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RICCOMETRO: IL GARANTE CHIEDE AL GOVERNO MAGGIORE CHIAREZZA SUI FLUSSI DI DATI

In occasione della prevista revisione della disciplina sul "riccometro", occorre introdurre disposizioni che rendano più chiaro e facilmente ricostruibile il flusso e l' utilizzo dei dati raccolti. L'istituzione presso l'Inps di una banca dati, collegata con le pubbliche amministrazioni interessate dall'applicazione delle norme sulle prestazioni sociali agevolate, deve essere accompagnata da più precise misure di trasparenza a tutela della privacy degli assistiti.

Lo ha stabilito il Garante in un parere fornito su richiesta della Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito allo schema di decreto legislativo varato dal Governo per semplificare e perfezionare il nuovo sistema di valutazione della situazione economica dei soggetti che chiedono di essere ammessi alle agevolazioni. Il provvedimento integra e modifica il decreto del 1998 che istituisce il "riccometro" con una serie di norme volte, tra l'altro, a ridurre gli adempimenti posti a carico dei richiedenti e a chiarire le modalità di calcolo delle detrazioni. Ma, soprattutto, prevede l'istituzione presso l'Inps di una banca dati centralizzata di notevoli dimensioni collegata con una vasta gamma di enti.

Il Garante ha, infatti, sollecitato il Governo ad integrare le norme previste nello schema di decreto legislativo, con ulteriori misure volte ad assicurare una maggiore trasparenza sulle modalità di utilizzo e di circolazione delle informazioni di carattere personale contenute anche nella banca dati da istituire presso l'Inps, sia con riferimento ai dati comuni, sia in relazione a quelli di tipo sensibile raccolti dalle singole amministrazioni.

Tale esigenza, ha sottolineato l'Autorità, assume particolare rilievo in relazione ai controlli svolti dalle amministrazioni erogatrici sulle posizioni dei soggetti che percepiscono prestazioni agevolate.

Per quanto riguarda i dati comuni il Garante ha precisato che l'interconnessione o il collegamento tra gli archivi e la banca dati dell'Inps dovrà avvenire in presenza di una norma speciale che autorizzi lo scambio dei dati e stabilisca i limiti entro i quali deve avvenire il trattamento delle informazioni. L'Autorità ha comunque chiesto al Governo di inserire nello schema di provvedimento uno specifico richiamo alla legge sulla privacy che consente ai soggetti pubblici, in mancanza di una specifica disciplina, di comunicare e diffondere dati personali, purché ciò sia considerato necessario per lo svolgimento delle funzioni istituzionali. In tale ipotesi, tuttavia, il trattamento dei dati deve essere preventivamente comunicato al Garante che può vietarlo nel caso in cui si ravvisino violazioni della legge sulla privacy.

Per quel che concerne, invece, il trattamento dei cosiddetti dati sensibili (salute, vita sessuale, opinioni politiche, sindacali e religiose), l'Autorità ha chiesto al Governo di inserire nel decreto un esplicito rinvio alle norme che consentono alle pubbliche amministrazioni di eseguire solo le operazioni (inclusa quella di comunicazione e diffusione) strettamente necessarie al perseguimento di rilevanti finalità pubbliche individuate dalla legge e di fissare tale stretta necessità attraverso appositi regolamenti.

In base a tale disciplina, inoltre, i dati sulla salute devono essere trattati con tecniche di cifratura e conservati, in determinate circostanze, separatamente dagli altri.

L'Autorità ha mosso ulteriori rilievi sulla previsione di una norma che consentirebbe all'Inps, invece che alla Presidenza del Consiglio, come appare dalla legge delega, di definire una procedura informatica atta a facilitare la raccolta e l'utilizzazione delle informazioni necessarie per l'accesso alle agevolazioni.

Il Garante ha, infine, colto l'occasione per ribadire alcuni principi già segnalati in un pronunciato all'epoca del varo della nuova disciplina, in particolare riguardo alla necessità di conciliare meglio le finalità pubbliche del "riccometro" con il diritto alla privacy dei cittadini.