Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

NORME SULLA RISERVATEZZA E DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA

Per reagire a forme di denigrazione o diffamazione, anziché le norme sulla privacy possono essere utilizzati altri strumenti di tutela.

Le linee distintive della tutela contro la diffamazione e le violazioni della privacy sono state ribadite dal Garante nell'ambito di un recente provvedimento. Il provvedimento riguardava il caso di una persona che aveva lamentato la diffusione, su un sito Internet, di un comunicato a lui dedicato, comprensivo di notizie ritenute non veritiere o offensive e che coinvolgeva anche altre persone estranee alla sua sfera professionale. L'interessato aveva pertanto chiesto di bloccare la diffusione delle informazioni.

L'Autorità ha sottolineato che la normativa sulla privacy e il codice di deontologia per l'attività giornalistica tutelano la riservatezza, l'identità personale e la dignità delle persone in relazione al trattamento lecito e corretto dei dati personali, in particolare in caso di impropria diffusione di dati veri, ma riservati.

Le disposizioni della legge sulla riservatezza non potevano essere invece utilmente applicate rispetto alla diffusione di informazioni puramente denigratorie o diffamatorie, per le quali sono comunque previste altre forme di tutela (risarcimento danni, querela ecc.) dal codice civile e dal codice penale. Per questo motivo, ha spiegato l'Autorità, quando si tratta di diffamazione non è utilizzabile la norma della legge n.675 del 1996 che prevede il blocco dei dati.

Un principio analogo è stato stabilito nei confronti di un'altra richiesta pervenuta da parte di una persona che aveva contestato la veridicità di una notizia che la riguardava, resa nota da un soggetto intervistato durante una trasmissione televisiva. Il Garante non ha ravvisato la sussistenza dei presupposti per un suo intervento riguardo alla notizia diffusa, ascrivibile alla persona intervistata anziché alla testata giornalistica e comunque di tipo diffamatorio.