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LA LEGGE SULLA PRIVACY SI APPLICA IN PARTE ANCHE AGLI UFFICI GIUDIZIARI

La legge n. 675 del 1996 si applica integralmente ai trattamenti di dati effettuati da organi pubblici per scopi amministrativi e quindi anche presso uffici, amministrazioni ed enti che svolgono compiti in materia di giustizia.

Ai trattamenti di dati personali svolti per "ragioni di giustizia", la legge n. 675 è, invece, al momento applicabile solo limitatamente ad alcuni suoi articoli. Per alcune parti della medesima legge, attualmente non applicabili, il Parlamento aveva previsto, con le leggi delega nn. 676/1996 e 344/1998, l'emanazione di uno specifico decreto legislativo al fine di individuare alcuni opportuni bilanciamenti e coordinamenti tra la generale disciplina sulla riservatezza dei dati e i particolari interessi pubblici connessi all'attività giudiziaria, meritevoli di specifica considerazione.

Il quadro normativo suesposto, già messo in evidenza dal Garante in occasione di vari provvedimenti adottati in passato anche in collaborazione con altre istituzioni, quali il CSM, è stato ribadito dall’Autorità con un parere reso su richiesta del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. L'organo di autogoverno dei giudici tributari aveva chiesto al Garante di precisare se la legge n.675 si riferisse anche a detto organismo e, più in generale, aveva posto la questione dell'applicabilità della legge sulla protezione dei dati personali all'attività degli uffici giudiziari, sia ordinari che amministrativi, contabili o tributari.

Dalla pronuncia dell'Autorità si evince che la legge n. 675, nella parte in cui disciplina diversamente, almeno in parte, i trattamenti a fini amministrativi e quelli per "ragioni di giustizia", non introduce, rispetto a questi ultimi, ulteriori distinzioni basate sul soggetto che effettua i trattamenti stessi (ad esempio, distinzioni basate sulle funzioni svolte dal personale amministrativo o direttamente dalla magistratura). La legge non permette poi di ritenere che i trattamenti di dati personali svolti per "ragioni di giustizia" siano solo quelli amministrativi "strumentali" alla funzione giurisdizionale, anziché anche quelli comunque curati dall'autorità giudiziaria nell’ambito delle sue diverse attività.

Tutto ciò premesso, il Garante ha quindi nuovamente sottolineato che per i trattamenti di dati ai quali la legge si applica solo in parte (tra i quali appunto quelli per "ragioni di giustizia": art. 4 della legge), è comunque necessario già oggi rispettare alcune disposizioni della legge.

Ad esempio, la raccolta dei dati deve avvenire secondo modalità corrette; i dati devono essere poi pertinenti agli scopi per i quali vengono raccolti; le informazioni devono essere complete, esatte ed aggiornate ed è necessario adottare misure di sicurezza per evitare un loro uso illecito, la loro perdita o distruzione o gli altri rischi indicati nell’art. 15 della legge.

Per quanto riguarda invece gli organi che svolgono funzioni di autogoverno dei diversi ordini giudiziari, l'art. 4 menziona attualmente solo il Consiglio superiore della magistratura. Tuttavia, ha osservato il Garante, dagli atti preparatori della legge n. 675/1996, la mancata considerazione degli altri organi di autogoverno (alcuni dei quali, come il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, sono stati incardinati dopo l’entrata in vigore della legge stessa) non sembra derivata da una definitiva volontà legislativa di esclusione, quanto piuttosto dalla decisione di demandare la compiuta disciplina della materia ai ricordati decreti delegati da emanare appunto in materia di protezione dei dati personali utilizzati per ragioni di giustizia. Tali decreti, se verrà rinnovata la delega prevista da un d.d.l. in discussione in Parlamento, permetterebbero infatti di introdurre, laddove necessario, gli eventuali adattamenti normativi resi indispensabili dalla specificità dei trattamenti dei dati.

Peraltro, la circostanza che al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria al momento si applichi l'intera legge n. 675 anziché le sole disposizioni indicate nel comma 2 dell'art. 4, non deve far ritenere che si pongano ostacoli all'esercizio dell'attività istituzionale propria del Consiglio, che può utilmente continuare a disciplinare i flussi di dati trattati con particolare riferimento a quanto previsto dagli artt. 22 e 24 della legge e alle disposizioni contenute nel decreto legislativo n.135 relativo al trattamento dei dati sensibili nella pubblica amministrazione.