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FOTO, DIDASCALIE E PRIVACY

Non viola la privacy e non contravviene al codice deontologico dei giornalisti chi pubblica le fotografie di un personaggio famoso o riproduce fatti che si sono svolti in un luogo pubblico. Va posta, però, attenzione alle didascalie che possono ledere il decoro, l'onore o la reputazione delle persone.

Lo ha precisato il Garante che non ha dato ulteriore corso alla segnalazione di un calciatore presentata nei confronti dell'editore di un settimanale, per la pubblicazione di un servizio nel quale comparivano foto che lo riprendevano in un luogo pubblico in compagnia di alcuni amici. L'interessato contestava la liceità e la correttezza del trattamento dei dati, in relazione agli artt. 9 e 25 della L. 675/1996, anche perché le foto erano accompagnate da didascalie, espressioni e commenti ritenuti, a suo avviso, allusivi e riferibili alla sua vita sessuale. Lamentava inoltre che non fossero stati rispettati i limiti al diritto di cronaca, in particolare quello dell'essenzialità dell'informazione rispetto a fatti di interesse pubblico, e che non fosse stato considerato che l'altra persona ripresa nelle immagini e a lui accostato nei commenti che si ritenevano maliziosi, era, in realtà, un prossimo congiunto.

Il Garante, pur riconoscendo che le foto pubblicate contenevano dati di carattere personale, ha ritenuto che si trattasse di immagini riferite a ordinari comportamenti di persone in un luogo pubblico. Risulta quindi operante il principio secondo il quale il giornalista può trattare dati " relativi a circostanze o fatti resi noti direttamante dall'interessato o attraverso suoi comportamenti in pubblico". Non è quindi necessario verificare, se in questo caso particolare, esista il presupposto dell'essenzialità dell'informazione rispetto a fatti di interesse pubblico, previsto dalle norme sulla privacy.

Il Garante ha inoltre precisato che la circostanza che non risulti violata la L. 675/1996, non significa, tuttavia, riconoscere di per sé la liceità del complessivo articolo giornalistico.

La legge sulla privacy, infatti, tutela la dignità delle persone e presuppone la correttezza del trattamento dei dati. Nel caso esaminato la lesione ipotizzata dall'interessato poteva derivare non tanto dalle immagini o dalle informazioni personali divulgate in modo illecito o non corretto, quanto piuttosto da manifestazioni del pensiero ritenute dall'interessato gravemente allusive e suscettibili di valutazione sul piano della diffamazione, contenute nelle didascalie. E di queste affermazioni potrà essere verificata la liceità nella competente sede giudiziaria, in relazione all'azione di risarcimento danni che il calciatore si è riservato di esercitare.