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TLC. I GARANTI EUROPEI CONTRO LA CONSERVAZIONE SISTEMATICA DEI DATI DI TRAFFICO E INTERCETTAZIONI "FACILI"

I Garanti europei sono contrari alla conservazione indiscriminata dei dati di traffico prevista nella nuova direttiva europea su privacy e telecomunicazioni. La conservazione sistematica, a titolo preventivo, di dati sul traffico relativi alle comunicazioni effettuate da cittadini dell’UE, e di altri dati connessi, configurerebbe, ad avviso dei Garanti, una lesione dei diritti fondamentali alla privacy, alla protezione dei dati, alla libertà di espressione, alla libertà ed alla presunzione di innocenza.

Stefano Rodotà, presidente del Gruppo europeo che riunisce le Autorità garanti della protezione dei dati, ha inviato al Presidente della Commissione europea, al Presidente del Consiglio dell’Unione Europea e al Presidente del Parlamento Europeo una lettera con la quale il Gruppo esprime preoccupazione e segnala la propria contrarietà su alcune modifiche alla bozza di nuova direttiva sulla privacy e la tutela dei dati personali nel settore delle comunicazioni elettroniche proposta dalla Commissione europea.

Il Consiglio europeo — Telecomunicazioni (che riunisce i ministri degli Stati membri competenti per il settore) ha esaminato il testo della proposta della Commissione europea il 27 e 28 giugno scorsi, per decidere in ultima istanza sugli emendamenti presentati da alcuni Stati membri dell’UE.

Il Regno Unito, in particolare, aveva chiesto (con l’appoggio di altri Stati membri quali il Belgio) di modificare alcune norme della direttiva 97/66 nel senso di eliminare l’obbligo, per i gestori di reti o servizi di comunicazioni pubbliche, di cancellare i dati di traffico una volta completata la trasmissione per cui essi risultano necessari, così come è attualmente previsto dall’articolo 6 della direttiva.

Verrebbe invece introdotto il principio che tali dati possono essere conservati per scopi legittimi "secondo quanto stabilito dalla legislazione nazionale o da strumenti pertinenti". In tal modo si sottrarrebbe al controllo comunitario la definizione dei casi in cui il trattamento ulteriore di questi dati personali risulta legittimo, soprattutto per finalità connesse alla repressione dei reati.

Un altro punto controverso riguarda l’articolo 15 della proposta di direttiva, anch’esso oggetto di una modifica sostenuta dal Regno Unito. In base a tale modifica, gli Stati membri potrebbero introdurre deroghe nel diritto interno, rispetto alla direttiva comunitaria sulle telecomunicazioni, che consentirebbero alle forze dell’ordine di disporre di una maggiore mole di dati di traffico e di minori vincoli per lo svolgimento della loro attività (ad esempio, per le intercettazioni). Se passasse la modifica proposta dal Regno Unito, dunque, fra le nuove possibilità di deroga che i legislatori nazionali potrebbero introdurre (rispetto, ad esempio, all’obbligo della richiesta di consenso dell’interessato e alla cancellazione dei dati una volta raggiunti gli scopi per i quali sono stati raccolti) rientrerebbero anche i trattamenti per fini di giustizia e polizia, nonché per finalità di natura sanitaria.

Il dibattito su questi temi è stato molto acceso, ed ha visto una contrapposizione piuttosto netta fra le delegazioni. Il Consiglio ha deciso di accogliere l’emendamento proposto dal Regno Unito rispetto all’articolo 6, mentre, permanendo il disaccordo sulla modifica dell’articolo 15, si è stabilito che il Comitato dei rappresentanti permanenti continuasse a lavorare sul tema per giungere rapidamente all’adozione della direttiva durante la presidenza belga (quindi entro il mese di dicembre 2001).

La difficoltà della trattativa e la delicatezza dei temi affrontati hanno comunque trovato riflesso nella proposta di un Forum delle telecomunicazioni da tenersi presumibilmente il prossimo settembre, in Belgio, per dare modo a tutte le parti in causa (Parlamento europeo, Consiglio, Commissione, autorità di garanzia, soggetti sociali) di confrontarsi ed esprimere i rispettivi punti di vista.

Si ricorda, inoltre, che il Parlamento europeo deve ancora pronunciarsi sul testo della proposta di direttiva.

Alla luce di questa situazione, pubblichiamo di seguito il testo della lettera del Prof. Rodotà al Presidente in carica del Consiglio dell’Unione Europea per dare conto della posizione assunta dai Garanti europei e delle motivazioni sostanziali sulle quali essa è fondata:

"Egregio Signor Primo Ministro,

Il Parlamento europeo ed il Consiglio intendono perfezionare le rispettive posizioni in merito alla proposta della Commissione di una direttiva sulla privacy e la tutela dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche.

Tale proposta traduce nel settore delle comunicazioni elettroniche i principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo relativi al diritto alla privacy ed alla protezione dei dati, prevedendo la riservatezza delle comunicazioni e la cancellazione dei dati di traffico una volta completata la comunicazione. Per esigenze legate all’attività delle forze dell’ordine, l’Articolo 15, comma 1, della proposta di direttiva prevede una serie di deroghe ben determinate e conformi con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Sembra che alcuni Stati membri intendano modificare questo equilibrio per ampliare le possibilità riconosciute alle forze dell’ordine oltre il limite accolto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella propria giurisprudenza relativa all’Articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il Gruppo di lavoro sulla protezione dei dati istituito ai sensi dell’Articolo 29 della direttiva 95/46 ritiene che il Consiglio ed il Parlamento europeo debbano opporsi ad ogni modifica delle disposizioni attualmente in vigore che garantiscono la riservatezza delle comunicazioni (Articolo 5) e limitano il trattamento dei dati di traffico (Articolo 6). Non è accettabile che si estendano gli ambiti del trattamento iniziale di dati per aumentare la quantità di dati disponibili ai fini delle attività condotte dalle forze dell’ordine. Qualsiasi modifica di queste disposizioni fondamentali, direttamente connesse a diritti fondamentali della persona umana, trasformerebbe l’eccezione in una nuova regola. La conservazione sistematica a titolo preventivo di dati sul traffico relativi alle comunicazioni effettuate da cittadini dell’UE, e di altri dati connessi, configurerebbe una lesione dei diritti fondamentali alla privacy, alla protezione dei dati, alla libertà di espressione, alla libertà ed alla presunzione di innocenza. In una situazione di questo genere, si potrebbe ancora affermare che la società dell’informazione è una società democratica?

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea riconosce tutti questi diritti e libertà fondamentali, ed esige che ogni limitazione del loro esercizio rispetti l’essenza di tali diritti e libertà. Inoltre, la Carta prende nettamente posizione sulle linee di tendenza relative alla tutela di questi diritti, che sono sanciti anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, affermando che il diritto dell’Unione può prevedere forme più ampie di tutela. Un livello di tutela meno elevato sarebbe inaccettabile in termini sia giuridici sia politici.

A nome del Gruppo di lavoro, invito pertanto l’istituzione che Lei presiede a mantenere l’approccio bilanciato oggi esistente, secondo la proposta formulata inizialmente dalla Commissione europea, rispettando appieno i nostri impegni internazionali così come fissati nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo e nella pertinente giurisprudenza".