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SEMINARIO DEL GARANTE SU VIDEOSORVEGLIANZA TRA SICUREZZA E RISERVATEZZA

Il 12 luglio si è svolto a Roma, presso la Sala del Cenacolo, il seminario organizzato dal Garante per la protezione dei dati personali, dedicato a "Videosorveglianza tra sicurezza e riservatezza".

L’andamento del seminario è stato coordinato da Giuseppe Santaniello, Vicepresidente del Garante, ed ha visto numerosi interventi prima delle considerazioni finali svolte da Stefano Rodotà, presidente del Garante. Ai lavori, che si sono aperti con le relazioni di due componenti dell'Autorità, Claudio Manganelli e Ugo De Siervo, sono intervenuti, tra gli altri, il Vicepresidente del Senato, Domenico Contestabile, il Ministro della Giustizia, Piero Fassino, il Sottosegretario del Ministero dell'Interno, Massimo Brutti, l'On. Alfredo Mantovano, il professor Mario Morcellini, l'Assessore del Comune di Mantova Stefano Montanari.

Il seminario ha permesso di operare una prima riflessione sullo sviluppo in Italia di tecniche e apparecchiature di videodorveglianza, e di richiamare l’attenzione sull’esigenza di individuare alcune regole che, aggiungendosi a quelle già previste dalla legge n. 675/1996 applicate dal Garante in numerose occasioni, permettano di trovare un più preciso equilibrio tra le esigenze di sicurezza pubblica e privata e il diritto alla riservatezza dei cittadini.

Nel corso del seminario sono stati presentati anche i risultati di una indagine pilota realizzata dal Garante per la protezione dei dati personali, in collaborazione con un'agenzia specializzata, sul fenomeno della videosorveglianza in Italia.

Aprendo i lavori del seminario, Giuseppe Santaniello, vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, ha affermato che "assicurare una adeguata protezione della riservatezza dei cittadini non è solo una questione legata all'emanazione di norme, a forte connotazione democratica e sociale, quanto alla creazione di un clima giuridico complessivo, alla piena consapevolezza dei diritti dei cittadini, in una parola è una questione di cultura" .Santaniello ha posto l'attenzione sulla necessità di trovare un corretto bilanciamento tra esigenze di sicurezza e di controllo anticrimine con il diritto dei cittadini a difendere la loro sfera privata e la loro libertà. Per raggiungere questo obiettivo, occorre, secondo il vice presidente del Garante, definire una "cornice di norme non cristallizzate, ma poste al passo con la continua innovazione tecnologica e legate ai sistemi legislativi di matrice anglosassone che integrano forme flessibili di autoregolamentazione".

Ricordando che in Italia non esiste ancora una legge sulla videosorveglianza, Santaniello ha messo in rilievo il lavoro svolto dall'Autorità Garante che, attraverso le sue decisioni, ha tracciato le prime linee guida in base alle quali riuscire a governare la diffusione sempre più massiccia di telecamere nelle nostre città. Ma ha fatto anche riferimento a quanto già realizzato in altri Paesi europei, in particolare in Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania. In questi Paesi le legislazioni emanate in materia hanno come fulcro il regime giuridico autorizzatorio che impone trasparenza nelle finalità e nelle modalità di utilizzo dei sistemi di controllo a distanza. "Queste legislazioni - ha sottolineato Santaniello - esprimono un grande valore unificante nel processo di europeizzazione dei sistemi giuridici. E va ricordato che nel campo della protezione dei dati personali l'osmosi tra fonti sovranazionali e fonti nazionali ha aiutato a sprovincializzare il nostro Paese".

Claudio Manganelli, illustrando l'indagine realizzata dall'Autorità, ha sottolineato come i dati forniti rappresentano una prima stima: le zone campione oggetto della rilevazione sono state scelte in quanto zone campione, percorsi più affollati delle città esaminate. E il numero riguarda le telecamere visibili, non certo il largo e diffuso uso di sistemi miniaturizzati. Tra i sistemi "invisibili" di controllo sociale, Manganelli ha citato anche quelli in uso nei supermercati installati per conoscere i comportamenti dei consumatori. La rapida diffusione di queste tecnologie è una costante erosione della privacy personale. "In Europa - ha affermato Manganelli - l'interesse prevalente ad installare occhi elettronici è mosso dal bisogno di sicurezza e prevenzione, ma negli Stati Uniti questi strumenti sono usati sempre più spesso negli spazi privati per spiare i propri dipendenti: mentre si sta diffondendo sempre più liberamente l'uso delle Webcam installate senza che i soggetti inquadrati ne siano consapevoli. Un esempio sono quelle usate per diffondere via Internet le inquadrature delle spiagge". Manganelli ha ricordato, infine, come la spesa per sistemi di videosorveglianza sia passata dai 150 miliardi del 1998 ai 200 del 1999.

Il Vicepresidente del Senato, Domenico Contestabile ha rilevato come il tema della videosorveglianza sia stato posto per la prima volta all'attenzione dell'opinione pubblica e del Governo dal Garante, che ha svolto una "lodevole azione di supplenza, ma le supplenze devono essere a termine". Occorre, pertanto secondo il vicepresidente del Senato, predisporre un corpo di norme quadro che fissi degli standard.

