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L'INVESTIGATORE PRIVATO CHE RACCOGLIE LECITAMENTE INFORMAZIONI PER LA TUTELA DI UN DIRITTO NON VIOLA LA PRIVACY

L'investigatore privato che, in conformità alle leggi e in base ad un preciso mandato, raccoglie informazioni utili per far valere un diritto in sede giudiziaria, non viola le norme sulla privacy.

Lo ha ricordato il Garante nella decisione con la quale ha respinto il ricorso di un dipendente di una società privata. L'interessato era stato licenziato dopo che, attraverso le informazioni raccolte da un investigatore privato per conto della società, era stata verificata l'insussistenza di una patologia addotta per giustificare alcuni periodi di assenza dal lavoro. L'interessato si era rivolto al Garante perché accertasse se il trattamento di dati effettuato dalla società che lo aveva licenziato fosse lecito e corretto.

L'Autorità ha osservato che l'uso di informazioni da parte della società per soddisfare la legittima esigenza di far valere un diritto in sede giudiziaria è lecito. La legge n.675 prende in considerazione anche questa esigenza e stabilisce che il trattamento dei dati personali non sensibili effettuato per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria è lecito anche senza il consenso dell'interessato, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali scopi e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento.

L'investigatore incaricato dal legale della società, in base ad un preciso mandato, ha raccolto e trasmesso alla stessa società alcuni dati personali del dipendente (fotografie, annotazioni sugli spostamenti, orari etc.) che sono risultati pertinenti rispetto allo scopo della società di dimostrare in giudizio, come poi è avvenuto, l'insussistenza di una specifica patologia addotta dal lavoratore. Alcuni occasionali riferimenti a familiari presenti durante gli spostamenti dell'interessato o altri particolari o comportamenti (es. autovetture guidate), che si potrebbero desumere dalle fotografie riprese a distanza o dalle annotazioni dell'investigatore, non sono stati ritenuti eccedenti rispetto alla finalità della società di dimostrare che il dipendente fosse in grado di svolgere una normale vita di relazione nonché di riprendere l'attività lavorativa.