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LA PROTEZIONE DEI DATI IN GERMANIA

Pubblicata la Relazione annuale dell’autorità federale

L’autorità federale per la protezione dei dati della Germania ha presentato la sua 19ma relazione annuale, che offre una panoramica dell’attività svolta nell’ultimo anno. Nel marzo 2001 la Germania ha approvato una nuova legge sulla protezione dei dati personali , che ha sostituito quella precedentemente in vigore ed ha recepito la direttiva europea 95/46/CE. Il bilancio delineato dal Garante tedesco, Joachim Jacob, presenta luci e ombre: da un lato è aumentata la sensibilità per le tematiche di protezione dati a livello politico, amministrativo e sociale; dall’altro, le esigenze di privacy non ricevono ancora tutta l’attenzione che meritano, e sussistono molti pregiudizi duri a morire (come l’inconciliabilità di sicurezza pubblica e privacy, o gli ostacoli che la privacy opporrebbe al libero dispiegamento dell’attività economica).

A questo proposito, le problematiche più urgenti sono rappresentate dall’assenza di una legge federale sulla tutela della privacy nel rapporto di lavoro, di norme sulla registrazione e la diffusione delle immagini, dall’aumento del numero di intercettazioni telefoniche in assenza di motivazioni chiare e/o sufficienti. Jacob chiede alla società ed alle istituzioni "di non permettere che nel nostro Paese si faccia strada una cultura della sorveglianza, in modo strisciante e quasi impercettibile, senza che ne sia dimostrata l’effettiva necessità".

Presentiamo di seguito una breve sintesi dei punti principali affrontati da Jacob nella sua relazione annuale al Bundestag:

- La nuova legge federale sulla protezione dei dati. L’introduzione di disposizioni da giudicare in modo indubbiamente positivo (riconoscimento del principio di "parsimonia" nell’uso dei dati personali, previsione dell’obbligo di prior checking, regolamentazione delle attività di videosorveglianza) non ha fatto seguito, sinora, l’approvazione dei regolamenti governativi che devono dare attuazione a tali disposizioni. Il governo federale ha annunciato una "fase 2" nella revisione della normativa federale in materia, e l’auspicio del Garante è che questa spinta a legiferare non lasci irrisolti i problemi ancora esistenti.

- Sicurezza nazionale. E’ necessario che le misure adottate in questo campo tengano conto dei principi di necessità e proporzionalità, e tutto ciò deve avvenire in un contesto internazionale. In particolare, Jacob esprime dubbi sull’efficacia del ricorso alla cosiddetta "Rasterfahndung", ossia alla raccolta ed alla comparazione dei dati relativi a persone "sospette" da parte dell’Agenzia penale federale (BKA), soprattutto perché non sembra che essa abbia portato sinora a risultati significativi. In ogni caso, il Garante fa notare l’assenza di un fondamento giuridico specifico per l’attività della BKA.

- Trasparenza delle attività finanziarie. In questo campo i rischi maggiori sono legati all’esistenza di molteplici banche dati e alla possibilità di incroci fra le informazioni in esse contenute, al di là degli scopi per i quali sono state inizialmente raccolte. Jacob riafferma il diritto fondamentale dei cittadini (sancito da una ormai famosa sentenza della Corte costituzionale tedesca del 1983) all’autodeterminazione informativa.

- E-government e informatizzazione dei servizi sanitari. Anche in questo caso l’interconnessione delle pubbliche amministrazioni e degli enti sanitari è in sé, ovviamente, un fatto positivo, tuttavia è necessario tenere conto degli aspetti di protezione dati fin dalla fase di progettazione. Il "cittadino di vetro" dovrebbe chiedersi, secondo Jacob, fino a che punto sia giusto rinunciare alla propria privacy in cambio di maggiori comodità.

- Dati genetici. Jacob sottolinea la necessità di fare chiarezza quanto prima sui limiti di liceità rispetto alle mille iniziative esistenti in questo settore (test di paternità, pubblicizzazione di analisi genetiche, creazione di banche-dati unificate, ecc.). Il principio-guida, a giudizio del Garante federale, deve essere il divieto generalizzato di eseguire o far eseguire test genetici di terzi, e di trattare o utilizzare i risultati di tali test, in assenza di una specifica autorizzazione o di specifici poteri (derivanti, ad esempio, da norme di legge).

- Sistemi di localizzazione geografica. I pericoli legati all’utilizzo improprio di tali sistemi, al di là di scopi strettamente connessi alla lotta alla criminalità o al terrorismo, lasciano balenare di nuovo la visione di una società della sorveglianza in cui la rintracciabilità di ciascuno rappresenta una grave minaccia per il diritto all’autodeterminazione informativa.

- Sistemi biometrici. Anche su questo punto Jacob sottolinea la necessità di garantire il rispetto dei principi di parsimonia nell’uso dei dati, sicurezza, trasparenza, finalità, necessità e proporzionalità, e non esclude la necessità che il Parlamento approvi in futuro norme specifiche per assicurare tale rispetto.