Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

ARTICOLI E FOTOGRAFIE DEVONO TUTELARE LA DIGNITA' DELLE PERSONE MALATE

Il giornalista che svolge inchieste presso ospedali o case di cura deve osservare particolari cautele a tutela della dignità delle persone malate. Particolarmente delicata è la pubblicazione di fotografie di ricoverati.

Lo ha stabilito l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali (Stefano Rodotà, Giuseppe Santaniello, Gaetano Rasi, Mauro Paissan) esaminando la segnalazione relativa ad un settimanale che aveva pubblicato un'inchiesta sull'anoressia, corredata da foto di degenti e commenti su loro vicende personali e familiari.

L'Autorità ha ricordato che la dignità del malato deve essere assolutamente garantita nell'esercizio del diritto di cronaca e che la normativa sulla privacy e il codice deontologico dei giornalisti prevedono per queste persone una tutela speciale, soprattutto quando si tratta di minori. Le particolari cautele da adottarsi nei confronti di persone malate devono essere seguite dal giornalista anche quando, come nel caso sottoposto al Garante, l'inchiesta sia realizzata con la collaborazione di una struttura sanitaria che, oltre ad autorizzare l'ingresso dei giornalisti nell’ospedale, si sia attivata per informare gli interessati e per raccogliere il loro consenso.

Il consenso raccolto dal medico deve basarsi su una informativa adeguata e deve tener conto delle condizioni psicofisiche degli interessati e della concreta capacità di manifestare la loro volontà. Devono essere tra l’altro chiariti agli interessati gli effetti che potrebbero derivare dalla divulgazione di dati ed immagini.

Nella sua decisione il Garante ha riconosciuto che il servizio giornalistico pubblicato dal settimanale non ha violato le norme sulla privacy essendo state adottate le necessarie cautele. E' risultato, infatti, che le degenti erano maggiorenni ed erano state tutte preventivamente informate sia dalla struttura sanitaria, sia dal giornalista ed avevano espresso il proprio consenso a figurare nel servizio fotografico. Per l'unica degente di minore età, poi, era stato utilizzato un nome di fantasia e si erano omessi riferimenti specifici per evitarne l'identificabilità.