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CENTRALI RISCHI: OCCORRE MAGGIORE TUTELA PER I CONSUMATORI

In arrivo il codice deontologico per regolamentare il settore del credito al consumo

Le "centrali rischi" private in ritardo nell'applicazione della normativa sulla privacy costringono ancora innumerevoli cittadini a chiedere l'intervento del Garante per la tutela dei loro diritti. Mentre si avviano alla conclusione i lavori del Codice deontologico numerosi ricorsi e segnalazioni continuano infatti a pervenire all'Ufficio del Garante da parte di consumatori che lamentano l'inerzia delle centrali rischi di fronte a loro legittime richieste.

Si tratta, in molti casi, del mancato aggiornamento dei data base che conservano informazioni sull'andamento e la restituzione dei finanziamenti e che vengono consultati da banche e finanziarie prima della erogazione di piccoli prestiti al consumo per conoscere il grado di "affidabilità" della clientela. Vecchie annotazioni relative a lievi morosità successivamente sanate, brevi ritardi nei pagamenti poi regolarmente effettuati, dati non aggiornati o ancora visibili anche in caso di richieste non accolte provocano lentezze e rifiuti nella concessione del finanziamento. Il fatto poi che le centrali rischi aggiornino i loro archivi solo dopo l'intervento dell'Autorità invece di attenersi ai principi e alle regole indicati nel provvedimento generale del 2002, oltre a comportare ritardi e disagi, anche gravi, per i cittadini, moltiplica i ricorsi al Garante.

Per togliersi di dosso il sostanziale marchio di "cattivo pagatore" la trafila può essere anche lunga. Il consumatore si accorge di essere "moroso" quando la banca gli rifiuta un prestito o non gli concede una carta di credito perché dalla consultazione della centrale rischi privata risultano annotazioni negative sul suo conto. Spesso si tratta di vecchi dati relativi a morosità sanate per le quali il Garante ha disposto, in via generale fin dal 2002, la cancellazione entro un anno dalla data della loro regolarizzazione. E' stata infatti ritenuta sproporzionata la prassi di conservare tutti i dati, spesso anche quelli relativi a richieste di finanziamento non accolte o ritirate, per cinque anni, nonostante il consenso. Prassi in contrasto anche con il cosiddetto "diritto all'oblio" garantito agli interessati e richiamato da recenti norme italiane in materia di correttezza di diversi mezzi di pagamento.

Al momento il primo passo da fare è quello di chiedere alla centrale rischi, come previsto dal Codice della privacy, l'aggiornamento o la cancellazione dei dati inesatti. Se non si riceve risposta o non la si ritiene soddisfacente ci si può rivolgere, con ricorso, all'Autorità. Spesso è sufficiente il solo invito del Garante alla centrale rischi, affinché adempia alle richieste del consumatore, per ottenere la cancellazione dei dati e definire il procedimento. Il ritardo nell'adempimento comporta, comunque, l'attribuzione delle spese sostenute per il procedimento alla centrali rischi.

Il Codice deontologico individuerà invece regole più specifiche e nuove garanzie specie sui tempi di conservazione, per distinguere gravi inadempimenti e fenomeni di "credit shopping" (frazionamento del credito presso diverse finanziarie) da un lato e, dall'altro, eventi lievi e fisiologici in un rapporto di finanziamento di lunga durata.