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INTERNET. LA LEGGE SULLA PRIVACY NON OSTACOLA LE INDAGINI. GAETANO RASI AL CONVEGNO SULLA RETE

"Al contrario di quanto talvolta si è affermato, la garanzia di riservatezza offerta agli utenti della Rete non deve pregiudicare le esigenze di sicurezza e di prevenzione di crimini quali quelli che possono trovare realizzazione attraverso le comunicazioni effettuate sulle reti telematiche". Lo ha affermato il Prof. Gaetano Rasi, componente dell'Autorità Garante, intervenendo al convegno "Per un uso consapevole di Internet", organizzato dal Ministro per l'Innovazione tecnologica il 29 maggio a Roma.

Rasi ha ricordato come la normativa in materia di protezione dei dati personali "non impedisce l'acquisizione ed il successivo trattamento di dati da parte degli organi preposti dalla legge alla tutela della sicurezza pubblica. Si veda in tal senso anche la "Posizione comune definita dal Consiglio dell'Unione Europea in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche" (Bruxelles 15396/01).

La legge sulla privacy, quindi, consente agli organi titolari delle predette funzioni di sicurezza di acquisire i dati relativi agli utenti della Rete o alle operazioni da questi realizzate nell'ambito di essa, quando tali informazioni siano utilizzate a fini di prevenzione, accertamento o repressione dei reati (si vedano in particolare gli articoli 4, 22 e 27 della legge 675/96). Rasi ha citato ad esempio il fatto che la normativa a tutela dei dati personali non ostacola il ricorso a quegli ordinari strumenti investigativi, quali le intercettazioni di comunicazioni telematiche o le azioni sotto copertura di agenti specializzati, previsti dalla legge 3 agosto 1998, n. 269 (Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù). Inoltre, col recente decreto legislativo 467 del 28 dicembre 2001 è ora possibile perseguire più agevolmente aggressioni ai minori tramite Internet compiute sul nostro territorio e provenienti dall'estero.

Rasi ha ricordato, a questo punto, che l'Autorità Garante ha seguito fin dalla sua nascita, con un'attenzione particolare, la problematica che riguarda la tutela di chi naviga nella rete e, soprattutto, i minori esposti ai rischi di siti pornografici e a quelli di adescamento nonché ai pericoli per la diffusione della pedofilia via Internet. Ma ha citato anche una recente dichiarazione di Don Ilario Rolle, delegato Assoprovider per i problemi sui minori, secondo il quale il problema principale è la produzione di pornografie e non il controllo delle attività dei provider italiani che già da anni, ancor prima che i politici se ne accorgessero, si sono occupati di mantenere pulita la rete. I provider non hanno, dunque, bisogno di obblighi di legge, ma di un codice di autoregolamentazione.

In questa direzione si muove il Garante. L'Autorità ha infatti già avviato le procedure per la promozione dei codici di deontologia per settori delicati, tra i quali proprio Internet.

"I codici — ha sottolineato Rasi - rappresentano una nuova area della strumentazione normativa ed un'innovazione significativa nel sistema delle fonti. Particolare aspetto è quello del generale livello di osservanza dei codici, a sua volta legato al potere dell'associazione od organizzazione di sanzionare gli aderenti che non li rispettano, tenendo anche presente che in alcuni casi, oltre alla rilevanza sul piano interno e quindi di tipo disciplinare, esiste anche una rilevanza esterna che attiene alla liceità del trattamento dei dati. Insieme al potere sanzionatorio, deve però configurarsi anche una forma di sostegno e di assistenza alle persone interessate dal trattamento dei dati da parte dell'organismo rappresentativo del settore, supportata dall'esistenza di mezzi di riparazione adeguati".

E' necessario, infine, tener presente che la riduzione del livello di protezione dei dati sulla Rete frena lo sviluppo delle attività che su essa possono e debbono fiorire.

"Insomma — ha concluso Rasi - la sicurezza dei siti e la non soddisfacente tutela delle informazioni personali scoraggia gli utenti onesti e provoca un danno a tutti gli operatori".