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TASSA RIFIUTI: TRASPARENZA SUI DATI IN POSSESSO DEI COMUNI

Il contribuente che, esercitando i diritti previsti dalla legge sulla privacy, chiede al Comune di accedere ai dati personali che lo riguardano ai fini del pagamento della tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu), ha diritto di ottenere per iscritto queste informazioni e di conoscerne l'origine. Il Comune nel fornire un riscontro alla richiesta formulata dal cittadino deve, pertanto, esplicitare la provenienza di tali dati.

Lo ha stabilito il Garante accogliendo il ricorso presentato nei confronti di un'amministrazione locale da un contribuente che intendeva conoscere l'origine di alcuni dati che gli erano stati erroneamente attribuiti per il pagamento della Tarsu, allo scopo di poterle rettificare o cancellare. Non avendo ottenuto alcuna risposta sull'esatta individuazione della fonte da cui erano state tratte le informazioni, il cittadino aveva deciso di rivolgersi all'Autorità per ottenere soddisfazione. Secondo i rilievi mossi in sede di accertamento dall'ente locale il ricorrente avrebbe, infatti, dovuto versare una tassa molto più alta di quella effettivamente pagata in quanto titolare di una superficie abitativa poi risultata corrispondente a quella di due appartamenti situati allo stesso indirizzo. Preso atto di un errore nella trasposizione informatica dei dati utilizzati per determinare l'entità del tributo (proporzionale alla dimensione della proprietà), il Comune aveva comunque deciso di sospendere ogni iniziativa ai fini del prelievo fiscale nei confronti dell'interessato, ma non aveva fornito un riscontro specifico alla richiesta di conoscere la provenienza e il contenuto di tali dati. Solo in seguito alla presentazione del ricorso all'Autorità e su invito di quest'ultima, l'ente locale aveva chiarito che l'errore traeva origine da un difettoso inserimento nella propria banca dati delle informazioni contenute in un questionario compilato dal ricorrente nell'ambito di un progetto per il recupero dell'evasione promosso dallo stesso Comune. Il Garante, pur dando atto all'ente locale di aver riconosciuto l'inesattezza delle informazioni in suo possesso e di non averle utilizzate ai fini dell'iscrizione a ruolo e della successiva riscossione degli importi pretesi, ha imposto all'amministrazione di comunicare al contribuente tutte le informazioni richieste sulla gestione del tributo locale (ivi inclusi quelli sulla loro fonte di provenienza), e di farlo per iscritto. In base alla disciplina sulla privacy, ha infatti sottolineato l'Autorità, le informazioni oggetto di una richiesta di accesso devono essere comunicate all'interessato su supporto cartaceo, informatico ovvero per via telematica.