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RICORSI AL GARANTE PER TUTELARE SPECIFICI DIRITTI, NON PER MODIFICARE UN ATTO COMUNALE RIGUARDANTE UN TRIBUTO

Per chiedere la revoca o l'annullamento di una delibera comunale che fissa l'ammontare di un tributo non si può ricorrere al Garante. Il ricorso può essere presentato, infatti, solo per la tutela di uno degli specifici diritti (accesso ai dati, rettifica, integrazione, cancellazione, opposizione al loro trattamento ecc.) previsti dalla legge sulla riservatezza dei dati.

Il principio è stato ribadito dal Garante che ha respinto il ricorso di un cittadino che, in proprio e nella sua qualità di legale rappresentante di una società, aveva avanzato richiesta ad un Comune per ottenere l'annullamento di una delibera della giunta comunale, affissa nell'albo comunale, nella quale in maniera a suo avviso illegittima erano stati riportati alcuni dati riguardanti la sua persona e la società, relativi al mancato pagamento di alcuni tributi e ad un credito vantato nei suoi confronti dall'amministrazione.

In particolare, il ricorrente aveva chiesto la revoca della delibera sostenendo che il Comune avrebbe dovuto procedere secondo altre modalità, ad esempio con la redazione di un atto interno e con comunicazione riservata agli interessati, anziché con un atto soggetto ad affissione e consultabile da chiunque nel periodo di pubblicazione. La diffusione di notizie e dati personali sarebbe, dunque, avvenuta ledendo il diritto alla riservatezza sia suo che della società rappresentata. Non avendo ricevuto soddisfazione dal Comune, l'interessato si era rivolto al Garante che ha però dichiarato inammissibile il ricorso.

L'Autorità ha innanzitutto osservato che la richiesta di revoca o di annullamento di un atto amministrativo è improponibile se avanzata all'Autorità Garante, anche nell'ambito di una procedura come quelle del ricorso. Con il ricorso al Garante non si può, infatti, lamentare qualsiasi violazione di un diritto della personalità, ma solo quelli previsti dall'art.13 della legge n.675 del 1996 (accesso ai dati, rettifica, integrazione, cancellazione, opposizione al loro trattamento ecc.).

La pura e semplice richiesta di revoca non poteva, dunque, essere considerata esercizio dei diritti tutelati dall'art.13, trattandosi, piuttosto, di una istanza rivolta all'amministrazione comunale.

Nel merito della questione, comunque, l'Autorità non ha ravvisato violazioni delle norme in materia di pubblicità degli atti comunali né l'inosservanza dei principi di pertinenza e non eccedenza dei dati inseriti negli atti pubblicati. La legge sulla riservatezza dei dati, infatti, non prevede il consenso degli interessati quando, come nel caso in esame, la diffusione di informazioni personali da parte delle pubbliche amministrazioni è prevista da leggi o da regolamenti.