Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

IN AUMENTO NEGLI USA I "FURTI D'IDENTITÀ"

Negli ultimi cinque anni le vittime sono state 27 milioni. Il numero dei furti rispetto al 2002 è cresciuto dell'80 per cento

Il furto di identità, cioè la sottrazione di dati personali dell'interessato (carta di credito, numero di carta sanitaria etc.), è negli Usa un fenomeno in crescita preoccupante che comporta per le vittime costi economici e psicologici sempre più alti (www.privacyrights.org/ar/idtheftsurveys.htm).

Alcuni recenti studi, pubblicati tra il luglio e il settembre 2003, hanno posto in evidenza la necessità di una maggiore attenzione e di un impegno più concreto da parte dei legislatori, amministrazioni pubbliche, banche e società finanziarie. Oltre ai profili quantitativi, alcune di queste ricerche hanno esaminato anche l'impatto psicologico sulle vittime e le conseguenze a lungo termine.

La FTC, ad esempio, ha valutato un campione di oltre 4.000 famiglie intervistate fra marzo e aprile 2003, dal quale risulta che almeno 27 milioni di americani hanno subito un furto di identità negli ultimi cinque anni. La metà di essi se ne è accorta solo al momento di ricevere l'estratto conto. Nella maggioranza dei casi (67%) i criminali si erano impadroniti surrettiziamente dei dati relativi alla carta di credito, mentre in altri (25%) il problema era sorto dopo che le vittime avevano smarrito documenti personali (carte di credito, libretti per assegni) o ne avevano subito il furto. La FTC stima che i costi per le imprese e le istituzioni finanziarie siano stati pari a oltre 47 miliardi di dollari nel solo 2002, mentre i consumatori vittime di questi furti hanno dovuto sostenere spese a vario titolo per oltre 5 miliardi di dollari. Secondo un altro studio, condotto dalla Gartner (una società di consulenza) su 2.445 nuclei familiari in USA, il numero di furti di identità è salito dell'80% circa rispetto al 2002. Secondo Privacy & American Business, che ha pubblicato il proprio studio in materia alla fine di luglio 2003, sono oltre 30 milioni gli americani che hanno subito furti di identità dal 1990 ad oggi, e di questi ben 13 milioni ne sono stati vittime negli ultimi 2 anni con un costo pari a 1.5 miliardi di dollari/anno; anche in questo caso, l'aumento registrato nell'incidenza del fenomeno fra il 2002 e il 2001 risultava pari all'81%. E' interessante osservare che, secondo uno studio condotto precedentemente dalla stessa società nel 2002, il 91% degli intervistati non ritiene probabile alcun miglioramento. La metà di essi, inoltre, non sa come tutelarsi dal furto di identità, mentre una percentuale ridotta (16% circa) si è munita di dispositivi pro-privacy che consentono, ad esempio, di navigare in rete o di fare acquisti online in forma anonima — spendendo in media 75$, per un totale di circa 2.5 miliardi di dollari. Vale la pena di citare, infine, lo studio più recente pubblicato il 23 settembre scorso dall'Identity Theft Resource Center (www.idtheftcenter.org/idaftermath.pdf), che ricostruisce minuziosamente anche le conseguenze psicologiche del furto di identità analizzando le vicende personali di 173 vittime. Solo nel 15% dei casi sono state le finanziarie o le imprese coinvolte a segnalare il furto di identità al titolare della carta di credito o del conto corrente bancario, che generalmente se ne è invece accorto soltanto a posteriori. Ogni vittima ha dovuto spendere mediamente 600 ore del proprio tempo per eliminare le conseguenze negative (soprattutto per quanto riguarda le informazioni sulla solvibilità), con un costo pari a 16.971 dollari (ore di lavoro perdute, impegni mancati, ecc.), oltre agli oneri legati al furto vero e proprio (in media, pari a 1.495 dollari).

Inoltre, a distanza di oltre 2 anni dalla scoperta del furto, il 41% delle vittime non è ancora riuscita a regolarizzare la propria posizione. L'impatto emotivo della vicenda è stato paragonato dagli intervistati a quello di un crimine violento; in effetti, nelle spese sostenute dalle vittime occorre anche considerare i costi dell'assistenza sanitaria, che non sono indifferenti (stati d'ansia, crisi di panico, collassi nervosi). L'analisi condotta dall'Identity Theft Resource Center si conclude con una serie di raccomandazioni per le parti in causa, con particolare riguardo alle cosiddette "centrali rischi" — che hanno il dovere di trattare correttamente le informazioni relative ai soggetti che siano vittime comprovate di un furto di identità, evitando di venderle o trasferirle ad altre società o imprese e di aggiornare i propri archivi tempestivamente non appena la situazione si regolarizzi — ed ai legislatori, che sono invitati a garantire la sicurezza dei dati personali imponendo il ricorso a meccanismi corretti per la gestione delle informazioni.