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IL PRESIDENTE DEL GARANTE SENTITO AL CONGRESSO USA E AL CONSIGLIO D'EUROPA SU "MODELLO EUROPEO" E SU CYBERCRIMINALITA'

La scorsa settimana Stefano Rodotà, nella sua qualità di presidente del Gruppo dei Garanti europei, è stato sentito dal Congresso degli Stati Uniti, a Washington, e dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, a Parigi.

Particolarmente importante si è rivelata la prima audizione, avvenuta nel quadro di una generale indagine sulla ridefinizione delle politiche di privacy, che il Congresso degli Stati Uniti (in particolare, la Commissione per il Commercio e l'Energia della Camera dei rappresentanti) sta svolgendo. Il momento attuale è, in effetti, caratterizzato da un vero conflitto Europa-USA, tra una logica particolarmente attenta ai diritti ed una logica dominata dalle preoccupazioni di mercato. Questo spiega le preoccupazioni dell'Unione Europea, che vieta il trasferimento dei dati personali in Paesi dove essi non ricevono una protezione adeguata, per impedire la nascita di "paradisi dei dati" nei quali sarebbero vanificate le garanzie previste dalle norme europee. E si tratta di un conflitto che coinvolge enormi interessi economici: basti ricordare che il trasferimento riguarda, ad esempio, i dati relativi alle carte di credito o i 6 milioni di dipendenti europei di imprese americane.

Il professor Rodotà ha messo in evidenza la decisiva evoluzione della disciplina dei dati personali avvenuta nell'Unione Europea. Qui la protezione dei dati personali è ormai vista come un aspetto della tutela delle libertà e dei diritti: e questa impostazione è stata confermata dall'art.8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che ha collocato la privacy tra i diritti fondamentali della persona. Si è così determinata una situazione apparentemente paradossale: "inventata" negli Stati Uniti, considerata a lungo come caratteristica tipica di quella società, la privacy trova oggi la più intensa tutela nei paesi dell'UE, dove essa è stata "importata". E' così nato un vero e proprio "modello europeo", fondato su principi e regoli comuni a tutti gli Stati dell'Unione, che attribuisce ai singoli un fortissimo potere di controllo sui propri dati personali, un vero e proprio "diritto all'autodeterminazione informativa". E questo modello esercita una forte influenza su altre aree del mondo, dall'America Latina al Canada, dal Sudafrica all'area Asia-Pacifico.

Una collaborazione, dunque, è necessaria - ha affermato Rodotà - per evitare un "mondo a due velocità" in una materia che, come quella della privacy, riguarda ormai valori fondamentali nei sistemi democratici.

Sulla relazione del Prof. Rodotà si è aperta a Washington un'ampia discussione, nel corso della quale non sono state espresse soltanto le più tradizionali posizioni americane a favore dell'autoregolamentazione e di una forte libertà dei soggetti economici nel trattare i dati personali. E' emersa anche, con particolare evidenza, una posizione sempre più diffusa negli Stati Uniti a favore di una legge federale di principi e della istituzione di una commissione sulla privacy sul modello delle autorità europee. Un testo di principi sarà quasi certamente predisposto dalla Sottocommissione della Camera dei rappresentanti per il Commercio, l'Energia e la protezione dei consumatori. Ed è importante sottolineare che tale Sottocommissione ha sollecitato una collaborazione da parte degli europei. A tale proposito il Prof. Rodotà ha annunciato un viaggio negli Stati Uniti, in giugno, di una rappresentanza del Gruppo dei Garanti europei.

A Parigi, Rodotà ha espresso il punto di vista del Gruppo sul progetto di Convenzione europea sulla cybercriminalità

Pur riconoscendo la necessità di dotarsi di strumenti adeguati in questo delicatissimo settore, ha messo in evidenza che, nei sistemi democratici:

  1. la lotta alla criminalità non può mai sacrificare diritti fondamentali;
  2. devono essere rigorosamente rispettati i principi di finalità e di proporzionalità quando, per combattere la criminalità, si raccolgono informazioni su chi usa Internet;
  3. devono essere, quindi, evitate schedature di massa, che potrebbero violare, tra l'altro, i principi in materia di intercettazione delle comunicazioni;
  4. devono essere definiti con precisione i casi e i tempi di conservazione delle informazioni e i soggetti che possono utilizzarli.