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AVVOCATI, GIORNALISTI E VIDEOCAMERE NASCOSTE

I colloqui tra avvocati non possono essere registrati a loro insaputa da uno dei presenti. Qualora uno di essi, in casi eccezionali, effettui una registrazione a fini di difesa in sede giudiziaria, questa non può essere comunque diffusa per scopi di tipo politico o giornalistico.

Lo ha stabilito il Garante accogliendo il ricorso di un avvocato. Il professionista si era lamentato del fatto che un suo colloquio, avvenuto nello studio di un altro legale, era stato videoregistrato a sua insaputa mediante una telecamera nascosta e che la registrazione era in procinto di essere diffusa su videocassetta allegata ad una testata giornalistica locale. Appresa l'intenzione della testata giornalistica, l'interessato aveva chiesto l'intervento del Garante.

L'Autorità aveva, in prima istanza, bloccato in via temporanea l'utilizzo, da parte della testata giornalistica, dei dati personali dell'interessato e, di conseguenza, imposto l'obbligo di non diffondere la videocassetta.

Nel corso dell'istruttoria, il direttore della testata giornalistica aveva richiamato l'interesse giornalistico a far conoscere all'opinione pubblica la registrazione e il fatto che essa era stata effettuata da uno dei presenti al colloquio allo scopo di costituire elementi di prova da utilizzare in relazione ad un procedimento penale avviato nei suoi confronti dopo una denuncia dell'avvocato.

Nel confermare il provvedimento interlocutorio e dichiarare quindi fondato il ricorso dell'avvocato, l'Autorità ha messo in luce alcuni principi fondamentali. In generale, la registrazione da parte di una persona impegnata in una conversazione, non richiede il necessario consenso del proprio interlocutore. Tuttavia, il codice di deontologia degli avvocati vieta la registrazione delle riunioni tra avvocati senza il consenso dei presenti. Anche ove questo divieto possa essere superato dalla legge n.675 del 1996, che prevede il caso eccezionale della raccolta e comunicazione di dati personali che occorrano per una reale esigenza di tutela di un diritto in sede giudiziaria, non è comunque lecito utilizzare questi dati in altro modo, e tanto più realizzando una loro diffusione indiscriminata.

Nel caso di cui si è occupato il Garante, le parti hanno fornito divergenti versioni circa le finalità della registrazione per la quale è stato chiesto l'intervento anche dell'autorità giudiziaria e del competente consiglio dell'Ordine degli avvocati. Dinanzi al Garante, però, a prescindere da quanto potrà risultare in sede di pieno accertamento dei fatti, è emerso, in base alle modalità con cui la registrazione era stata effettuata, che essa poteva essere utilizzata semmai solo dandone comunicazione a terzi per finalità di difesa, in particolare all'autorità giudiziaria. Essa non poteva, però, assolutamente essere messa a conoscenza del pubblico per scopi del tutto diversi, come appunto quelli di ordine politico o giornalistico emersi nella vicenda.

Il Garante ha quindi sottolineato che la mancata chiarezza sui reali obiettivi della registrazione (sul fatto, cioè, che essa fosse finalizzata a perseguire illecitamente e con l'inganno un intento denigratorio, costruendo cioè artificiosi elementi di prova o se, al contrario, con essa si fosse perseguita correttamente una finalità di difesa in sede giudiziaria), non incide sull'accoglimento del ricorso. Quando anche fosse dimostrata, infatti, la liceità della registrazione, la diffusione dei dati acquisiti per finalità di difesa non è ammessa dalla legge sulla privacy senza il consenso degli interessati (art.20, comma 1, lett.g).

L'Autorità ha, quindi, confermato il provvedimento di blocco già adottato e ha disposto il divieto di utilizzare i dati personali del ricorrente contenuti nella registrazione, sottolineando che il mancato rispetto di tale divieto comporta le sanzioni penali previste dalla legge sulla privacy.

Il Garante ha, infine, comunicato la propria decisione al competente ordine dei giornalisti per quanto di eventuale competenza in riferimento alla possibile diffusione della videocassetta da parte di altri organi di informazione.