Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

LE FORZE DI POLIZIA DEVONO TENERE AGGIORNATI I LORO ARCHIVI

Uffici e comandi di polizia devono verificare periodicamente che i dati contenuti nei loro archivi, specie di quelli cartacei, siano esatti ed aggiornati. Devono, se necessario, modificare, integrare o cancellare i dati in loro possesso sulla base dei diversi esiti processuali, anche su eventuale segnalazione degli stessi interessati. Le forze di polizia devono, inoltre, verificare che le operazioni effettuate sui dati personali, raccolti nel corso delle loro attività, corrispondano ai requisiti di liceità e correttezza previsti dalla legge sulla privacy

Con un richiamo al rispetto della normativa, l'Autorità Garante ha concluso l'esame di una segnalazione con la quale un cittadino lamentava il trattamento di dati personali inesatti e non aggiornati da parte di alcuni uffici di polizia. In particolare l'interessato riferiva che presso il Tribunale dove aveva presentato domanda per essere iscritto nell'albo dei consulenti tecnici erano pervenute, richieste dal Presidente dell'ufficio giudiziario, alcune comunicazioni di una stazione dei carabinieri e della questura dove si faceva riferimento a denunce sporte nei suoi confronti, prive di riferimento temporale e di un loro eventuale esito. L'interessato lamentava, inoltre, che nell'informativa dei carabinieri era riportata una valutazione sulla sua persona definita di "cattiva condotta morale e civile", che l'interessato stesso riteneva dannosa per la propria reputazione e per l'attività professionale svolta.

Dagli accertamenti dell'Autorità Garante è risultato che i dati personali dell'aspirante consulente non sono stati trattati nell'integrale rispetto delle disposizioni della legge sulla privacy sull'aggiornamento, la completezza e l'integrazione delle informazioni personali. Le informazioni fornite da questura e carabinieri al Tribunale, infatti, sono risultate in parte inesatte e in parte non aggiornate: due dei procedimenti segnalati erano stati nel frattempo archiviati (ciò non risultava presso gli uffici interessati alla vicenda), e un terzo era stato definito con sentenza di assoluzione "per non aver commesso il fatto" (anche questo sviluppo, come i successivi gradi di giudizio, non risultava agli atti). Un'altra denuncia riportata nell'informativa era invece riferita ad un omonimo, mentre l'ultimo fatto segnalato era stato definito con una sanzione sostitutiva.

Nel provvedimento il Garante ha ribadito che gli uffici di polizia, come ogni altro soggetto pubblico o privato cui si applica la legge 675, devono trattare dati pertinenti e non eccedenti rispetto alle proprie finalità istituzionali. I dati, inoltre, devono essere esatti e se necessario, aggiornati e conservati per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali sono stati raccolti. Regole di correttezza e trasparenza nei confronti del cittadino avrebbero richiesto, inoltre, nel caso di specie, che la questura avesse provveduto autonomamente a rettificare i dati in suo possesso dopo le informazioni fornite direttamente dall'interessato.

Il Garante ha ritenuto anche che il giudizio espresso sulla persona, considerato di "cattiva condotta morale e civile", non era, nel caso in questione, formulato in modo del tutto corretto.

L'Autorità ha colto l'occasione per rilevare nuovamente, su un piano più generale, la necessità che il quadro normativo in materia sia completato, con il previsto testo unico, strutturando meglio i flussi di informazione tra uffici giudiziari e uffici di polizia, specie nei casi in cui il procedimento si concluda con un provvedimento favorevole nei confronti del cittadino o sia nuovamente definito a suo favore in altri casi di giudizio.