di fatto", come succede spesso con gli indirizzi di posta elettronica: il fatto che essi siano su Internet e quindi conoscibili da chiunque non significa che essi possano essere usati liberamente per scopi commerciali, ha ricordato Buttarelli.

Oggi la competizione politica è diventava più intensa e capillare e il marketing di propaganda elettorale usa nuove tecniche, come i banner sul Web, o come gli sms, che sono diventati uno strumento appetibile per un candidato. Buttarelli ha discusso dei recenti casi di utilizzo degli sms in Italia alla luce degli orientamenti emersi in ambito internazionale.

Per quanto riguardo gli elenchi telefonici, il segretario generale del Garante ha sottolineato le novità che verranno introdotte in Italia, primo Paese in Europa, a partire dal 2005. Esse prevedono l'inserimento, con il consenso dell'interessato, anche dei numeri cellulari e soprattutto la possibilità per gli abbonati di scegliere se ricevere o meno pubblicità. Chi la accetta vedrà il suo nome contrassegnato con uno speciale simbolo. Grande attenzione dovrà quindi essere posta ad un'adeguata informazione degli abbonati per consentire loro una scelta libera e consapevole.

"Occorre - ha concluso Buttarelli - evitare di restringere la circolazione delle idee e delle proposte politiche, ma promuovere un marketing responsabile che non riduca le scelte degli elettori o allontani dall'arena politica di chi teme un uso a fini di profilazione dei suoi dati personali".

Al Presidente dell'Autorità Garante, Stefano Rodotà, è stato affidato il compito di concludere la Conferenza e di fare il punto sui temi esaminati nel corso dei tre giorni di lavori Rodotà ha messo in evidenza il legame sempre più stretto tra privacy, libertà e dignità. Senza una forte tutela dei loro dati, le persone rischiano sempre di più di essere discriminate per le loro convinzioni, credenze religiose, condizioni di salute: la privacy, dunque, non è più riducibile al diritto d'essere lasciato solo, ma è ormai diventata un elemento essenziale della società dell'eguaglianza. Senza una forte tutela delle opinioni politiche, dell'appartenenza partitica, sindacale, associativa, i cittadini rischiano di essere esclusi dal processo democratico: la privacy si presenta così come componente della società della partecipazione. Senza una forte tutela del "corpo elettronico", dell'insieme delle informazioni raccolte su ciascuno di noi, la stessa libertà personale viene messa in pericolo: la privacy si precisa così come una condizione ineliminabile della società della libertà, come uno strumento indispensabile per contrastare le spinte verso una società della classificazione, della sorveglianza, della selezione sociale.

Anche quando è necessario combattere il terrorismo, questa legittima finalità non può essere perseguita con pesanti limitazioni della democrazia e dei diritti, adottando logiche autoritarie. Proprio la memoria dei paesi come la Polonia, che ha conosciuto le prassi dittatoriali delle schedature e del controllo capillare dei cittadini, dovrebbe renderci consapevoli della necessità della privacy per rimanere all'interno di una società della dignità.

Questi valori - eguaglianza, partecipazione, libertà, dignità - rappresentano gli ineludibili criteri di riferimento per stabilire l'accettabilità democratica e la compatibilità con il rispetto della persona del ricorso a strumenti tecnologici sempre più sofisticati e invasivi.

Rodotà ha segnalato in particolare quattro problemi:

1. il passaggio da forme di sorveglianza mirata verso soggetti pericolosi ad una sorveglianza generalizzata, trasformando tutti i cittadini in "sospetti";

2. le trasformazioni del corpo, utilizzato come una "pasword" attraverso i dati biometrici, accompagnato da strumenti elettronici (braccialetti, microchip) che rendono possibile seguirlo e localizzarlo in maniera permanente;

3. la videosorveglianza generalizzata che fa scomparire la libertà di circolazione e le lunghe conservazioni dei dati che rendono ciascuno di noi "prigioniero" del proprio passato e dei controllori delle grandi banche dati;

4. la necessità di un "habeas data", di una protezione integrale della persona nella dimensione elettronica, che adempia alla stessa funzione di garanzia delle libertà che ha storicamente svolto l'"habeas corpus", l'impegno a rispettare il corpo e la libertà della persona.

In questa prospettiva, proprio una forte tutela della privacy può liberare le nuove tecnologie dal rischio di utilizzazioni lesive dei diritti fondamentali. Esse possono così divenire pienamente disponibili per una più diffusa ed effettiva partecipazione politica e sociale, per un più largo accesso alla conoscenza ed alla comunicazione, per accrescere il benessere personale e rendere possibili interventi proporzionati ed adeguati per la sicurezza individuale e collettiva.

La tutela della privacy si proietta così - ha concluso Rodotà - al di là della semplice protezione della sfera privata e diviene elemento essenziale della cittadinanza del nuovo millennio.