Garante per la protezione
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DATI UTILIZZATI PER MISURE DI PREVENZIONE: ACCESSO E DIRITTO DI RECLAMO MA NON FORMALE RICORSO AL GARANTE

Rispetto ai dati personali utilizzati per l'applicazione di misure di prevenzione, l'interessato gode di una serie di diritti e strumenti di tutela (diritto di accesso, facoltà di presentare una segnalazione o un reclamo al Garante), ma, in base all'attuale legislazione, non può presentare il ricorso previsto dall'art.29 della legge sulla riservatezza dei dati.

Lo ha stabilito il Garante, che, intervenendo per la prima volta sulla materia, ha ritenuto perciò inammissibile il ricorso presentato da un cittadino. L'interessato, ai sensi della legge n.1423 del 1956, aveva ricevuto dalla questura della sua città un avviso a mutare la propria condotta, pena l'adozione di una delle misure di prevenzione previste (sorveglianza speciale, divieto di soggiorno in comuni diversi da quello di residenza, obbligo di soggiorno nel comune di residenza). Ritenendo inesatte le informazioni poste a fondamento del provvedimento di avviso, l'interessato aveva chiesto di accedere agli atti del procedimento. Asserendo di non aver ricevuto risposta, l'interessato aveva quindi sollecitato (ma non con ricorso) l'intervento del Garante e sostenendo che il trattamento dei dati personali utilizzati per l'avviso violava la legge sulla privacy aveva chiesto, in via d'urgenza, all'Autorità di far cessare il comportamento illegittimo della questura.

Il Garante ha dichiarato inammissibile il ricorso con le precisazioni sopra esposte. Il trattamento di dati in questione, ha spiegato l'Autorità, riguarda infatti una specifica funzione istituzionale svolta dalle questure e rientra fra quelli posti in essere da soggetti pubblici per finalità di prevenzione, accertamento e repressione dei reati. A tale categoria di trattamenti, in attesa dell'emanazione di una disciplina specifica, si applicano al momento solo alcune disposizioni della legge sulla privacy, tra le quali non rientrano né quelle riguardanti il diritto di accesso ai dati né quelle che consentono di presentare ricorso al Garante.

Inoltre, dalla documentazione prodotta dall'interessato non emergevano ragioni che giustificassero l'intervento del Garante, in quanto le operazioni svolte dall'autorità di pubblica sicurezza rientrano fra quelle previste dalla vigente normativa. Il ricorrente aveva lamentato solo genericamente l'inesattezza dei dati trattati, senza prospettare ragioni o circostanze che portassero ad ipotizzare una violazione di disposizioni in materia di trattamento di dati personali.

Resta, comunque, ha sottolineato l'Autorità, la possibilità per l'interessato di effettuare anche una verifica dei propri dati personali eventualmente conservati presso il C.E.D. della Pubblica Sicurezza. Infatti, in base alla legge sulla privacy, le persone possono esercitare il diritto di accesso ai propri dati presso il Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno e chiedere la correzione o la cancellazione dei dati qualora essi risultino trattati in violazione di legge.