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TUTELE PER LA RISERVATEZZA DEI CITTADINI

Nel corso della IVa Conferenza del CISIS (Centro Interregionale per il Sistema Statistico ed il Sistema Informativo), organo tecnico della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, il prof. Ugo De Siervo, componente del Garante, ha affrontato il tema dei sistemi informativi regionali e ha illustrato alcuni recenti provvedimenti adottati in materia dall'Autorità.

"Negli ultimi tempi - ha affermato De Siervo - si assiste a vari tentativi di utilizzare i dati anagrafici in sistemi informativi di livello nazionale o regionale. Dal punto di vista della tutela della riservatezza non vi sono ostacoli ardui o addirittura insuperabili alla creazione di efficaci strumenti di interconnessione per favorire il miglioramento e la trasformazione della nostra amministrazione, se ciò avviene nelle forme legali, nella piena consapevolezza delle esatte finalità che si intende perseguire e comunque nel pieno, integrale rispetto delle libertà e della dignità delle persone i cui molteplici dati sono detenuti da pubbliche amministrazioni.

Pensiamo al lungo confronto fra Garante ed il Ministero dell’Interno, che, convenzionandosi con l’ANCI , mira ad avviare il Sistema di accesso e interscambio anagrafico (SAIA): la vicenda partì in modo discutibile perché nessuno chiese il parere del Garante, malgrado che una interconnessione telematica fra le anagrafi comunali ed altri enti pubblici tocchi indubbiamente molti profili inerenti alla riservatezza.

Emergevano invece alcuni grossi problemi, fra cui, in particolare, la necessità di individuare con precisione, a livello legislativo o regolamentare, i soggetti pubblici che possono accedere ai vari tipi di dati personali e le garanzie da assicurare alle persone coinvolte; inoltre, in assenza di una esplicito mutamento della legislazione anagrafica, non si può creare in sostanza una "anagrafe delle anagrafi".

Progressivamente questi rilievi sono stati, almeno in parte, accolti e soprattutto pochi giorni fa il Governo ha infine accettato la proposta del Garante di passare attraverso la parziale modifica della legislazione anagrafica per istituire l’indice nazionale delle anagrafi (INA), che prima si pensava invece di istituire semplicemente in via amministrativa.

Contemporaneamente sono venuti alla valutazione del Garante due diverse proposte di interconnessione delle anagrafi comunali a livello regionale.

Una recente legge della Regione Friuli Venezia Giulia - ha proseguito De Siervo - prevede la possibilità di trasformare la preesistente anagrafe dei beneficiari di agevolazioni sul prezzo delle benzine in una banca dati polivalente per "altre finalità di carattere istituzionale", genericamente riconducibili ad attività "nel settore sanitario, anagrafico, della mobilità, elettorale, nonché per la funzione di borsellino elettronico"; inoltre si prevede che i dati di questo archivio, salvo i soli dati sensibili, possano essere ceduti "a chiunque ne faccia richiesta".

Malgrado si faccia genericamente riferimento al rispetto della legislazione "in materia di privacy" - ha sottolineato il componente dell'Autorità - sembrano del tutto evidenti molteplici disposizioni difformi proprio dalla legislazione sulla riservatezza, dalla stessa direttiva europea 95/46/CE, dalla legislazione anagrafica (la cui appartenenza esclusiva allo Stato centrale è ribadita perfino dal disegno di legge costituzionale di revisione del Titolo V della Costituzione): per limitarci solo ai limiti maggiori, le Regioni possono accedere ai dati anagrafici solo nei limiti previsti per gli enti pubblici e non possono certamente prelevare direttamente dati dagli archivi informatici comunali, né possono formare un proprio archivio a livello regionale per una molteplicità di indeterminate finalità; estremamente dubbia è la generica previsione che in questo archivio possano confluire i dati sanitari; la stessa previsione della Carta del cittadino con funzione identificativa deve necessariamente coordinarsi con le disposizioni nazionali in tema di documenti di identità elettronici; non è possibile un generico accesso dei privati ai dati anagrafici.

Il Garante ha pertanto fatto presente alla Regione le proprie valutazioni critiche, chiedendo in sostanza che in sede di attuazione della legge si operi per non produrre una concreta lesione della normativa nazionale ed europea in materia.

Poco dopo si è, invece, chiesto al Garante di esprimere un parere sul "progetto di integrazione delle anagrafi" presentato dalla Rete telematica regionale toscana.

In questo caso il Garante ha apprezzato la proposta sotto svariati profili: anzitutto non si tratta di un’anagrafe regionale ma di un collegamento fra basi di dati anagrafici che restano nella disponibilità dei Comuni coinvolti; soprattutto l’accessibilità ai dati è limitata ai soggetti pubblici estranei all’ente locale nella misura in cui la legislazione anagrafica lo permetta.

Restano solo alcuni problemi di chiarificazione di alcuni problemi minori, fra i quali in particolare la necessità che la possibile espansione dei collegamenti anche ai dati ASL riguardi solo quelli di natura strettamente amministrativa.

Infine un dubbio ed un suggerimento: quest’ultima iniziativa, così come quella del SAIA, nascendo sperimentalmente al di fuori di ogni previsione normativa, è fondata sulla volontaria adesione dei Comuni, ma ciò produce un radicale depotenziamento degli obiettivi di razionalizzazione della pubblica amministrazione che potrebbero essere conseguiti se l’adesione fosse obbligatoria. Ma allora - ha concluso De Siervo - sarebbe opportuno prevedere in via legislativa, insieme all’INA, anche un vero e proprio obbligo dei Comuni di aderire ad iniziative di collegamento fra le anagrafi su scala regionale che garantiscano pienamente il ruolo autonomo dei Comuni".