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LA PRIVACY DEI GIOCATORI DI "BINGO"

Riprese televisive solo sull'estrazione delle palline e niente schedature delle persone che accedono alle sale da gioco.

Nel parere sullo schema di decreto ministeriale riguardante il regolamento di gioco del "bingo", espresso su richiesta del Ministero delle finanze, il Garante ha formulato alcune osservazioni.

La prima riguarda le riprese nelle sale da gioco. Il regolamento prevede attualmente che nelle sale vengano installati impianti televisivi a circuito chiuso per controllare la regolarità dello svolgimento del gioco. Il momento dell'estrazione di ogni pallina verrebbe trasmesso, infatti, sui vari monitor distribuiti nella sala per assicurare la perfetta visibilità a tutti i giocatori presenti.Ebbene, ha chiarito l'Autorità, le riprese dovranno riguardare solo il meccanismo di estrazione delle palline e non i giocatori ed i visitatori presenti nelle sale.

L'altro rilievo riguarda le misure che si intenderebbe adottare per impedire l'ingresso nelle sale di determinati soggetti, quali, ad esempio, minori non accompagnati o persone moleste. Lo schema di regolamento prevedeva che il concessionario della sala dovesse compilare, per ogni persona che accede nella sala gioco, una scheda con nome, cognome, documento di riconoscimento, data di nascita e data della prima ammissione. Inoltre, per consentire l'accesso alla sala da gioco, il concessionario avrebbe dovuto tutte le volte richiedere ad ogni giocatore e visitatore di esibire un documento di riconoscimento annotandone il giorno nella scheda personale.

Tali schede contrasterebbero con la legge sulla riservatezza dei dati e vanno eliminate.Il Garante ha, infatti, segnalato che la finalità di sicurezza può essere perseguita efficacemente anche senza procedere alla schedatura indiscriminata degli innumerevoli visitatori delle sale dislocate sul territorio nazionale e di tutti i loro singoli ingressi: il personale di vigilanza della sala potrebbe, infatti, nelle situazioni nelle quali fosse necessario, chiedere a determinati soggetti di esibire un documento di identità e adottare i provvedimenti del caso.

Il contrasto con la legge sulla privacy che si verrebbe a creare con la compilazione delle schede non verrebbe sanato, ha precisato l'Autorità, neanche con una riduzione del periodo - peraltro lungo - di conservazione dei dati, previsto dal regolamento in cinque anni, né mediante le cautele da adottare per evitare accessi indiscriminati alle schede.