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VIDEOSORVEGLIANZA: IN UN DOCUMENTO DEL CONSIGLIO D'EUROPA LE LINEE GUIDA PER IL RISPETTO DELLA PRIVACY

Il Comitato di esperti sulla privacy del Consiglio d'Europa ha approvato lo scorso 9 ottobre, all'esito di un lungo processo di analisi, un ampio e complesso documento sul rapporto tra protezione dei dati e videosorveglianza. Il testo - predisposto, in qualità di esperto del Consiglio, dal segretario generale del Garante italiano, Giovanni Buttarelli - fissa le linee guida per operatori pubblici e privati, richiamando l'attenzione sui principi che devono essere rispettati nell'impiego di dispositivi di controllo video.

Il documento si basa sui risultati di uno studio che era stato commissionato nel 2000 dallo stesso Consiglio d'Europa a Buttarelli (disponibile in lingua inglese al seguente indirizzo:

http://www.coe.int/T/E/Legal_affairs/Legal_co-operation/Data_protection/Documents/Reports/3Report%20Buttarelli.asp.

Già in quello studio si sottolineava come gli strumenti elaborati dal Consiglio in materia di protezione dati (oltre alla Convenzione n. 108/1981, le Raccomandazioni riferite a vari campi di attività ed altri documenti) non contengano indicazioni specificamente attinenti alla tematica della videosorveglianza.

Le linee guida approvate oggi intendono, dunque, fornire un primo ausilio pratico in questo senso, sulla scorta delle considerazioni e delle conclusioni alle quali perviene lo studio prima citato.

In particolare, viene ricordata a tutti gli operatori una serie di adempimenti. Occorre, innanzitutto, verificare se il ricorso all'installazione delle telecamere sia consentito dalla legge, in quale misura e per quali scopi; così come occorre garantire il rispetto dei principi di protezione dati, in particolare di quelli stabiliti nella Convenzione del Consiglio d'Europa in materia (108/1981).

Inoltre, il ricorso alle telecamere deve rappresentare l'ultima ratio, ossia deve avvenire solo se sistemi meno invasivi non risultano utilizzabili. L'attività di controllo svolta attraverso sistemi video non deve comprimere le libertà e i comportamenti degli interessati, soprattutto per quanto riguarda la libertà di circolazione e il diritto all'autodeterminazione informativa (è necessario ricordare, infatti, che esiste una ragionevole aspettativa di privacy anche nei luoghi pubblici). Le immagini raccolte devono, poi, essere effettivamente necessarie per gli scopi perseguiti, e non devono essere conservati a lungo se ciò non è richiesto in modo specifico.

I cittadini e i consumatori devono essere informati dell'esistenza di telecamere: si può venire meno a tale obbligo, in misura ragionevole e proporzionata, soltanto se si perseguono scopi di sicurezza pubblica o di lotta alla criminalità, oppure se serve a tutelare i diritti e le libertà di terzi o dello stesso interessato. Devono comunque essere messe in atto misure tali da garantire agli interessati l'esercizio del diritto di accesso ai dati che li riguardano.

Le cautele da adottare, da parte di chi installa telecamere, devono essere particolarmente efficaci se a tali sistemi si associano altre attività o altri dispositivi (raccolta di dati biometrici, sistemi per il riconoscimento automatico dei tratti somatici, indicizzazione dei dati raccolti, profilazione dei soggetti ripresi, ecc.).

Il documento sottolinea, infine, che il ricorso alla videosorveglianza non deve essere finalizzato al controllo delle prestazioni dei lavoratori. Nel caso che tali forme di controllo risultino necessarie per motivi organizzativi e/o per le caratteristiche dell'attività produttiva, occorre l'assenso delle organizzazioni sindacali. E' fondamentale garantire il rispetto della dignità dei lavoratori.

Il documento si affianca al "decalogo" sulla videosorveglianza approvato lo scorso 2 ottobre dai Garanti europei.