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IL LUSSEMBURGO "CONDANNATO" PER NON AVER RECEPITO LA DIRETTIVA EUROPEA

La Corte di Giustizia europea ha "condannato" il Lussemburgo per non aver ancora recepito la direttiva europea 95/46 sulla riservatezza dei dati personali.

La direttiva — che l’Italia ha recepito tempestivamente con la legge sulla privacy del 1996 - prevede infatti che gli Stati membri debbano conformarsi alle disposizioni in essa contenute al massimo entro tre anni dalla sua adozione, ossia entro il 24 ottobre 1998.

La sentenza della Corte è stata emessa a seguito del ricorso che la Commissione europea aveva presentato nel dicembre scorso. La Commissione aveva in precedenza avviato la procedura di infrazione e, nell’agosto del 1999, aveva ingiunto al Granducato di adottare i provvedimenti necessari per il recepimento della direttiva entro breve termine.

Nell’ottobre dello stesso anno, le autorità lussemburghesi avevano informato la Commissione che una bozza di disegno di legge era pronta e che il suo deposito presso la Camera dei deputati era previsto entro il 1999.

Non avendo ricevuto alcun’altra informazione, la Commissione aveva, come detto, presentato ricorso. Il Lussemburgo ha giustificato il ritardo nell’iter di trasposizione delle norme europee con la nuova ripartizione delle competenze ministeriali a seguito del cambiamento di governo, precisando che comunque la trasposizione è in corso. A tale proposito va, tuttavia, ricordato che, per giurisprudenza costante, uno Stato membro non può eccepire disposizioni, prassi o situazioni del suo ordinamento giuridico interno per giustificare l’inosservanza degli obblighi e dei termini imposti da una direttiva europea.

La Corte ha dunque stabilito che il Lussemburgo è venuto meno agli obblighi derivanti dalla direttiva europea e lo ha condannato alle spese, così come espressamente richiesto dalla Commissione.