Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

ELENCHI DEI GIUDICI POPOLARI

Nella predisposizione e nell’aggiornamento degli elenchi dei giudici popolari, i Comuni possono trattare anche dati di carattere giudiziario.

Lo ha stabilito l’Autorità Garante intervenendo sulla richiesta di autorizzazione di un ente locale che, alla luce della normativa vigente, riteneva di non potere effettuare il trattamento di tali informazioni. Attualmente spetta ad una apposita commissione, composta dal sindaco e da due consiglieri comunali, il compito di accertare il possesso dei requisiti dei cittadini idonei ad essere nominati giudici popolari di Corte di assise e Corte di assise d’appello. Oltre alla cittadinanza, al titolo di studio e all’età, tale commissione deve accertare il pieno godimento dei diritti civili e politici attraverso l’acquisizione d’ufficio della certificazione penale che le consentirà di valutare l’eventuale esistenza di motivi di carattere giudiziario che limitino o escludano tale diritto, determinando il rigetto della richiesta di inserimento o la cancellazione di chi è già iscritto negli elenchi.

L’Autorità, pur riconoscendo che tali attività (le quali vanno dalla semplice raccolta delle richieste dei candidati, alla più delicata archiviazione dei certificati penali) non risultano specificamente menzionate nella normativa riguardante il trattamento dei dati sensibili da parte delle amministrazioni pubbliche (decreto legislativo n.135/1999) o nelle autorizzazioni generali dell’Autorità, ha evidenziato come la normativa vigente (legge 287/1951) parifichi a tutti gli effetti l’ufficio del giudice popolare all’esercizio delle funzioni pubbliche elettive.

Di conseguenza, nel caso specifico, il trattamento dei dati giudiziari — a parere del Garante - deve intendersi attualmente autorizzato in termini generali, in quanto riconducibile alle attività di rilevante interesse pubblico in materia di elettorato attivo e passivo (art. 8 del decreto legislativo n.135/99). Il Garante ha precisato, inoltre, che la normativa sulla privacy consente l’uso di questi dati solo per l’esecuzione di specifici compiti previsti da leggi o da regolamenti, fra i quali rientra appunto l’accertamento delle cause di ineleggibilità, incompatibilità o rimozione da cariche pubbliche. L’Autorità ha richiamato, infine, l’attenzione del Comune sulla necessità di promuovere e ultimare l’adeguamento del quadro normativo in materia di trattamento dei dati sensibili e a carattere giudiziario (art. 5 del d.lg. 135/99). Tale disposizione prevede, infatti, che le pubbliche amministrazioni identifichino e rendano pubblici i tipi di dati e di operazioni pertinenti e necessari in relazione alle finalità perseguite nei singoli casi.

Da parte sua il Garante si è riservato di valutare la necessità di integrare al momento della sua naturale scadenza l’autorizzazione generale n.7 relativa al trattamento di dati a carattere giudiziario.