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PRIVACY E SICUREZZA DOPO L’11 SETTEMBRE : I GARANTI EUROPEI CHIEDONO UN APPROCCIO EQUILIBRATO

Abbandonare l’equazione "più sicurezza meno privacy", evitare le forme generalizzate di sorveglianza, valutare le conseguenze delle misure antiterrorismo sulle libertà delle persone. La lotta al terrorismo non deve finire per ridurre il livello di tutela dei diritti fondamentali che caratterizza ogni società democratica. Questa, in sintesi, la posizione espressa dai Garanti europei sulla questione privacy e sicurezza dopo l’attentato di New York.

Il Gruppo che riunisce i rappresentanti delle autorità di protezione dati dell’Unione europea, presieduto da Stefano Rodotà, ha approvato lo scorso 14 dicembre un documento (Parere 10/2001) nel quale è stata ribadita l’esigenza di un approccio equilibrato nella lotta al terrorismo, in particolare dopo gli eventi dell’11 settembre 2001 per far sì che il diritto alla sicurezza e il diritto alla privacy coesistano in maniera equilibrata.

I Garanti hanno sottolineato come gli attacchi recenti contro gli USA abbiano reso necessario per tutti gli stati democratici l’impegno nella lotta al terrorismo. Tuttavia, questa lotta deve rispettare determinate condizioni che costituiscono anche il fondamento delle società democratiche in cui viviamo.

Il Gruppo ha ricordato, in particolare, le numerose iniziative legislative e di altra natura approvate o in discussione a livello comunitario e nazionale; si tratta di iniziative che, in molti casi, hanno un ambito di applicazione molto più ampio della sola lotta contro il terrorismo. Come esempio viene citata la proliferazione di strumenti per il riconoscimento dell’identità, anche attraverso dispositivi biometrici, o la previsione dei reati di "criminalità informatica", la cui definizione - a giudizio del Gruppo - è molto ampia e lascia spazio a interpretazioni non rispettose del principio di legalità.

A tutto ciò si accompagna un potenziamento delle misure di indagine, prevenzione e repressione da parte dei singoli Stati: intercettazioni telefoniche, conservazione generalizzata e a priori di tutti i dati di traffico raccolti dai fornitori di servizi di telecomunicazione, sorveglianza "in tempo reale" dei cittadini, condivisione di dati e archivi per la ricerca di possibili criminali anche per quanto riguarda le banche dati degli immigrati e dei servizi di sicurezza.

La protezione dei dati personali è uno di questi diritti essenziali, come riconosciuto dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il Gruppo ha ribadito, in particolare, la necessità di:

a) tenere conto dell’impatto nel lungo periodo delle misure e delle iniziative adottate, soprattutto in considerazione del fatto che il terrorismo non è un fenomeno nuovo né temporaneo;

b) rispettare il principio di proporzionalità, in base al quale le misure limitative della privacy individuale devono essere indispensabili: non può trattarsi, dunque, di misure semplicemente "utili" o "opportune";

c) aprire un dibattito, il più ampio possibile, sulle iniziative finalizzate a combattere il terrorismo, per valutarne tutte le conseguenze in termini di diritti e libertà fondamentali;

d) respingere l’equazione lotta al terrorismo = lotta alla criminalità in genere, limitando le misure invasive della privacy a quelle effettivamente necessarie;

e) evitare norme oscure o incomplete, prevedendo misure legislative dettagliate per quanto riguarda circostanze, ambiti e modalità di applicazione delle disposizioni che comportino limitazioni della privacy individuale.

In particolare, è necessario evitare tutte le forme generalizzate di sorveglianza e prevedere strumenti di tutela nei confronti di iniziative arbitrarie da parte delle autorità pubbliche (anche in base alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo).

Il Gruppo dei Garanti europei ha sottolineato, infine, che non è fondato vedere nella tutela dei dati personali un ostacolo alla lotta efficace contro le attività terroristiche. Come già ricordato, le direttive in materia e la stessa Carta dei diritti fondamentali dell’UE contengono le deroghe necessarie a consentire interventi contro la criminalità, nel rispetto dei principi fissati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La lotta al terrorismo, è scritto nel parere, "non deve e non può ridurre il livello di tutela dei diritti fondamentali che caratterizza ogni società democratica. Un elemento chiave nella lotta contro il terrorismo è la necessità di garantire il rispetto dei valori fondamentali della nostra società, che sono proprio quei valori che i sostenitori dell’uso della violenza cercano di distruggere".