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E' PUBBLICA E ACCESSIBILE A CHIUNQUE LA NOTIZIA CHE UN LIBERO PROFESSIONISTA E' SOSPESO DALL'ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE

Il libero professionista iscritto all'albo non può invocare la privacy rispetto alla notizia dell'esistenza di un provvedimento disciplinare a suo carico che si rifletta sull'esercizio della sua professione.

Il principio è stato stabilito dal Garante, composto dal prof. Stefano Rodotà, dal prof. Giuseppe Santaniello, dal prof. Gaetano Rasi e dal dott. Mauro Paissan, in merito ad un ricorso con il quale un avvocato aveva lamentato la violazione delle norme sulla riservatezza da parte del Consiglio dell'Ordine della sua città.

In particolare, il legale aveva chiesto al Consiglio di non menzionare, in un numero in via di stampa di una rivista curata dal medesimo Ordine, un provvedimento di sospensione temporanea dall'esercizio della professione di avvocato già eseguito nei suoi confronti. La diffusione di tali dati nel cosiddetto foglio aggiuntivo dell'albo inserito in calce alla rivista, avrebbe violato, a suo avviso, le norme sulla privacy. Disattendendo la richiesta (con la quale era stata lamentata anche l'affissione del provvedimento di sospensione nelle bacheche dell'Ordine presenti in diversi uffici giudiziari), il Consiglio aveva deciso di pubblicare comunque i dati. L'avvocato si era, pertanto, rivolto al Garante per impedire tale pubblicazione.

Senza entrare nel merito dell'opportunità o meno di pubblicare la notizia sulla rivista, il Garante ha stabilito che il Consiglio non ha violato le norme sulla privacy.

Il Garante ha innanzitutto ribadito l'orientamento espresso nei precedenti provvedimenti in materia: la legge sulla riservatezza dei dati non ha modificato la disciplina legislativa (per quanto datata e meritevole di essere adeguata) riguardo al regime di pubblicità degli albi professionali e alla conoscibilità degli atti connessi. Tali albi sono, inoltre, destinati per loro stessa natura e funzione ad un regime di piena pubblicità, anche in funzione della tutela dei diritti di coloro che, a vario titolo, hanno rapporti con gli iscritti. Le norme relative ai vari albi permettono a diversi ordini professionali di comunicare e diffondere a soggetti pubblici e privati i dati personali contenuti nei rispettivi albi in armonia con la legge sulla privacy. L'Autorità ha affermato che, sebbene le diverse disposizioni che regolano tale pubblicità dovrebbero essere aggiornate alla luce della legge sulla privacy, tuttavia questo non preclude la qualificazione degli albi professionali come atti pubblici oggetto di doverosa pubblicità e conoscibili da chiunque.

Il caso esaminato riguardava, in particolare, anche la specifica questione del regime di pubblicità dei provvedimenti disciplinari adottati nei confronti degli iscritti all'albo degli avvocati. A tale proposito il Garante ha osservato che i motivi alla base della pubblicità degli albi ricorrono anche per i provvedimenti che comportano la sospensione o l'interruzione dell'esercizio della professione, i quali per loro natura devono considerarsi soggetti ad un regime di ampia pubblicità. I provvedimenti disciplinari dei Consigli dell'Ordine e del Consiglio Nazionale Forense (CNF) - di cui è prevista la pubblicazione mediante deposito nei rispettivi uffici di segreteria - si configurano, quindi, quali atti pubblici conoscibili da parte di altri professionisti e di terzi. Rispetto a tale regime di conoscibilità dei provvedimenti disciplinari, che si fonda su rilevanti motivi di interesse pubblico connessi anche a ragioni di giustizia e al regolare svolgimento dei procedimenti giudiziari, non può ritenersi prevalente l'interesse alla riservatezza del singolo professionista.

La conoscibilità delle informazioni relative ai provvedimenti disciplinari rende quindi lecita la loro divulgabilità, anche tramite eventuali riviste, notiziari o altre pubblicazioni curati dai Consigli dell'Ordine purché i dati siano esatti ed aggiornati nonché riportati in termini di sostanziale correttezza. La pubblicazione di queste riviste, ha spiegato il Garante, da parte di soggetti pubblici ricade peraltro nell'ampia nozione di trattamento dei dati personali finalizzato alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi o altre manifestazioni del pensiero, trattamento cui si applica la disciplina prevista in generale per l'attività giornalistica e di informazione, a prescindere dalla natura privata o pubblica del soggetto che cura la pubblicazione.