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COLLOCAMENTO: IL GARANTE CHIEDE MAGGIORI GARANZIE PER I LAVORATORI

Nel parere espresso sui due schemi di decreti ministeriali attuativi del regolamento di semplificazione della disciplina per il collocamento ordinario dei lavoratori, il Garante ha ribadito le perplessità già avanzate in un precedente parere e ha fornito nuove indicazioni.

Il Garante ha innanzitutto osservato che il d.P.R. 7 luglio 2000 n. 442, con il quale il Ministero del lavoro mira a riordinare e semplificare le procedure di collocamento per facilitare l’incontro della domanda e dell’offerta di lavoro, non avendo recepito tutte le considerazioni formulate nell’intervento dell'Autorità del 30 novembre 1999, ha lasciato nell’incertezza il rapporto tra i flussi di dati personali e l’organizzazione del Sistema informativo lavoro (SIL). La legge attribuisce, infatti, a questo istituto delle caratteristiche unitarie ed integrate a livello nazionale ma nel contempo riconosce alle regioni ed agli enti locali la facoltà di curare lo sviluppo autonomo di parti del sistema, di gestirlo ed implementarlo. Altri soggetti, poi, hanno accesso al Sistema anche per connessioni e scambi di dati o per inserire ed aggiornare le informazioni.

Il Garante ha sottolineato, inoltre, che non sono stati ancora delimitati gli obblighi di verifica dell’esattezza e della pertinenza delle informazioni. Come già evidenziato nel precedente parere tutto ciò alimenta incertezze applicative in ordine ai diversi compiti e sfere di responsabilità (per la qualità dei dati, per la loro utilizzazione) e determina una mancanza di uniformità per quanto riguarda le convenzioni sull’accesso alle banche dati stipulate da regioni ed enti locali con imprese di fornitura di lavoro temporaneo e soggetti autorizzati alla mediazione tra domanda ed offerta. Tale tecnica normativa — a parere del Garante — suscita molte perplessità anche perché determina un’inopportuna parcellizzazione di fonti che potrebbero non garantire, anche per mancanza di omogeneità, l’elevato livello di riservatezza richiesto dalla legge n. 675/96.

Il Garante ha anche richiamato l’attenzione del Ministero sulla urgente necessità di adottare regole chiare ed uniformi che disciplinino, in sede attuativa, la tutela dei dati personali contenuti nella carta elettronica, che può essere rilasciata alle persone in cerca di lavoro, ed individui le varie, ma non identificate banche dati di cui si parla nel dPR. n. 442, specificandone le modalità di acquisizione dei dati.

Esaminando gli schemi attuativi oggi sottoposti, il Garante sottolinea che per quanto riguarda il decreto relativo all’elenco anagrafico delle persone in cerca di lavoro, come già richiesto nel ’99, sia necessario individuare con certezza il titolare del trattamento di dati relativo al Sil, nel Ministero oppure negli enti locali in cui opera il servizio competente. E sia inoltre, necessario stabilire livelli di accesso ai dati dell’elenco anagrafico, previsti sia per l’inserimento che per la consultazione, in modo graduale rispetto ai diversi utenti, specificando loro anche le operazioni effettuabili. Per quanto riguarda, l’aspetto della comunicazione dei dati il Garante ritiene necessario perfezionare l’art.1 dello schema di decreto in modo che questa attività, sia relativamente all’elenco anagrafico che alla scheda professionale, venga curata dai servizi competenti, nel rispetto dell’art. 3 del d.PR. 442.

In merito, invece, al decreto relativo alla scheda professionale, nella quale oltre ai dati anagrafici, sono contenute ulteriori informazioni riguardanti esperienze formative e professionali e le disponibilità del lavoratore, il Garante richiama quanto detto sulla comunicazione, e suggerisce di sopprimere un inciso, che figura nel penultimo riquadro della scheda, dal quale si potrebbe ingenerare la convinzione erronea che sia possibile comunicare o diffondere dati fuori dei limiti indicati nell’art.3.. Articolo che prevede la comunicazione dei dati del lavoratore senza il consenso dell’interessato, fatto salvo il diritto di quest’ultimo di ottenerne la cancellazione.

Il Garante invita, infine, il Ministero a raccogliere le indicazioni formulate in una cornice normativa precisa, o quantomeno in un atto di indirizzo, anche per prevenire problemi in caso di contenzioso.