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PROCESSO CIVILE ON LINE: IL GARANTE CHIEDE MAGGIORI TUTELE

Rigorosa individuazione dei soggetti che hanno accesso ai dati e misure di sicurezza rafforzate

Chieste dall'Autorità garante maggiori tutele per la privacy delle persone coinvolte nel processo civile telematico. Rigorosa individuazione dei soggetti che possono intervenire nel sistema processuale on line, sia per gli aggiornamenti, sia per la consultazione ed indicazione delle loro competenze specifiche, rafforzamento delle misure di sicurezza, e conservazione dei dati solo per il tempo necessario a raggiungere gli scopi per i quali sono stati raccolti. Queste le principali indicazioni contenute nel parere reso dall'Ufficio del Garante al Ministero della giustizia che sta predisponendo un decreto ministeriale per rendere pienamente operativo il processo civile telematico. In questo modo magistrati, avvocati, parti e personale giudiziario, collegati in rete, potranno intervenire direttamente nel processo, trasmettendo comunicazioni, notifiche, atti sottoscritti con firma digitale e consultare lo stato del procedimento, senza recarsi necessariamente in tribunale.

In particolare l'Autorità, in considerazione della delicatezza della tematica trattata e della complessità del sistema informativo, ha chiesto al Ministero di precisare, con una disposizione espressa da inserire nel decreto, che dati e informazioni trattati dai vari soggetti pubblici coinvolti nel funzionamento del SICI (Sistema informatico civile) possono essere usati solo per le finalità legate allo svolgimento del processo civile on line e in base alle rispettive funzioni e competenze. Particolare attenzione poi, dovrà essere posta nel rafforzamento delle misure di sicurezza per prevenire possibili accessi abusivi alle informazioni e ai documenti informatici e scongiurare eventuali gravi ricadute sugli stessi processi. Il SICI è un complesso sistema informatico in cui la circolazione dei documenti elettronici tra i soggetti abilitati (magistrati, personale giudiziario, avvocati) è assicurata da apposite strutture che fungono da vere e proprie stazioni di accesso al sistema: il "gestore centrale dell'accesso", presso il Ministero; il "gestore locale" attivato presso ogni ufficio giudiziario e i "punti di accesso" che possono essere gestiti da soggetti pubblici o da privati con particolari requisiti. L'Autorità ha sottolineato inoltre la necessità di previsioni di accesso più selettive e rispettose delle disposizioni processuali e della privacy per difensori privati, avvocati e procuratori dello Stato e i loro rispettivi collaboratori. Nel decreto infine dovranno essere individuati termini più specifici di conservazione dei dati, esigenza che si pone soprattutto per i dati relativi ai messaggi di posta certificata.