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IL SALUTO DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA

Saluto del Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, in occasione della presentazione della Relazione dell'Autorità Garante:

"Rivolgo il mio saluto di cordiale benvenuto al Signor Presidente della Repubblica, alle autorità oggi qui convenute ed a tutti i presenti.

Sono lieto che la Camera dei deputati ospiti la presentazione della Relazione annuale al Parlamento sull'attività dell'Autorità garante per la tutela della privacy, che ci consente di focalizzare l'attenzione sugli aspetti più significativi di questa delicatissima materia.

In un mondo in cui l'inarrestabile evoluzione tecnologica e mediatica apre incredibili prospettive di raccolta e di trasmissione delle informazioni, l'uomo si colloca quale fonte privilegiata ed inesauribile di dati personali.

I diritti inviolabili che la Costituzione riconosce e garantisce, tesi a tutelare lo sviluppo della persona umana in una dimensione sociale in cui i poteri pubblici sono in funzione dell'uomo e non viceversa, sottendono una impalpabile ma egualmente intangibile "zona di rispetto".

Questa non va intesa come un mero diritto "ad essere lasciato solo", bensì come sfera di intimità personale insopprimibile che va sottratta all’invasiva tendenza ad un controllo pubblico che scavi nelle caratteristiche proprie di ogni persona, nelle sue personali attitudini, nelle sue parole più private.

Il diritto alla privacy non si esaurisce peraltro in un ambito prettamente individualistico, ma tutela la stessa democrazia da ogni offensiva tesa a pregiudicare ed a condizionare la libera collocazione degli individui nella società.

Un bene prezioso ed irrinunciabile, dunque, ma che può essere messo costantemente in discussione nelle moderne società tecnologiche, che dispongono di strumenti mediatici in continua evoluzione e che, quindi, possono facilmente penetrare e violare la riservatezza di ciascuno di noi.

Il diritto alla riservatezza si confronta quotidianamente con la tutela di altri interessi fondamentali della persona fisica e della collettività.

Dopo l'11 Settembre, ci si chiede, per esempio, quale debba essere la giusta linea di demarcazione tra libertà e sicurezza; quale, soprattutto, il margine di privacy cui ciascuno di noi è disposto a rinunciare in nome di una maggiore tranquillità collettiva.

L'improvvisa consapevolezza della esposizione di ciascuno ad un nemico invisibile e terribile, e quindi l'esigenza di una maggiore sicurezza, e, nel contempo, la necessità di non sacrificare la tutela di una imprescindibile sfera di riservatezza, è un problema non esclusivamente italiano , ma che sensibilizza l'intera collettività europea.

In tale cornice, l'Italia ha operato con grande tempestività ed efficacia — talora precorrendo le stesse indicazioni dettate a livello comunitario — nella ricerca degli strumenti necessari al conseguimento di un giusto equilibrio tra queste opposte esigenze.

In questo contesto, deve darsi atto all'Autorità di aver compiuto sin qui un lavoro attento e competente, non soltanto in termini di vigilanza e di controllo, ma altresì in tema di promozione di codici di comportamento e di regole di opportunità, in tutti i settori nell'ambito dei quali vi sia una maggiore esposizione dei dati personali.

Un lavoro delicato, sempre attento a cogliere violazioni anche indirette della legge 675 del 1996, di cui proprio oggi ricorre l'anniversario dei cinque anni dall'entrata in vigore.

Con un decreto legislativo dello scorso dicembre si è provveduto ad ampliare l'ambito di operatività e di controllo dell'Autorità e si è dettata una disciplina tesa alla razionalizzazione ed alla migliore efficacia della normativa esistente in materia.

La complessità e la vastità dei compiti che l'Autorità è così chiamata a svolgere, richiede uno sforzo persistente e rigoroso del Parlamento e del Governo teso ad una definizione normativa sempre più esaustiva della materia della privacy ed a una collaborazione sinergica costante, che costituisca un valido supporto ad un impegno che esige competenze costantemente aggiornate.

La presentazione in Parlamento della Relazione annuale è un segnale inequivocabile dell'attenzione politica ad un valore, quello della privacy, fortemente avvertito dai cittadini e la cui salvaguardia è dovere di ogni democrazia che non lasci spazio a pericolose tentazioni restrittive della piena libertà dell'individuo".