Garante per la protezione
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CENSIMENTO LINGUISTICO IN ALTO ADIGE

Non vi è una incompatibilità di fondo tra le attuali norme che regolano il censimento linguistico, che si terrà in Trentino Alto Adige nella seconda metà dell’anno, in concomitanza con la rilevazione generale della popolazione, e la legge sulla riservatezza dei dati personali. Tuttavia, il legislatore potrà valutare l'opportunità di riconsiderare il bilanciamento che le norme esistenti delineano tra l'interesse pubblico sotteso al censimento e il diritto alla riservatezza, allo scopo di dare una più ampia protezione ai dati personali.

Inoltre, già oggi le amministrazioni competenti devono rispettare gli obblighi posti a tutela della privacy dei cittadini, in particolare informandoli sugli scopi dell'uso dei dati, trattando alcuni dati con tecniche di cifratura, conservandoli per il periodo strettamente necessario e adottando le misure di sicurezza per la loro protezione.

Lo ha stabilito il Garante, pronunciandosi su una segnalazione con la quale un’associazione plurilingue e interculturale aveva sollevato dubbi di compatibilità tra la legge sulla privacy e le disposizioni normative relative alla cosiddetta "proporzionale etnica" nella provincia di Bolzano.

Nel suo intervento, il Garante ha ribadito la particolare tutela attribuita alle informazioni che rivelano l’origine razziale ed etnica, considerate dati sensibili dalla legge 675/96, e che devono, per questo motivo, essere trattate con speciali cautele, in modo da evitare che il loro utilizzo possa ledere i diritti e la dignità delle persone.

La legge prevede che il trattamento di questi dati da parte di soggetti pubblici è consentito solo se autorizzato da espresse disposizioni di legge nelle quali siano specificati i dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico perseguite. Le modalità di raccolta e di trattamento dei dati oggetto del prossimo censimento etnico, trovano attualmente fondamento in alcune disposizioni dello Statuto Speciale per il Trentino Alto Adige, nel quale, per tutelare le diverse componenti linguistiche presenti nella regione, si prevede che l’appartenenza ai gruppi italiano, tedesco e ladino sia di volta in volta considerata a vari fini (formazione degli organi istituzionali; ripartizione delle risorse della regione; assunzione presso gli uffici pubblici ecc.).

In seguito queste disposizioni di carattere generale sono state articolate alcune norme di attuazione, fra le quali assume particolare rilevanza il d.P.r. 752/96 in materia di proporzione nella composizione degli uffici statali della provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego. Questo testo disciplina la raccolta della dichiarazione di appartenenza ai gruppi linguistici e si sofferma sulla conformazione dei moduli con cui tale dichiarazione deve essere espressa, nonché sulle modalità di invio agli uffici competenti. Mentre la copia inviata all’ufficio del censimento di Bolzano sembra non porre particolari problemi ai fini della protezione dei dati personali in quanto anonima, la normativa relativa al modulo nominativo spedito ai sensi dell’art. 18,comma 3 ricade invece sotto tale disciplina ed è - ha spiegato il Garante - con essa compatibile, poiché prevede sufficienti garanzie.

Questa disposizione precisa che la dichiarazione di appartenenza sottoscritta e chiusa in una busta dall’interessato, sia trasmessa direttamente dal rilevatore all’autorità giudiziaria competente. La stessa norma stabilisce inoltre, che il "cancelliere che conserva il foglio certifica l’appartenenza al gruppo linguistico solo a richiesta del dichiarante o dell’autorità giudiziaria per esigenze di giustizia", che "il personale della prefettura è tenuto al segreto d’ufficio" e che "la richiesta di esibizione del certificato o della predetta copia in casi diversi da quelli consentiti dalla legge costituisce fatto penalmente sanzionato ai sensi di legge".

Il Garante ha dunque riconosciuto la generale legittimità di queste operazioni, ma ha rammentato alle amministrazioni l’obbligo di attenersi ai principi sopravvenuti introdotti dalla normativa sulla privacy in materia di trattamento di dati sensibili. E quindi, nei casi in cui non abbiano già provveduto e se non ci siano disposizioni che stabiliscano diversamente, devono informare gli interessati sulle modalità e finalità del trattamento dei dati raccolti, trattare i dati sensibili con tecniche di cifratura o mediante l’utilizzo di codici in modo che i soggetti siano identificabili solo in caso di necessità e adottare le misure occorrenti per facilitare l’esercizio dei diritti dell’interessato.

Analoghe considerazioni sono state espresse dal Garante per quanto riguarda i profili della sicurezza, richiamando le amministrazioni all’obbligo di adozione di idonee misure che riducano al minimo i rischi di distruzione o perdita dei dati, o di accesso, o di trattamenti non consentiti.

Per quanto riguarda poi i tempi di conservazione dei dati, l’autorità ha ribadito che devono essere conservati solo per un periodo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali sono stati raccolti e trattati ed ha rinviato, sulla base di queste disposizioni, ai soggetti pubblici il compito di valutare per quanto tempo sia necessario utilizzare i dati raccolti con il censimento dopo che si sia svolto quello successivo, disciplinando tempi, modalità e forme in cui deve avvenire la conservazione dei dati.

Quanto detto vale anche per gli altri profili segnalati e relativi allo svolgimento dei concorsi pubblici, all’uso della lingua negli atti amministrativi, all’arresto e al fermo di polizia, alla presentazione delle candidature ed in tutti gli altri casi in cui viene esibita o richiesta la dichiarazione di appartenenza etnica.

Il Garante ha ribadito, infine, la non conformità alla normativa di tutti i trattamenti di informazioni sull’origine etnica eventualmente svolti dalle Amministrazioni per prassi e non previste da una dettagliata disciplina. E per tali ragioni invita le amministrazioni a verificare caso per caso l’effettiva indispensabilità di utilizzare i dati sull’appartenenza ai gruppi linguistici, evitando che il loro trattamento venga effettuato anche in concomitanza con operazioni connesse a quelle disciplinate normativamente, ma ad esse non strettamente necessarie.