Il ministro Fassino ha affermato che cresce la domanda di sicurezza e giustizia da parte dei cittadini e servono norme adeguate: "Le tecnologie possono aiutare il rapporto tra privacy e sicurezza - ha affermato il Ministro - ma occorre un quadro normativo di riferimento che non deve essere necessariamente una legge. Nel nostro Paese c'è un eccesso di legiferazione e bisogna porsi il problema di quali siano gli strumenti più adeguati soprattutto in un campo come quello delle tecnologie che cambia a velocità impressionante". Per il Guardasigilli servono, dunque, strumenti normativi flessibili, in grado di essere aggiornati senza i tempi lunghi richiesti da una legge.

Secondo Massimo Brutti, Sottosegretario al Ministero del'Interno, il diritto dei cittadini ad essere difesi dal crimine attraverso sistemi di controllo tecnologico va conciliato con il diritto alla riservatezza. Soprattutto quando si tratta di soggetti privati, presso i quali la videosorveglianza tende sempre più a svilupparsi. Sono queste iniziative a dover essere regolamentate perché non è sempre chiaro "quali siano le finalità o l'uso che si fa delle immagini registrate". Il Sottosegretario ha ricordato che si sta per installare sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria un sistema sofisticatissimo di telecamere lungo tutto il percorso: in ognuno dei 23 punti di sosta verranno installate 16 telecamere. "La privacy dei cittadini - ha spiegato Brutti - sarà però rispettata: il materiale registrato non confluirà negli archivi della polizia, i monitor saranno controllati da personale specializzato e se non ci sarà un'indagine penale le immagini verranno distrutte dopo 15 giorni".

Ugo De Siervo, componente dell'Autorità Garante, nell'illustrare i provvedimenti adottati dall'Autorità sui diversi casi di installazione di sistemi di controllo a distanza ha affermato che "va evitata la regola del fai-da-te. La legge sulla privacy impone già adesso alcuni obblighi importanti, come quelli di informare i cittadini, conservare le immagini per un tempo limitato, selezionare il personale che ha accesso ai dati per evitare usi impropri. I casi affrontati dal Garante dimostrano come sia possibile una collaborazione tra diversi soggetti per contemperare le due esigenze in gioco: sicurezza e riservatezza. L'esempio citato dal Sottosegretario Brutti o quello relativo all'installazione di telecamere sui mezzi pubblici a Torino, mostrano come anche iniziative di questo genere vadano rese compatibili con la legge sulla protezione dei dati: "E' successo con i filmati fatti dalle videocamere poste lungo l'autostrada Salerno-Reggio Calabria - ha spiegato De Siervo - che ora possono essere conservati per soli 15 giorni, o con gli impianti situati nei centri storici, che possono ora registrare solo il passaggio di auto non autorizzate". Con il diffondersi dei sistemi di controllo a distanza "c'è il rischio - secondo il componente dell'Autorità - di possibili abusi nei confronti dei cittadini e di sanzioni pesanti a carico di chi ha installato le videocamere, magari per ragioni di sicurezza, ma non sa che deve rispettare le norme di carattere generale stabilite dalla legge n.675 del 1996". Sarebbe dunque opportuno, come già avvenuto in altri Paesi come la Spagna e la Francia, che il legislatore desse rapidamente una delega al Governo affinché emani altrettanto rapidamente una legge, anche molto semplice, che indichi norme specifiche per la videosorveglianza. "Questa legge - ha concluso il componente dell'Autorità - dovrebbe contenere almeno tre elementi: l'obbligo di avvertire i cittadini della presenza della telecamera, la conservazione delle registrazioni solo per un periodo limitato e la possibilità di accedere ai filmati solo nel caso di compimento di reati e solo da parte di persone qualificate".

Stefano Montanari, Assessore all'innovazione tecnologica del Comune di Mantova, ha messo in luce nel suo intervento i benefici ottenuti, in termini di riduzione dei costi, con l'introduzione delle tecnologie a fini di sorveglianza e la preziosa funzione di deterrente che essi svolgono, almeno per quanto riguarda l'esperienza di Mantova.

Mario Morcellini, docente di sociologia all'Università La Sapienza di Roma, ha sostenuto che "il miglior anticorpo contro il nascere di qualsiasi Grande Fratello sta nella crescita culturale della società".

Alfredo Mantovano, responsabile di Alleanza Nazionale per i problemi dello Stato, non ha nascosto le difficoltà di conciliare la tutela della riservatezza con la richiesta di sicurezza dei cittadini, che probabilmente ha fatto proliferare il fenomeno della videosorveglianza.

Concludendo il seminario, Stefano Rodotà ha spiegato che, in base ad alcune possibili proiezioni, sono un milione le telecamere installate in Italia e ben 726 quelle poste nel centro di Roma, grande quanto un quarto dell'area di Manhattan, dove le telecamere sono 2300. "Sono dimensioni non lontane da quelle di paesi 'leader' nel settore come la Gran Bretagna che ha un milione e mezzo di telecamere. Le cifre dimostrano che il problema sollevato è di straordinaria rilevanza sociale e quindi necessita dell'attenzione del Parlamento". Il Garante, ha ricordato Rodotà, ha contribuito ad individuare le linee guida per governare il fenomeno della videosorveglianza con l'applicazione della legge n.675, che al momento è la sola normativa esistente in materia. Ma ora va sollecitato il Parlamento affinché rinnovi la legge delega al Governo "perché ci sono forme di controllo a distanza che aspettano una normativa flessibile e tempestiva". Altri settori rilevanti che hanno urgente necessità di essere disciplinati, ha concluso Rodotà, sono Internet, il direct marketing e i dati genetici.