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INAMMISSIBILE IL RICORSO SE LA FIRMA E’ AUTENTICATA DA UN PRATICANTE

E' inammissibile il ricorso presentato con la firma del ricorrente autenticata non da un avvocato iscritto all'albo, ma da un praticante, anche se abilitato al patrocinio.

Lo ha ricordato l'Autorità che in sede collegiale, in occasione dell'esame di un ricorso, ha accolto l'eccezione procedurale relativa all'autenticazione della firma sollevata dalla parte controinteressata.

Va ricordato che le violazioni della legge sulla privacy possono essere esposte al Garante in vario modo, ovvero, a seconda dei casi, con quesiti, segnalazioni, reclami e ricorsi. Questi ultimi sono alternativi ad una azione dinanzi al giudice civile e determinano particolari effetti in caso di accoglimento. Ciò spiega perché i ricorsi debbano essere sottoscritti dall'interessato o da un suo procuratore speciale e perché la sottoscrizione debba essere autenticata nelle forme di legge, a pena di inammissibilità. La normativa sulla privacy ed in particolare il regolamento di organizzazione e funzionamento dell'Ufficio (d.P.R. n. 501 entrato in vigore il 16 febbraio 1999), prescrive, dunque, che il ricorso deve essere munito di sottoscrizione del ricorrente o del procuratore speciale, autenticata nelle forme di legge. L'autenticazione non è richiesta solo se la firma sia apposta di fronte ad un funzionario dell'Ufficio, che all'atto della presentazione identifica il ricorrente, o da un procuratore speciale iscritto all'albo degli avvocati e al quale la procura sia stata conferita ai sensi dell'art. 83 del codice di procedura civile.

Il requisito della firma autenticata non può essere sostituito dalla semplice allegazione di una copia di un documento di identità. La norma richiamata reca un esplicito riferimento sia alle modalità di conferimento della procura, sia alla necessità di una contestuale iscrizione all’albo degli avvocati. L'obbligo dell'autentica della firma dell'interessato deriva da una disciplina speciale non modificata dal d.P.R. n. 445 del 2000, che si giustifica nella peculiarità del procedimento attivato dallo stesso ricorso, con il quale gli interessati chiedono la tutela dei propri diritti, in alternativa ad un'azione dinanzi all'autorità giudiziaria.

Con la dichiarazione di inammissibilità non si pregiudicano, comunque, i diritti del ricorrente, il quale può provvedere alla proposizione di un nuovo ricorso, con sottoscrizione autenticata nei termini di legge ed in ogni caso corredato dalla ricevuta di versamento dei diritti di segreteria o dall'attestazione di versare nelle condizioni previste per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato.