Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

L'ACCORDO SAFE HARBOR DI NUOVO ALL'ESAME DEI GARANTI EUROPEI

I Garanti europei, presieduti da Stefano Rodotà, hanno deciso lo scorso 2 luglio a Bruxelles di condurre una nuova un'analisi approfondita del funzionamento dell'Accordo di "Porto sicuro" (Safe Harbor) concluso nel 2000 fra gli USA e la Commissione Europea per consentire il trasferimento di dati personali verso imprese localizzate negli USA. Negli Stati Uniti, infatti, non vi è ancora un grado di protezione normativa "adeguata" rispetto a quella prevista, per i Paesi dell'Unione, dalla direttiva europea sulla riservatezza dei dati personali.

Sulla base dei risultati di questa analisi, le Autorità garanti si sono riservate la possibilità di indicare alla Commissione eventuali provvedimenti necessari per migliorare l'applicazione dell'Accordo.

Il prossimo 1 novembre, ossia due anni dopo la sua entrata in vigore, l'Accordo terminerà un periodo di "rodaggio". Già lo scorso febbraio la Commissione europea aveva però pubblicato un documento in cui faceva il punto sulle prime esperienze applicative (v. Newsletter 11-17 febbraio), segnalando varie lacune e punti critici sul grado di rispetto dell'Accordo, soprattutto in termini di informazione al pubblico e di effettività dei meccanismi di riparazione previsti.

Il Gruppo di lavoro ha preso spunto anche da tale documento e dai risultati della visita compiuta, lo scorso marzo, da una sua delegazione a Washington, guidata da Rodotà, al fine di raccogliere informazioni e scambiare punti di vista con rappresentanti dell'Amministrazione Bush e del Congresso e con varie associazioni per i diritti civili e la difesa della privacy. Si tratta di iniziative che hanno già permesso di raccogliere utili indicazioni rispetto alla necessità di una maggiore cooperazione fra tutti i soggetti interessati in modo da garantire la piena applicazione dell'Accordo.

In effetti, il Gruppo ha ritenuto necessario disporre al più presto di informazioni più approfondite e aggiornate per meglio assolvere al proprio ruolo rispetto alle questioni attinenti la protezione dei dati personali. L'obiettivo di questa attività informativa è soprattutto quello di valutare, in uno spirito costruttivo, come superare eventuali divergenze rispetto all'attuazione di alcune disposizioni del Safe Harbor e colmare le lacune esistenti in termini di prassi applicative. Ciò risulta tanto più necessario se si vuole estendere l'ambito di applicazione dell'Accordo ad altre tipologie di trattamento, o magari ad altri Paesi.

Il Gruppo ha richiamato, in tale contesto, la risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 5 luglio 2000 relativamente all'Accordo di Safe Harbor, ed ha invitato tutte le autorità, gli enti e le associazioni interessate a collaborare per fornire - entro il prossimo 31 ottobre - in particolare attraverso le Autorità nazionali di protezione dei dati e la Commissione europea - informazioni aggiornate e specifiche sui temi seguenti:

- le misure per aumentare la trasparenza del funzionamento dell'Accordo, soprattutto in rapporto all'osservanza delle sue disposizioni da parte delle aziende che dichiarano di avervi aderito,

- la possibilità di mettere a punto strumenti di verifica ulteriori per quanto riguarda l'adesione all'Accordo e l'eventuale perdita dei benefici da esso derivanti (in caso di comportamenti non conseguenti),

- le iniziative per migliorare fra le imprese la conoscenza dei requisiti da soddisfare per rimanere nel Safe Harbor, anche attraverso un apposito manuale già esistente, ma da integrare e ampliare,

- le misure necessarie per perfezionare i meccanismi di risoluzione delle controversie, favorirne la conoscenza su entrambe le sponde dell'Atlantico e armonizzare le modalità di informazione rispetto agli esiti di tali controversie,

- le iniziative da intraprendere per potenziare la cooperazione fra il "panel" costituito dalle Autorità europee con il compito di esaminare eventuali controversie (al quale possono decidere di rivolgersi anche le imprese USA), gli organismi USA di risoluzione delle controversie previsti dall'Accordo e la Federal Trade Commission.

Sulla base delle informazioni raccolte il Gruppo si è riservato di adottare in tempi rapidi un Parere con il quale indicare alla Commissione profili utili ai fini della valutazione complessiva del funzionamento del Safe Harbor.